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10/10/2026 18:41:00

Sicilia, fondi pubblici e rischio mafia: controlli più severi

La Regione Siciliana stringe le maglie dei controlli antimafia sui finanziamenti pubblici. Da oggi verifiche più rigorose non soltanto sulle imprese che ricevono contributi, ma anche sui fornitori che eseguono i lavori. È la principale novità del protocollo firmato a Palazzo d'Orléans tra Regione, Irfis e le Prefetture di Palermo, Trapani, Agrigento e Caltanissetta.

L'obiettivo dichiarato dal presidente Renato Schifani è impedire che i soldi pubblici finiscano, direttamente o indirettamente, nelle mani di imprese legate alla criminalità organizzata. Un rischio particolarmente concreto in una fase in cui la Regione sta distribuendo centinaia di milioni di euro attraverso bandi e agevolazioni.

 

Turismo, controlli anche sulle imprese che eseguono i lavori

 

La novità più importante riguarda i finanziamenti destinati alla riqualificazione delle strutture alberghiere ed extralberghiere, gestiti da Irfis attraverso il Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027.

Finora la soglia per l'obbligo di informativa antimafia era fissata a 150 mila euro. Con il nuovo protocollo scende a 100 mila euro per le imprese beneficiarie dei contributi.

Ma c'è un secondo cambiamento, forse ancora più significativo: i controlli riguarderanno anche i fornitori delle imprese finanziate. Per quelli che operano nell'edilizia la soglia scende a 50 mila euro, con esclusione dei soggetti già iscritti nelle White List.

In sostanza, non basterà verificare chi riceve il finanziamento pubblico. Bisognerà controllare anche chi materialmente realizza gli interventi.

E i numeri spiegano perché la questione sia rilevante. Il bando regionale per il turismo ha raccolto 2.713 domande per circa 1,1 miliardi di euro di agevolazioni richieste, a fronte di una disponibilità di appena 155 milioni.

Una domanda di finanziamenti enorme, quasi sette volte superiore alle risorse disponibili.

 

Dall'edilizia ai rifiuti: i settori considerati a rischio

 

Il protocollo amplia i controlli anche ad altri comparti economici considerati particolarmente esposti alle infiltrazioni mafiose.

La soglia per l'informativa antimafia scende da 150 mila a 100 mila euro per finanziamenti e contributi a fondo perduto, gestiti da Irfis con risorse pubbliche, destinati a imprese che operano nell'edilizia, nella vigilanza dei cantieri, nei servizi funerari e cimiteriali, nella ristorazione, nelle mense e nel catering.

Nell'elenco figurano anche i servizi ambientali, la gestione dei rifiuti, le bonifiche e il commercio al dettaglio di orologi, gioielli e argenteria.

La soglia di 100 mila euro viene inoltre prevista per i finanziamenti concessi con fondi propri di Irfis e per le istruttorie che presentano un elevato rischio sotto il profilo dell'antiriciclaggio.

Tutti i contratti di finanziamento dovranno contenere specifiche clausole relative al rispetto della normativa antimafia.

 

Schifani: «Più finanziamenti, maggiore rischio di infiltrazioni»

 

Alla firma erano presenti il presidente della Regione Renato Schifani, il presidente di Irfis Ignazio Tozzo, i prefetti Massimo Mariani per Palermo, Salvatore Caccamo per Agrigento, Daniela Lupo per Trapani e il viceprefetto Ferdinando Trombadore per Caltanissetta.

Schifani ha sottolineato il rapporto tra l'aumento della spesa pubblica e la necessità di rafforzare i controlli.

«In questi anni abbiamo accelerato e aumentato il volume della spesa per bandi e avvisi rivolti alle imprese, uno fra tutti quello per le aziende turistico-ricettive su cui abbiamo investito molto. Questo incremento ha fatto aumentare parallelamente il rischio di infiltrazioni».

Il presidente ha ricordato anche le altre misure adottate dalla Regione, dal ricorso a Invitalia per la gestione dei grandi appalti al protocollo con l'Autorità nazionale anticorruzione per le verifiche sulle nomine relative alla gestione delle gare.

«Ringrazio le Prefetture per la collaborazione interistituzionale che ci consente di accelerare le procedure di verifica», ha aggiunto Schifani.

 

Un protocollo di cinque anni. La sfida sarà farlo funzionare

 

L'accordo avrà una durata di cinque anni e potrà essere rinnovato per altri cinque sulla base dei risultati raggiunti.

Resta naturalmente da verificare come le nuove procedure funzioneranno nella pratica. Perché il problema non è soltanto introdurre controlli più severi, ma riuscire a svolgerli senza paralizzare l'erogazione dei finanziamenti.

Soprattutto, bisognerà capire quanto efficacemente le verifiche riusciranno a individuare eventuali tentativi di infiltrazione attraverso subforniture e imprese collegate ai beneficiari.

La prevenzione antimafia, del resto, si misura sui risultati, non sul numero dei protocolli firmati. E in Sicilia, dove il rapporto tra denaro pubblico, imprese e criminalità organizzata resta una questione cruciale, è una distinzione tutt'altro che secondaria.