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11/10/2026 06:00:00

Salemi. Dopo la sentenza del CGA tempi più rapidi per uscire dal caos idrico?

 

Sembra di sentirli quelli che si lamentano che a dettare i tempi della politica molto spesso sono giudici.


 

Verrebbe da dire, meno male che loro ci sono, parafrasando un vecchio slogan berlusconiano.


 

Del resto, di che si meravigliano? La Sicilia non è forse la terra dove da sempre a farla da padroni sono stati i cavilli giudiziari e i volumi del Corpus delle pandette? 


 

Persino la Costituzione siciliana del 1812, la più grande "rivoluzione" formale isolana, non nacque da una sommossa popolare come nel resto d’Europa, ma da un atto giuridico. E lo stesso sistema feudale non venne forse abolito formalmente con successive pronunce e sanzioni legali?


 

Una ulteriore conferma ci viene  in questi giorni dalla vicenda che ha avuto negli ultimi sei anni come protagonisti il Comune di Salemi, la Regione Siciliana e l’Ati-idrico di Trapani. 


 

La questione idrica provinciale sembrerebbe ( il condizionale e’ sempre d’obbligo) essere giunta al capolinea, ma non per merito dei politici, ma in conseguenza di un pronunciamento di un collegio di giudici.


 

Una sentenza che dovrebbe segnare un nuovo punto di partenza, che ha spinto sia il sindaco di Salemi, sia il presidente dell’Ati idrico di Trapani, all’uso di una iperbole, qualificando con l’aggettivo “storico” la sentenza del CGA che ha dato finalmente ragione  al comune d Salemi.  


 

Che di storico, a nostro modesto parere,  c’e’ solo il fatto che ci sono voluti ben sei anni per avere riconosciuto che, “nel rispetto del principio di unicità della gestione e del limite secondo cui reti e impianti non possono essere trasferiti agli enti locali”, veniva annullato qualsiasi tipo di trasferimento ai comuni delle reti e degli impianti appartenenti all’EAS. e che doveva essere la Regione Siciliana a farsi carico della gestione del servizio idrico nei Comuni in cui operava l’Ente prima del fallimento, e, di conseguenza, gli Ati-idrico. Una ovvietà.


 

Affermazioni, del resto, fatte non oggi, ma dal Tar Sicilia gia’ nel lontano 2020,  quando contestualmente e paradossalmente aveva rigettato il ricorso avanzato dal comune di Salemi che sosteneva la stessa tesi. 


 

Il motivo del rigetto era basato sul convincimento da parte del giudice che la Regione Siciliana si fosse attivata subito dopo la sentenza, anche attraverso la nomina di un commissario. 


 

Convincimento e previsione smentiti dai fatti. Ancora una volta il trionfo del “così  e’ se vi pare” pirandelliano sempre in agguato sulle vicende siciliane!


 

Dovranno passare altri tre anni di “commissario straordinario”, presenza ormai inamovibile in quasi tutte le istituzioni regionali, non solo negli Ati-idrico, ma nelle ASP e nei famigerati IPAB. 


 

Fino a quando, il quattro luglio dell’anno 2023, l’Assemblea dell’Ati-Idrico di Trapani espressone dei 25 Comuni della provincia, alla presenza dall’assessore regionale e del commissario dimissionario, elegge all’unanimità come suo presidente il sindaco di Calatafimi, Francesco Gruppuso. 


 

Le cui prime parole, venate da un encomiabile ottimismo, ad elezione avvenuta, furono lapidarie: “Si deve fare in fretta, se si vuole evitare un definitivo commissariamento”.


 

L’Ati trapanese proveniva da un lungo periodo di commissariamento regionale. Motivi sicuramente di basso profilo politico, avranno impedito l’individuazione di un gestore idrico unico.  


 

Sembra incredibile, ma in tutti quegli anni non si riusciva a individuare un gestore unico.  Un fortissimo e incomprensibile ritardo che ne impediva un corretto funzionamento. 


 

Piu’ i mesi trascorrevano infruttuosamente, piu’aumentava si prolungava lo stato di  commissariamento e piu’ si concretizzava il pericolo della perdita  non solo di una nuova tranche di fondi Pnrr, ma anche di altre fonti di finanziamento. Tutte cose che si possono richiedere e ottenere solo in presenza di un Ati legittimato a farlo. 


 

La nomina del presidente Francesco Gruppuso fu l’uscita da un labirinto. Illuminato da un promettente ottimismo, appena eletto, si disse fortemente convinto di recuperare il tempo trascorso invano e di recuperare in parte la perdita  non solo dei fondi Pnrr ma anche di altre fonti di finanziamento.


 

“Se fossi stato convinto dell’impossibilità a portare avanti l’iter – così precisò nel suo discorso d’insediamento– non avrei accettato l’incarico.” 


 

Talmente convinto da indicarne anche i tempi: “Il mio cronoprogramma sarà a tappe forzate”, con il gergo da legionari dell’antica Roma; e i modi: “È un obbligo morale di tutti”, con il linguaggio, non della politica, ma dell’etica Kantiana. 


 

E per essere piu’ chiari, si disse certo che “le sfide più difficili sono quelle che ti danno le più belle soddisfazioni anche se sembrano impossibili da raggiungere”, e altrettanto certo disse: “ce  la faremo tutti insieme ognuno facendo ognuno la propria parte,  in sinergia tra la struttura gestionale che dovremo costituire e il governo regionale che ci dovrà sostenere in questa impresa,  pronto a riprendere velocemente un percorso molto complicato per chiudere tutti gli adempimenti entro il 31 dicembre prossimo ( si tratta dell’anno 2023), compreso gara e affidamento del servizio”.


 

Ma di anni ne dovettero passare tre. 

 

In un’intervista rilasciata a TP24 nel giugno di quest’anno Francesco Gruppuso ha potuto confermare, che finalmente la provincia di Trapani, si era dotata di un Piano d’ambito in equilibrio, assicurando di avere “rimesso a posto i bilanci, sistemato il rendiconto, recuperato le somme dei crediti dei Comuni che non erano state versate”.


 

Le cause del ritardo? Non gli fu chiesto. Ma, ipotizziamo noi, forse dovute al sopravvento di quelle “situazioni più o meno complicate nei vari Comuni”, a cui aveva accennato egli stesso all’atto del suo insediamento, in quel lontano afoso di luglio di tre anni fa. Situazioni che gli avrebbero impedito “una scelta oculata, e al tempo stesso, rapida”, come era nelle sue intenzioni. 


 

Qualunque siano state le cause, il messaggio di quell’intervista del giugno scorso si poteva  sintetizzare con l’affermazione che: “Oggi l’Ati di Trapani e’ operativa e virtuosa, l’unica in Sicilia a ottenere un finanziamento”. 


 

Fine della storia? Assolutamente no.


 

Dobbiamo, per riprendere il filo di questa labirintica storia, ritornare al punto di partenza, di quando, cioè, il Tar non aveva accolto il ricorso del Comune di Salemi, ritenendolo infondato e con le motivazioni che abbiamo detto prima.


 

Il  comune si oppose presentando appello. 


 

Alla fine dello scorso settembre, il pronunciamento del Cga, l’organo di secondo livello della giustizia amministrativa. 


 

La sentenza ha ritenuto l’appello  del comune di Salemi fondato e meritevole di accoglimento, essendo evidente, scrivono i giudici,  che la sentenza del T.a.r. non ha avuto esecuzione nonostante le ripetute interlocuzioni tra le amministrazioni statali e regionali avvenute nel corso degli anni”. 


 

Ma anche perché non e’  “ stato ancora individuato il gestore unico del servizio idrico integrato nell’ambito territoriale ottimale di Trapani”. 


 

E assegnando, infine,  all’Assemblea Territoriale Idrica di Trapani il termine di 180 giorni, decorrenti dalla comunicazione o notificazione della sentenza, “per porre in essere tutte le attività preliminari e propedeutiche necessarie, anche avvalendosi dell’ausilio e del supporto tecnico offerto da Invitalia, per l’indizione della gara a doppio oggetto per l’individuazione del gestore unico del SII nell’ambito territoriale ottimale, con la precisazione che la gara in questione dovrà essere avviata entro il predetto termine di 180 giorni”. 


 

"Si tratta di una pronuncia di importanza decisiva e di portata storica- ha commentato il sindaco di Salemi Vito Scalisi - non solo per il Comune di Salemi ma anche per l'intero territorio, perché introduce tempi certi, individua in termini inequivoci i soggetti responsabili e prevede un meccanismo sostitutivo effettivo in caso di inadempimento degli enti competenti “.  


 

Di opinione opposta e’, consigliera comunale del gruppo Scrusciu, Giuseppina Spagnolo. 

«Prima di parlare di “sentenza storica”, occorre guardare a ciò che il CGA ha accertato: la sentenza del TAR del 2020 non è stata eseguita e il gestore unico del servizio idrico dell’ambito di Trapani non è stato ancora individuato. È il riconoscimento di un ritardo che continua a pesare sui cittadini e sui Comuni. L’accoglimento dell’appello è positivo, ma il termine riguarda l’avvio della gara. Non coincide con l’ingresso del nuovo gestore né assicura, da solo, la soluzione dei problemi del servizio”.

Per la consigliera d’opposizione Spagnolo resterebbe aperta la questione delle somme anticipate dal Comune. 

Facendo riferimento alla lettera inviata dall’allora sindaco Domenico Venuti alla Regione in cui si parlava di 2,9 milioni di euro sostenuti nel periodo 2015–2020 per la manutenzione degli impianti e la conduzione del depuratore, indicati come credito nei confronti dell’EAS, la Spagnolo sottolineando che la sentenza del TAR del 2024 richiama inoltre impegni di spesa per 516.475,03 euro nel periodo 2020–2023, già in buona parte liquidati, oltre ai costi energetici, e precisando chi si tratta di importi riferiti a periodi diversi, ritiene che debbano essere ricostruiti senza sovrapposizioni. Concludendo dicendo che non appare chiaro come l’amministrazione intenda recuperare le somme anticipate, in quale sede e con quali tempi, in quanto la sentenza del CGA non dispone alcun rimborso e il TAR aveva espressamente considerato la questione delle spese estranea all’oggetto del giudizio di ottemperanza. 

Per questo la consigliera della Spagnolo ha predisposto un’interrogazione do chiede la quantificazione aggiornata delle somme, copia delle richieste di rimborso e dei riscontri, lo stato degli eventuali crediti nella liquidazione dell’EAS e le azioni intraprese per il recupero.

Anche da parte del presidente dell’Assemblea Territoriale Idrica di Trapani e sindaco di Calatafimi Segesta, Francesco Gruppuso  e’ stato diffuso un commento sulla sentenza: “ l’ATI assolutamente non è inadempiente perché in questi tre anni di nuova governance abbiamo rimesso tutte le carte a posto, approvato il nuovo Piano d’ambito, approvato la forma di gestione e dato mandato a Invitalia, che è il soggetto gestore transitorio, di indire la gara” e  che tempi per la gara saranno più brevi dei 180 giorni fissati dal Cga, entro la fine di novembre o, al più tardi, entro la conclusione del 2026. 


 

Per il sindaco Vito Scalisi, “In questi anni il Comune di Salemi, sia con le precedenti amministrazioni che con quella da me guidata, si è fatto carico di costi enormi per la manutenzione delle reti e degli impianti, senza mai ricevere i dovuti rimborsi da parte della Regione. Non potevamo far ricadere sui cittadini le colpe delle decisioni sbagliate da parte della Regione, e così abbiamo continuato e continuiamo a garantire l'acqua nelle case dei salemitani. Adesso però serve una vera riorganizzazione del servizio idrico in provincia di Trapani e serve che la Regione sia assuma in pieno le proprie responsabilità”.


 

Ai cittadini non rimane che sperare che una sana gestione della quotidianità possa trasformarsi in una consolidata normalità che nel nostro caso significa avere l’acqua regolarmente nelle case, che non vada dispersa per le strade in mille rigagnoli, che venga distribuita in condotte sane igienicamente ed efficienti. 

 

 

Franco Ciro Lo Re