"Sono tutti salvi". Le storie dalla scuola colpita dal tornado
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Si chiama Roberta e venerdì mattina era in classe. Davanti a lei i ragazzi, seduti ai loro banchi. Una mattina di scuola diventata, in pochi istanti, un’emergenza.
Dalla finestra dell’Alcide De Gasperi, la scuola sventrata dal tornado, Roberta ha visto quello che stava arrivando. Ha capito il pericolo e ha preso in mano la situazione. Ha fatto uscire gli studenti, li ha presi per mano, li ha accompagnati, ha allertato le altre classi. Nel momento in cui la paura avrebbe potuto paralizzare ogni gesto, lei ha trovato la forza di agire.
Adesso, davanti alla telecamera, quella forza si incrina. Roberta prova a raccontare, poi si interrompe. La commozione le spezza le parole. Sono tutti salvi: è questo il pensiero a cui aggrapparsi. Ma ci sono le ferite, lo spavento, lo shock di chi ha visto la propria scuola trasformarsi in un luogo di pericolo.
Essere fuori non significa avere già lasciato tutto alle spalle.
Roberta sarà ricevuta dal presidente della Regione, Renato Schifani, e dall’assessore regionale all’Istruzione, Mimmo Turano, per un encomio. Un riconoscimento al suo coraggio e alla prontezza con cui ha protetto i ragazzi.
Ma c’è una gratitudine che precede ogni cerimonia: quella delle famiglie, delle colleghe, dei cittadini. Gli applausi di chi sa che, dentro una mattina terribile, qualcuno ha saputo assumersi la responsabilità degli altri.
Roberta ha dato una lezione che nessun libro avrebbe potuto contenere. Ha insegnato il coraggio attraverso i gesti, la solidarietà attraverso una mano tesa. Ha fatto ciò che la scuola, nella sua espressione più alta, è chiamata a fare: custodire chi le viene affidato.
Valerio, la finestra e il rumore
In una delle classi c’era anche Valerio, un bambino autistico. Ci raccontano che siede abitualmente con il viso rivolto alla finestra. Quel posto, quel banco, lo sguardo verso l’esterno fanno parte della sua quotidianità.
Poi sono arrivati i rumori, fortissimi. E la necessità di uscire subito.
Valerio si è stretto al banco. Per lui quel frastuono era particolarmente difficile da sopportare e allontanarlo dalla classe non è stato semplice. Gli insegnanti e l’assistente Asacom sono riusciti, insieme, a portarlo in salvo.
Sono stati attimi di paura, con il timore che il tornado irrompesse prima di riuscire a uscire. Attimi nei quali proteggere significava anche comprendere una difficoltà, trovare il modo di raggiungere un bambino dentro il suo spavento.
Anche Valerio è uscito da quella scuola. Ma la paura dei ragazzi avrà bisogno di tempo, ascolto e delicatezza.

Una madre che aiuta gli altri
Gioele ha riportato una ferita per la quale sono stati necessari alcuni punti di sutura. Sua madre, Giusy Imparato, trova la forza di raccontare quanto di buono è accaduto dentro una giornata che avrebbe potuto avere conseguenze terribili.
È una volontaria AVO. Arrivata al Pronto Soccorso con suo figlio, ha cominciato ad aiutare anche gli altri studenti che arrivavano. Nel pieno della preoccupazione per Gioele, ha trovato spazio per il dolore e lo smarrimento degli altri.
Il ragazzo è ancora scosso. Nei prossimi giorni si dedicherà alla cucina, la sua grande passione, ha detto. Un’attività familiare a cui tornare, un modo per cercare un po’ di serenità mentre ciò che è accaduto continua a farsi sentire.
La normalità, dopo uno spavento così, si ricostruisce anche attraverso questi piccoli gesti.

Gli zaini rimasti dentro
Davanti alla scuola arrivano le famiglie. Vorrebbero recuperare gli occhiali, uno zaino, qualche quaderno, un golfino. Ma l’edificio è inagibile. Non si può entrare.
Dentro sono rimaste le cose di una mattina interrotta. Oggetti comuni che adesso raccontano quanto improvvisamente sia cambiato tutto.
Ci sarà un momento per recuperarli. E servirà tempo perché i ragazzi possano tornare a pensare alla scuola senza sentire riaffiorare quella paura.
L’assenza di vittime è il sollievo più grande. Non cancella, però, le ferite e l’angoscia vissuta da studenti, famiglie e personale scolastico. Non cancella il panico di una studentessa, né la fatica di chi ha dovuto mantenere la lucidità per mettere gli altri al sicuro.
Le istituzioni sono arrivate, il presidente Schifani ha visitato il territorio. Ora quella presenza deve diventare interventi rapidi, risposte concrete, sostegno alla comunità scolastica. Serve una vicinanza capace di durare anche quando l’emergenza non sarà più sulle prime pagine.
Venerdì la parola cura ha avuto il volto di Roberta, degli insegnanti, dell’assistente di Valerio, di Giusy e di quanti si sono messi al servizio degli altri. Ha avuto la forma di una mano che accompagna, di un bambino portato al sicuro, di una madre che trova la forza di aiutare.
Dentro una scuola ferita, la cura è stata questo: tenere stretta la vita degli altri, finché tutti fossero fuori.

Il senso dello Stato
Anche gli uomini e le donne delle forze dell’ordine e dei Vigili del fuoco portano addosso il peso di queste ore. Segnati, scossi da ciò che hanno visto, eppure pronti a rispondere, a tornare dove c’era bisogno, a sostenere un lavoro immenso.
Dentro quella divisa hanno trovato la forza di continuare a proteggere gli altri. È il senso più profondo dello Stato: esserci quando una comunità si sente vulnerabile, mettere competenza, energie e umanità al suo servizio.
La loro abnegazione si misura nei gesti, nella fatica, nella responsabilità di ogni intervento. Anche nelle loro mani Marsala ha trovato soccorso e sicurezza per affrontare queste ore.
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