C’è anche un pezzo di Marsala nel racconto della storia degli arbitri italiani. Salvatore Lombardo, ex sindaco e notaio marsalese, già arbitro di Serie A e Serie B e poi presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, è tra i protagonisti di “Arbitro. Dal fischietto al VAR”, il documentario scritto e diretto da Maurizio Pizzuto, prodotto da Comunikapp in collaborazione con Rai Documentari.
Un viaggio di 53 minuti dentro uno dei mestieri più esposti, discussi e, soprattutto la domenica sera, contestati d’Italia: quello dell’arbitro. Perché cambiano le tecnologie, arrivano i monitor e il VAR, ma alla fine qualcuno deve comunque decidere.
Salvatore Lombardo, da Marsala ai vertici dell’AIA
La testimonianza di Lombardo è particolarmente significativa perché mette insieme due esperienze diverse: quella dell’arbitro sul terreno di gioco e quella del dirigente chiamato a guidare l’intero movimento arbitrale italiano.
Nel corso della sua carriera Lombardo ha diretto gare di Serie A e B, prima di assumere importanti responsabilità istituzionali fino alla presidenza dell’AIA.
Nel documentario racconta cosa significa prendere decisioni in pochi secondi, gestire la pressione, mantenere il controllo di una partita e, successivamente, occuparsi della formazione e della crescita di nuove generazioni di arbitri.
Una responsabilità che, per certi versi, richiama anche la sua professione di notaio: regole da conoscere bene, valutazioni da assumere e decisioni delle quali rispondere.
Da Concetto Lo Bello a Pierluigi Collina
Il documentario parte da uno dei grandi simboli dell’arbitraggio italiano: Concetto Lo Bello, figura entrata nella storia del calcio per autorevolezza e personalità.
Attraverso le immagini delle Teche Rai e le testimonianze di Rosario Lo Bello, Paolo Casarin e Francesco “Ciccio” Cordova, viene ricostruita un’epoca nella quale non esistevano replay immediati, auricolari e assistenza video.
L’arbitro vedeva, decideva e fischiava. E, naturalmente, veniva contestato lo stesso.
Il racconto passa poi per Pierluigi Collina, simbolo di una nuova stagione dell’arbitraggio, caratterizzata da una preparazione atletica e professionale sempre più strutturata.
Poi arrivò il VAR
Una parte importante del film è dedicata inevitabilmente alla rivoluzione tecnologica.
Le telecamere entrano nel Centro VAR di Lissone, dove gli episodi vengono analizzati attraverso più immagini e diverse angolazioni. La tecnologia ha modificato profondamente il modo di arbitrare, introducendo nuovi strumenti di verifica e un dialogo continuo tra il direttore di gara e la sala video.
Ma il documentario insiste su un punto: nemmeno il VAR elimina completamente la responsabilità umana.
Le immagini possono aiutare. Qualcuno, però, deve sempre interpretarle e decidere.
Le donne arbitro e il calcio che cambia
Il racconto si occupa anche dell'ingresso e della crescita delle donne nel mondo arbitrale.
Ci sono il percorso di Luana Ercolessi, la storia di Maria Sole Ferrieri Caputi, prima donna ad arbitrare stabilmente nella massima serie italiana, e la testimonianza di Giulia Tempestilli.
Nel finale trova spazio anche la storia di Michele Croce, arbitro in carrozzina, esempio di come la passione per il calcio e per l’arbitraggio possa superare barriere apparentemente insormontabili.
La voce narrante del documentario è quella di Vincenzo Bocciarelli. Le musiche originali sono firmate da Angelo De Luca e Bernardo La Fonte, mentre il brano “Arbitro” di Ugo Mazzei richiama la figura di Concetto Lo Bello. La produzione esecutiva è di Domenico Carillo. Fotografia, montaggio e color correction sono affidati a Fabrizio Barraco.
Per Marsala, soprattutto, resta la presenza di Salvatore Lombardo: una figura che ha attraversato da protagonista una stagione importante dell’arbitraggio italiano e che adesso contribuisce a raccontarla.
Dal fischietto al VAR, appunto. Cambiano gli strumenti, ma il mestiere resta lo stesso: vedere, capire e decidere. Possibilmente prima che sugli spalti abbiano già deciso tutti gli altri.