×
 
 
12/10/2026 07:18:00

Trapani, Comitato No F-35: «Birgi non diventi base di guerra» 

La militarizzazione dell’aeroporto di Trapani-Birgi, i rischi per l’ambiente e la salute, l’emergenza climatica e la carenza di servizi essenziali: sono questi i temi al centro dell’assemblea pubblica promossa dal Comitato No F-35 Trapani-Birgi, in programma lunedì 12 ottobre alle 16.30 alla Chiesa valdese di Trapani, in via Orlandini 38.

 

L’iniziativa nasce dalla volontà di fare il punto sui progetti militari legati allo scalo trapanese e di organizzare nuove forme di mobilitazione sul territorio. 

Il Comitato contesta la prospettiva di trasformare Birgi in un hub strategico e in un centro di addestramento avanzato per i caccia F-35, leggendo questo scenario come un ulteriore passo verso la militarizzazione della provincia e il suo coinvolgimento nelle strategie militari internazionali.

 

Secondo gli attivisti si tratta di una scelta che rischia di subordinare le esigenze del territorio alle logiche del riarmo, con possibili ricadute sulla qualità della vita, sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. 

Tra le preoccupazioni espresse figurano l’inquinamento acustico e ambientale e il rischio di contaminazione da PFAS, sostanze chimiche persistenti nell’ambiente. Si tratta di timori che, per quanto riguarda il territorio trapanese, richiedono verifiche e dati specifici: il Comitato li pone al centro della propria denuncia e chiede di riportare l’attenzione sulle conseguenze delle attività militari.

 

La contestazione antimilitarista si intreccia con una più ampia critica alle politiche pubbliche e alla gestione delle emergenze. Per il Comitato, la provincia di Trapani deve già fare i conti con lo spopolamento, la carenza di lavoro, le difficoltà della sanità pubblica e una crisi idrica che continua a pesare sulla vita quotidiana di famiglie e attività economiche.

 

A questo quadro si aggiunge la vulnerabilità del territorio di fronte agli eventi meteorologici estremi, tornata drammaticamente alla ribalta con il tornado che ha colpito l’area tra Marsala e Petrosino, provocando danni e feriti. Una vicenda che impone di affrontare con maggiore decisione la prevenzione, la sicurezza degli edifici e gli effetti del cambiamento climatico.

 

Il Comitato contrappone dunque gli investimenti destinati al riarmo alle risorse necessarie per garantire servizi, infrastrutture sicure e diritti sociali. Una posizione politica netta, che individua nella difesa del territorio e nella tutela delle comunità locali un’alternativa alle scelte di militarizzazione.

 

L’assemblea sarà anche l’occasione per riferire sull’incontro svoltosi due settimane fa a Locogrande con una delegazione indigena del Messico. Un momento che il Comitato considera importante per rafforzare i rapporti tra le lotte locali e le mobilitazioni internazionali contro lo sfruttamento dei territori.

Tra gli obiettivi c’è inoltre la costruzione di una convergenza con altre vertenze siciliane, a partire dalla mobilitazione contro il MUOS di Niscemi, il sistema di comunicazioni satellitari della Marina militare statunitense.

 

L’appello del Comitato è rivolto a tutta la cittadinanza. «La vera sicurezza non si costruisce con le basi armate, i caccia d’attacco o la devastazione chimica e ambientale dei nostri territori», sostiene il movimento, che indica in acqua, sanità, scuole sicure, lavoro e diritti le priorità per la provincia.

 

L’appuntamento di lunedì sarà quindi un momento di confronto pubblico, ma anche un’occasione per definire il percorso delle prossime mobilitazioni contro il riarmo e per la tutela del territorio trapanese.