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12/10/2026 10:09:00

Trapani, crisi idrica: «Non è più un diritto, ma un’emergenza». La protesta davanti al Comune

Una cisterna che si svuota, due bambini piccoli da lavare, i pavimenti da pulire e una lavatrice che non si può fare. 

 

In casa, l’acqua è diventata un pensiero fisso: bisogna controllare quanta ne rimane, organizzare i rifornimenti e sperare che l’autobotte arrivi in tempo. 

 

Un giorno, una famiglia si è accorta troppo tardi che la cisterna era vuota. Ha trascorso ore senza acqua, fino alle dieci e mezza di sera, quando finalmente è arrivato il rifornimento. 

 

È questa la quotidianità che si consuma da mesi a Trapani, dove un’emergenza idrica e sanitaria si è trasformata in un problema economico, familiare e sociale.

Da questa disperazione è ripartita la protesta di tanti cittadini, coordinata dal comitato “L’acqua è un diritto di tutti”, che nel pomeriggio di domenica 11 ottobre, ha organizzato un sit-in davanti a Palazzo Cavarretta. 

Una nutrita rappresentanza di cittadini, cartelli alla mano, ha portato nel cuore della città la rabbia di chi non riesce più a considerare normale vivere senza un servizio essenziale.

La contestazione all’amministrazione guidata da Giacomo Tranchida è netta: l’acqua, denunciano i manifestanti, è diventata un’emergenza permanente, mentre la politica ha continuato a occuparsi di altre questioni, comprese le decadenze dei consiglieri comunali. 

Una critica che mette in discussione le priorità di Palazzo d’Alì e Palazzo Cavarretta e chiede risposte concrete a una città che aspetta da mesi.

Le analisi, la mappa della contaminazione e le utenze invisibili

Il comitato vuole sapere che cosa sta accadendo nelle utenze alle quali è stata sospesa l’erogazione per la contaminazione microbiologica. 

Le analisi sono state effettuate? Quali risultati hanno restituito? Ci sono le condizioni per riaprire i contatori? E, soprattutto, il perimetro delle zone interessate è rimasto circoscritto oppure si è allargato?

 

Sono domande tutt’altro che secondarie. Secondo quanto riferito dai componenti del comitato, la mappatura delle utenze coinvolte si sarebbe progressivamente estesa. 

Ci sarebbero, inoltre, cittadini che continuano a utilizzare acqua contaminata senza aver segnalato la propria situazione, per paura di ritrovarsi con il contatore chiuso e senza la possibilità economica di provvedere autonomamente al rifornimento.

 

Il quadro ufficiale, alla fine di settembre, indicava circa 154 utenze ancora escluse dalla rete. 

E tali resteranno ancora a tempo indeterminato, da quanto fanno sapere dal Comune, perché non sono in grado di stabilire una data certa.

La contaminazione, emersa attraverso le segnalazioni dei cittadini e le verifiche sanitarie, interessa da mesi soprattutto la zona nord della città. 

Le ordinanze comunali susseguitesi hanno vietato l’utilizzo dell’acqua per il consumo umano nelle aree coinvolte, mentre le verifiche tecniche hanno fatto emergere anche criticità nelle reti idriche e fognarie.

 

Ma tra le carte degli uffici e la vita quotidiana delle persone resta una distanza che il comitato chiede di colmare con informazioni pubbliche, aggiornate e verificabili.

 

 Autobotti private, il nodo resta aperto

C’è poi la questione dei rifornimenti, diventata uno dei punti più controversi dell’emergenza. 

Una famiglia può arrivare a spendere 200-300 euro al mese per le autobotti private. 

Per chi vive di stipendio, è una spesa pesante, che si aggiunge alle bollette e alle normali necessità domestiche. Per le attività commerciali, il conto può diventare ancora più salato.

 

Il comitato chiede di chiarire le regole che disciplinano il ricorso ai mezzi privati. 

Perché, si domandano i cittadini, quando mancava l’acqua si poteva chiamare un autobottista privato per riempire la cisterna, mentre oggi, proprio nel momento in cui il bisogno è diventato più urgente, il sistema appare sottoposto a vincoli e procedure che rischiano di complicare ulteriormente la situazione?

Il punto non è mettere in discussione i controlli sulla sicurezza e sulla qualità dell’acqua. È capire come garantire rifornimenti tempestivi, sicuri e accessibili a tutti, senza lasciare le famiglie in balia di attese e costi insostenibili e creare una "guerra tra poveri", in cui chi riceve prima l'autobotte appare privilegiato.

 

La delibera di Giunta n. 432 del 30 settembre ha aperto al coinvolgimento delle autobotti private in possesso dei requisiti previsti per il trasporto di acqua potabile. Resta però da verificare quanto questa soluzione sia riuscita a rispondere concretamente alle richieste dei cittadini.

Da oggi, lunedì 12 ottobre, entrerà invece in vigore un numero unico per le prenotazioni, tentando di uniformare e snellire il servizio.  

Diciotto giorni dopo la promessa di Schifani

Il tempo, intanto, è diventato un altro avversario. 

Il 22 settembre, dopo il confronto con il Comune, il presidente della Regione Renato Schifani aveva indicato in quindici giorni l’orizzonte per uscire dall’emergenza, subordinando la previsione all’esito degli interventi e delle analisi.

 

Diciotto giorni dopo, quel termine è ormai trascorso. Per i cittadini, il conto alla rovescia si è trasformato in una sequenza di crocette sul calendario: un giorno in più senza acqua, un altro rifornimento da organizzare, un’altra spesa da sostenere. 

Una sorta di "naja" quotidiana, scandita dall’attesa di una normalità che non arriva.

 

Oggi, lunedì 12 ottobre, il comitato sarà ricevuto dalla prefetta Daniela Lupo. Porterà al tavolo istituzionale non soltanto le richieste di chiarimento, ma anche la disperazione di chi vive questa condizione da mesi.

Perché una delle richieste dei cittadini che vivono l'emergenza idrica é quella di essere ascoltati davvero, potersi fare sentire "nelle stanze dei bottoni", lá dove si prendono decisioni da cui, allo stato attuale, si sentono tagliati fuori. 

Ed i fatti, un'altra richiesta del comitato e dei cittadini é quella di un consiglio comunale aperto: loro vogliono entrare dentro Palazzo Cavarretta, dentro quel Palazzo che appartiene alla città e non alla casta politica, non vogliono più stare fuori ad aspettare risposte che tardano ad arrivare.

Nel frattempo, il Comitato "acqua é un diritto di tutti" é diventato un presidio stabile di cittadinanza attiva, capace di tenere alta l’attenzione, raccogliere le segnalazioni e offrire sostegno umano e sociale alle persone coinvolte.

Ma soprattutto di creare comunità e solidarietà anche attraverso coloro che non vivono l'emergenza contaminazione in prima persona. 

 

Perché dietro ogni contatore chiuso ci sono famiglie, bambini, anziani e lavoratori. 

E dietro ogni cisterna vuota c’è una domanda che continua a non trovare una risposta definitiva: quanto ancora dovranno aspettare i cittadini di Trapani prima di poter tornare ad aprire un rubinetto senza paura?

 

Valentina Colli