Trecentomila euro destinati a costruire percorsi di autonomia per le persone con disabilità grave e a dare una risposta alle famiglie che si interrogano sul futuro dei propri figli quando non potranno più assisterli.
Risorse rimaste sulla carta, tra pratiche incomplete, ritardi amministrativi e difficoltà contabili, fino alla revoca del finanziamento.
A Trapani, la vicenda del “Dopo di noi” si chiude, almeno sul piano amministrativo, con la perdita di 300.073,44 euro assegnati al Distretto sociosanitario D50, di cui il Comune di Trapani è capofila.
A riaccendere i riflettori è Anffas, che definisce un «epilogo inaccettabile».
La revoca risale al 6 agosto 2025, quando la Regione ha formalizzato la perdita delle risorse.
Ma la storia comincia molto prima, nell’ottobre 2017, quando i fondi erano stati assegnati al Distretto per finanziare progetti individuali, percorsi di vita indipendente fuori dal nucleo familiare e soluzioni di accoglienza temporanea, anche per offrire sollievo alle famiglie.
Il progetto fermo per anni
Il punto non è soltanto la perdita di una somma pubblica. È ciò che quei soldi avrebbero dovuto rendere possibile e che, secondo la ricostruzione di Anffas, non è mai stato realizzato.
La legge 112 del 2016, conosciuta come legge sul “Dopo di noi”, è stata pensata proprio per garantire assistenza, cura e protezione alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare o che rischiano di perderlo. Il suo obiettivo è favorire l’autonomia e l’inclusione sociale, anche attraverso soluzioni abitative di tipo familiare, co-housing e programmi per sviluppare le competenze necessarie alla vita quotidiana. L'attuazione concreta degli interventi è affidata ai Comuni, anche attraverso gli ambiti territoriali associati.
Nel caso del Distretto D50, tuttavia, il percorso si sarebbe inceppato già nelle fasi della progettazione. Dalla documentazione regionale ottenuta attraverso un accesso agli atti, Anffas riferisce di aver ricostruito una successione di richieste di chiarimenti, integrazioni e modifiche avanzate tra il 2018 e il 2021.
Tra le criticità segnalate figurano incongruenze progettuali, firme e valutazioni mancanti, documenti incompleti e persino, secondo quanto riportato dall'associazione, l'invio dell'attestazione di disabilità riferita a un beneficiario diverso da quello richiesto.
Anche i tempi per acquisire i progetti individuali avrebbero richiesto anni.
Nel verbale del Comitato dei sindaci del febbraio 2021, citato da Anffas, si legge che i progetti relativi ai beneficiari residenti a Trapani erano stati acquisiti dall'Unità di valutazione multidimensionale soltanto nel dicembre 2020.
Un passaggio sul quale l'associazione chiede ulteriori verifiche per comprendere perché le procedure abbiano accumulato ritardi così lunghi.
Il blocco dei bilanci e il silenzio del 2025
La vicenda assume un ulteriore rilievo nel maggio 2023. Secondo quanto riportato da Anffas, dopo la validazione del piano e il decreto regionale di impegno delle somme, adottato alla fine del 2022, il Comune di Trapani avrebbe comunicato l'impossibilità di impegnare le risorse e avviare le procedure di affidamento a causa della mancata approvazione dei propri strumenti finanziari e dei bilanci.
Una difficoltà amministrativo-contabile che, nella ricostruzione dell'associazione, non sarebbe stata superata in tempo utile per mettere in moto gli interventi.
Il passaggio decisivo arriva nella primavera del 2025. Il 25 marzo la Regione trasmette una comunicazione al Comune di Trapani e ad altri distretti, richiamando una situazione di stallo e il mancato raggiungimento della soglia di rendicontazione necessaria per ottenere ulteriori risorse ministeriali. Il 18 aprile segue l'avviso di avvio del procedimento di revoca.
Secondo quanto riportato nel decreto regionale del 6 agosto 2025, il Comune non avrebbe risposto alla comunicazione di marzo né presentato controdeduzioni dopo l'avviso di aprile.
Circostanze che, insieme all'impossibilità di avviare le procedure già comunicata nel 2023, vengono indicate tra le motivazioni della revoca.
È su questa sequenza che Anffas concentra le proprie contestazioni: non un singolo errore, ma una serie di passaggi amministrativi che, nel corso degli anni, avrebbero impedito a un finanziamento destinato a persone fragili di trasformarsi in servizi concreti.