×
 
 
12/10/2026 11:33:00

Trapani, decadenze e PEF: ottobre di fuoco a Palazzo Cavarretta. E rispunta la sfiducia

Il Consiglio comunale di Trapani torna a riunirsi oggi,  mentre la partita sulle decadenze continua a condizionare Palazzo Cavarretta. 

 

Sullo sfondo il PEF dei rifiuti, i posti di lavoro a rischio in Formula Ambiente e una mozione di sfiducia al sindaco che, secondo le voci che circolano nell'opposizione, potrebbe essere ormai vicina alla presentazione. E intanto si muove già il quadro delle candidature per il futuro di Trapani.

 

Tre appuntamenti in calendario, una città che aspetta risposte e una politica che sembra avere cominciato a ragionare già sul dopo. 

 

Le sedute del 12, 15 e 19 ottobre rappresentano un nuovo passaggio per un Consiglio comunale nel quale ogni questione finisce ormai per intrecciarsi con lo scontro tra maggioranza e opposizione.

 

La prima giornata di oggi sarà dedicata soprattutto all'attività ispettiva, con interrogazioni e richieste di chiarimento all'amministrazione. Dal 15 ottobre, invece, dovrebbe tornare al centro del confronto il procedimento sulle decadenze dei consiglieri comunali.

 

Le decadenze, il prossimo banco di prova

Dopo il voto su Marzia Patti, che non ha raggiunto la maggioranza necessaria per dichiararne la decadenza, restano sul tavolo le posizioni di Giovanni Parisi, Andrea Genco, Angela Grignano e Vincenzo Guaiana, che verranno discusse il 15 ottobre.

 

La prima votazione ha mostrato che i numeri dell'aula non sono necessariamente quelli raccontati nelle settimane precedenti: undici voti favorevoli alla decadenza e una scheda bianca hanno lasciato Patti al suo posto.

Adesso il Consiglio dovrà misurarsi con gli altri procedimenti. 

 

E col Consiglio dovrà misurarsi anche il nuovo segretario Michele Iacono, che sarà chiamato a dirimere una questione spinosissima che, da qualunque lato la si affronti, dispiacerá o alla maggioranza o all'opposizione. 

Il nuovo segretario, infatti, non ha ancora sperimentato i fuochi incrociati dell'aula ed il clima surriscaldato che la agita ad ogni seduta. 

 

La questione decadenze continua a occupare una parte consistente del dibattito politico epubblico trapanese - spesso mettendo da parte temi ben più importanti per la città - ma l'impressione è che, oltre agli aspetti regolamentari e alle giustificazioni presentate dai consiglieri, le decadenze siano diventate soprattutto uno strumento dello scontro politico. 

Per una parte della maggioranza rappresentano una procedura da portare a compimento; per chi si oppone a Tranchida, più una clava che un passaggio che potrebbe incidere sugli equilibri dell'aula.

 

Resta però da capire quanto possa cambiare concretamente la geografia politica del Consiglio. Il primo voto ha dimostrato che l'esito non è scontato e che, quando si passa dagli annunci alle decisioni, le posizioni possono rivelarsi meno compatte del previsto.

 

Il PEF e i quindici lavoratori di Formula Ambiente

Nel mezzo si colloca una questione che non può più essere trattata come un capitolo secondario della guerra politica: il Piano economico-finanziario dei rifiuti e le tariffe Tari.

 

Dopo la bocciatura del PEF 2026-2029, arrivata il 5 ottobre con dodici voti contrari e nove favorevoli, l'amministrazione ha chiesto di riportare le delibere in aula. 

La conferenza dei capigruppo ha aperto alla possibilità di una nuova discussione, ma per ripresentare gli atti è necessario un nuovo passaggio amministrativo, con proposte riformulate.

 

Il nodo è anche occupazionale. Formula Ambiente ha avviato una procedura di licenziamento collettivo che riguarda quindici lavoratori per il periodo tra ottobre e dicembre 2026. I sindacati hanno proclamato uno sciopero per domani 13 ottobre, denunciando il rischio per le famiglie coinvolte e chiedendo al Comune e al Consiglio di trovare una soluzione. Sullo sfondo c'è anche la prospettiva di ulteriori ricadute occupazionali nel 2027.

 

Per questo si lavora a una seduta straordinaria e urgente che possa riportare il PEF in aula. 

La possibilità di un nuovo voto resta legata alla presentazione delle delibere e ai passaggi necessari per renderle nuovamente discutibili. 

 

Non è soltanto una disputa tra il sindaco Giacomo Tranchida e il presidente del Consiglio Alberto Mazzeo: da questa vicenda dipendono la programmazione del servizio, la gestione dei rifiuti e il futuro di lavoratori che attendono risposte.

 

Il rischio invece è che la contrapposizione politica continui a sovrapporsi alle questioni amministrative, fino a rendere difficile distinguere le responsabilità istituzionali dalle convenienze di parte. 

 

 La sfiducia: dieci firme per partire, quindici voti per arrivare in fondo

Poi c'è la mozione di sfiducia a Tranchida, evocata da mesi e finora rimasta sospesa tra annunci, indiscrezioni e calcoli politici.

 

Dall'opposizione si dice che si stia lavorando al documento e che le firme necessarie potrebbero essere state anche superate. 

Si parla di un possibile deposito a breve e di novembre come finestra politicamente utile. 

 

I numeri sono noti: servono almeno dieci firme per presentare la mozione e quindici voti favorevoli per approvarla. La differenza tra le due soglie è sostanziale. Mettere insieme le firme significa assumersi la responsabilità di chiedere la sfiducia; trovare quindici voti in aula significa costruire una maggioranza capace di mandare a casa il sindaco, la Giunta e lo stesso Consiglio comunale, aprendo la strada al commissariamento in attesa delle elezioni. E quindi di mandare a casa anche se stessi, rinunciando alla grande vetrina che il consiglio comunale costituisce.

 

È qui che la partita diventa più complicata. L'opposizione, che in questi mesi ha contestato la gestione amministrativa e bloccato alcuni provvedimenti, deve dimostrare di essere in grado di trasformare la propria forza consiliare in una scelta politica condivisa. La mozione, annunciata più volte, è diventata anche una prova di credibilità per chi l'ha evocata.

 

Novembre potrebbe rappresentare un passaggio decisivo, se le indiscrezioni sulle firme troveranno conferma. Ma fino al deposito, e soprattutto fino al voto, resta una prospettiva politica, non un fatto compiuto che, per altro, si muove dentro un centro destro che scricchiola, da Trapani ad Erice.

 

Il 2028 sembra già lontano

Intanto la campagna elettorale per il futuro di Trapani ha già cominciato a prendere forma. 

Il 4 ottobre Girolamo “Mimmo” Fazio ha ufficializzato la propria candidatura a sindaco, tornando a proporsi per Palazzo d'Alì dopo avere guidato la città dal 2001 al 2012. 

 

Si aggiunge così a Valerio Valenti, che ha già annunciato la propria disponibilità a correre, mentre resta da capire come si muoveranno gli altri soggetti politici e civici.

Ad iniziare dall'area progressista, che dovrebbe muoversi dentro il cosiddetto campo largo e che resterà "orfano" di Giacomo Tranchida - che però ha già la ciatonil ragionamento civico di "Prospettive 2028"- non più candidabile a sindaco e che dovrà giocare la propria partita su altri scranni.

 

La scadenza naturale delle amministrative trapanesi è prevista nel 2028. Ma la durata effettiva dell'attuale consiliatura è diventata una variabile politica: una mozione di sfiducia approvata anticiperebbe la fine dell'esperienza amministrativa; un'eventuale scelta di Tranchida di candidarsi a un livello istituzionale superiore potrebbe cambiare ulteriormente lo scenario.

Che sarà inevitabilmente legato al calendario regionale e nazionale. 

Le elezioni per il rinnovo dell'Assemblea regionale siciliana sono attese nel 2027, in concomitanza con le politiche nazionali ed un election day non sarebbe peregrino. 

 

È in questo quadro che le candidature anticipate acquistano un significato ulteriore. Fazio ha rotto gli indugi, Valenti si è già proposto e altri nomi potrebbero aggiungersi. 

 

La città comincia a ragionare sul dopo Tranchida mentre il sindaco è ancora pienamente in carica e il Consiglio è impegnato su questioni che possono incidere direttamente sulla tenuta della sua amministrazione.

 

La domanda, dunque, non è soltanto chi correrà per Palazzo d'Alì. 

È se l'attuale sistema politico riuscirà ad arrivare alla scadenza naturale o se le decadenze, il PEF e la mozione di sfiducia finiranno per accelerare i tempi.

 

Per ora ci sono tre date in calendario, una vertenza occupazionale aperta e una sfiducia che si dice vicina. A Palazzo Cavarretta, ottobre potrebbe essere il mese in cui le intenzioni saranno finalmente costrette a misurarsi con i voti.