‘Fiorire a Gibellina’, quando la cura del verde diventa scienza, formazione e cittadinanza
Non soltanto manutenzione del verde pubblico, ma un vero percorso di formazione, partecipazione e rigenerazione urbana nel quale la conoscenza scientifica diventa strumento concreto di cura del territorio.
È questa la prospettiva con cui prenderà il via il prossimo 16 ottobre “Fiorire a Gibellina”, il progetto promosso dall’Associazione Koinè guidata da Irene Ippolito, nell’ambito del programma “Università Diffusa” dell’Università degli Studi di Palermo.
L’iniziativa, approvata dall’Ateneo palermitano, nasce con l’obiettivo di diffondere nella comunità una più consapevole cultura ambientale, rafforzare il senso civico e costruire una pratica condivisa di tutela e valorizzazione dei beni comuni.
Un’impostazione che sposta il baricentro dell’intervento: lo spazio verde considerato non semplicemente come un’area da sistemare, ma come un ecosistema urbano da conoscere, progettare e mantenere nel tempo attraverso competenze diffuse e responsabilità collettive.
Un cantiere formativo aperto alla comunità
Il percorso, della durata complessiva di 25 ore e articolato in otto incontri, sarà coordinato dal professor Gianniantonio Domina.
Le attività teoriche saranno ospitate nella sala riunioni delle Cantine Ermes, realtà che ha scelto di condividere le finalità dell’iniziativa riconoscendosi nei valori della valorizzazione del territorio, della tutela del paesaggio e della sostenibilità ambientale.
La scelta della sede assume così anche un valore simbolico: la formazione ambientale entra in dialogo con un’esperienza produttiva profondamente legata al territorio e alla sua identità.
In questo contesto, “Fiorire a Gibellina” si configura come un cantiere formativo permanente, nel quale la didattica non rimane confinata alla dimensione teorica, ma incontra progressivamente l’azione sul campo.
L’obiettivo è infatti quello di costruire competenze che possano rimanere nella comunità anche oltre la conclusione del progetto.
Chi impara a riconoscere le esigenze di una pianta, a leggere le caratteristiche di un suolo, a valutare esposizione e disponibilità idrica o a individuare le specie più adatte alle condizioni ambientali locali può diventare, nel tempo, un presidio di conoscenza e responsabilità per gli spazi condivisi.
Dalla partecipazione alla progettazione
Il primo passaggio sarà un laboratorio partecipativo dedicato all’analisi dei bisogni, delle aspettative e dei desideri della comunità.
Residenti, esperti universitari e volontari dell’associazione saranno chiamati a confrontarsi sul futuro degli spazi da riqualificare, trasformando osservazioni e proposte in indirizzi progettuali concreti.
È una metodologia che attribuisce alla partecipazione un ruolo sostanziale e non meramente consultivo.
Il territorio viene osservato attraverso gli occhi di chi lo vive quotidianamente, mentre le conoscenze scientifiche forniscono gli strumenti necessari per valutare la fattibilità degli interventi e la loro compatibilità con le condizioni ecologiche locali.
Le micro food forest come modello di biodiversità urbana
Tra i temi centrali del percorso vi sarà lo studio delle micro food forest, piccoli ecosistemi produttivi ispirati alla struttura e ai processi naturali degli ambienti forestali.
Il principio è quello di combinare specie differenti e funzioni ecologiche diverse, favorendo biodiversità, resilienza e capacità produttiva in uno spazio relativamente contenuto.
L’approccio assume particolare interesse in un contesto urbano e periurbano, perché consente di superare una concezione puramente ornamentale del verde.
Un’area vegetata può infatti svolgere contemporaneamente funzioni ambientali, educative, sociali e produttive: contribuire alla biodiversità, offrire habitat e risorse per gli organismi viventi, migliorare la qualità percettiva del paesaggio e diventare uno spazio di apprendimento e socialità.
Leggere il territorio prima di piantare
Una parte significativa della formazione sarà dedicata ai principi della progettazione degli spazi verdi. I partecipanti saranno accompagnati nella lettura delle caratteristiche del territorio, con particolare attenzione a esposizione, microclima, disponibilità idrica, condizioni del suolo e caratteristiche ambientali del sito.
Si tratta di un passaggio fondamentale anche dal punto di vista agronomico ed ecologico.
La scelta delle specie vegetali non può essere separata dalle condizioni fisiche e climatiche dell’area nella quale esse dovranno crescere.
Individuare piante compatibili con il contesto significa aumentare le probabilità di attecchimento, ridurre nel tempo le necessità di intervento e favorire sistemi verdi maggiormente resilienti.
Il programma comprenderà inoltre l’acquisizione di competenze tecniche sulla coltivazione delle piante, sulla conoscenza delle specie autoctone mediterranee e sulle modalità di preparazione e miglioramento del suolo.
Particolare attenzione sarà riservata alle tecniche di bonifica del terreno, alla gestione della fertilità e all’utilizzo razionale dei sistemi irrigui.
La pratica come strumento di apprendimento
La dimensione pratica rappresenterà uno degli elementi qualificanti dell’iniziativa. Le conoscenze acquisite durante gli incontri teorici saranno infatti tradotte in esercitazioni e attività direttamente collegate alla realizzazione dello spazio verde.
È proprio in questo passaggio che il progetto assume una forte valenza educativa: imparare facendo consente di collegare la conoscenza dei processi naturali alla responsabilità concreta della loro gestione.
La cura del suolo, l’attenzione al consumo della risorsa idrica, la scelta delle specie e le tecniche di coltivazione diventano così strumenti attraverso i quali sperimentare una diversa relazione tra cittadini e ambiente.
La piantumazione come atto finale e nuovo punto di partenza
Il percorso culminerà nella piantumazione e nella successiva cura condivisa dello spazio individuato. L’intervento punta a trasformare un’area oggi marginale in un luogo vivo, accogliente e sostenibile, capace di assumere una nuova funzione all’interno del tessuto urbano di Gibellina.
Ma la conclusione delle attività formative coinciderà, idealmente, con l’inizio di una nuova fase. La realizzazione materiale dello spazio verde rappresenterà infatti il risultato visibile di un processo più ampio, nel quale la comunità avrà acquisito strumenti per continuare a prendersene cura.
È questo uno degli aspetti più interessanti dell’esperienza: la rigenerazione fisica del luogo viene accompagnata dalla rigenerazione delle competenze e delle relazioni sociali.
Venticinque cittadini iscritti sono un buon segnale di partecipazione
Sono già 25 i cittadini iscritti al percorso. Un dato che restituisce una prima fotografia dell’interesse suscitato dall’iniziativa e che conferma come, accanto alla domanda di servizi e infrastrutture, esista una domanda crescente di conoscenza, partecipazione e coinvolgimento diretto nella gestione degli spazi comuni.
“Fiorire a Gibellina” si presenta dunque come un’esperienza nella quale ecologia urbana, educazione ambientale e cittadinanza attiva convergono in un unico progetto.
La cura della terra diventa un esercizio di responsabilità collettiva; la biodiversità, un patrimonio da conoscere e proteggere; il verde pubblico, uno spazio nel quale costruire relazioni e identità.
In questa prospettiva, il valore dell’iniziativa non sarà misurabile soltanto nel numero di piante messe a dimora o nei metri quadrati di area riqualificata. Il risultato più importante potrebbe essere quello meno immediatamente visibile: la nascita di una comunità più consapevole della complessità degli ecosistemi urbani e più preparata a custodire, nel tempo, i beni comuni.
Gibellina prova così a far germogliare un’idea semplice ma ambiziosa: per rendere più sostenibile un territorio non basta piantare alberi. Occorre mettere a dimora anche conoscenze, responsabilità e partecipazione. Ed è proprio da questa semina collettiva che “Fiorire a Gibellina” intende partire.
Franco Ciro Lo Re
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