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13/10/2026 13:21:00

Dalle periferie abbandonate alle ronde: il prezzo del vuoto politico e culturale di Marsala

Si comprende perfettamente l'allarme, la forte preoccupazione e la gravità della situazione che sta vivendo il nostro territorio. Tuttavia, i metodi usati da alcuni gruppi per "mettere al sicuro" la comunità non possono in alcun modo essere condivisi. Allo stesso modo, sono inaccettabili sia il clima d'odio alimentato sui social dai "leoni da tastiera" contro i giornalisti, sia il pericoloso consenso passivo di chi avalla queste derive.

 

Nel momento in cui si accetta che dei privati si sostituiscano alle forze dell'ordine e ai tribunali — emettendo sentenze sommarie, esercitando violenze a loro dire "rieducative" e basandosi solo su foto, video o voci di corridoio — si infrangono le basi stesse del nostro Stato di diritto. Se è questo ciò che si vuole, il rischio è tornare a periodi bui: dalle cacce alle streghe del Medioevo con esecuzioni in pubblica piazza, fino agli spettrali scenari delle ronde fasciste e dei picchiatori che facevano "giustizia" in nome di un partito-cosca che puniva solo i propri oppositori. Abbattute le garanzie costituzionali, il passo successivo è brevissimo: domani chiunque potrà sentirsi legittimato a farsi giustizia da solo o finire nel mirino semplicemente perché considerato "scomodo".

C'è un pericolo enorme: che qualcuno trovi persino appagante il ruolo di "vendicatore" e decida di farne una professione, offrendo un modello diseducativo ai tanti adolescenti che assistono a queste scene. È un modus operandi già visto: molte organizzazioni criminali a noi ben note sono nate proprio così, intercettando la rabbia popolare verso uno Stato assente per poi evolversi in veri e propri poteri paralleli.

 

Ma per capire come si sia arrivati a questo punto, occorre guardare in faccia la realtà senza colpevolizzare i cittadini: questa situazione non nasce dalla malvagità delle persone, ma è il risultato diretto di una comunità lasciata a se stessa, vittima di anni di disinteresse istituzionale e di una profonda povertà culturale. Ed è proprio perché è stato privato degli strumenti culturali necessari a difendersi e a crescere che il popolo cade nella trappola delle ronde e si lascia sedurre dalla propaganda populista dell'estrema destra.

 

È scioccante constatare come in un bacino che, tra tre comuni limitrofi, conta circa 140mila abitanti siano pressoché assenti veri presidi pubblici ad accesso libero e gratuito: impianti sportivi di quartiere (aree fitness, parchi attrezzati, skatepark, campi da basket o piste da atletica), così come spazi culturali e luoghi di studio aperti continuativamente e pensati per i giovani. Servizi base che si trovano ben più diffusamente nel resto del Mezzogiorno e del Paese, a fronte delle medesime tasse versate dai contribuenti siciliani. I pochissimi servizi esistenti non vengono neppure pubblicizzati o valorizzati. Così, gli unici luoghi di ritrovo rimasti per i ragazzi sono bar e pub, dove la socialità è inevitabilmente subordinata al consumo e all'alcol.

In questo vuoto pluridecennale di alternative sane e di opportunità educative, la noia e l'abbandono si trasformano in un terreno fertile per la devianza. È esattamente da questa combinazione di povertà culturale, isolamento e assenza di presidi che nascono le dipendenze da sostanze, l'emarginazione e quelle bande di giovani e tossicodipendenti che oggi mettono a rischio la sicurezza dei quartieri. Queste bande non sono un fenomeno piovuto dal cielo, ma il sintomo drammatico e la conseguenza diretta di un territorio lasciato marcire senza guida e senza futuro.

 

Forse ci si dovrebbe chiedere se, continuando a inseguire capri espiatori comodi e narrativamente utili — dagli immigrati "che spacciano e ci mettono in pericolo" ai "maranza", fino agli spauracchi ideologici rispolverati all'occorrenza come i "terribili comunisti" — non ci si sia distratti a tal punto da ignorare la realtà dei fatti. Per decenni la politica ha preferito abbandonare le periferie anziché costruire percorsi concreti di inclusione, alimentando la guerra tra poveri e soffiando sul fuoco della rabbia contro il diverso o il più fragile pur di distogliere l'attenzione dalle proprie inadempienze e da una perenne campagna elettorale. Quando le istituzioni arretrano e si limitano a interventi di facciata o a mancette temporanee, il vuoto sociale viene inevitabilmente riempito dalla rassegnazione, dalla devianza e dalle scorciatoie private. Oggi si raccolgono i frutti di questa strategia: il degrado e la violenza non sono arrivati dai barconi o da fuori, ma sono cresciuti ed esplosi proprio in casa nostra, sotto gli occhi di tutti.

E allora ci si chiede: se oggi si ritiene corretto affidarsi a gruppi improvvisati che applicano una giustizia sommaria, cosa si farà domani? Cosa accadrà quando uno di questi gruppi chiederà un voto, poi un "contributo economico" per sostenere la propria attività o per "proteggere" i cittadini, e infine passerà alle minacce? A chi ci si rivolgerà a quel punto? Lo Stato esiste proprio per evitare che il più forte sopraffaccia il più debole.

 

Salvatore Amato



Lettere & Opinioni | 2026-10-13 09:55:00
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