Trapani, doppio no su PEF e Tari: cosa dice davvero il Collegio dei revisori dei conti?
«Avevamo ragione a non approvare il PEF».
Così Maurizio Miceli commenta i due pareri non favorevoli espressi il 13 ottobre dal Collegio dei revisori dei conti del Comune di Trapani, rispettivamente sul Piano economico-finanziario dei rifiuti 2026-2029 e sulle tariffe Tari 2026.
Per il leader dell'opposizione, gli atti confermerebbero la correttezza della scelta compiuta in Consiglio comunale il 5 ottobre, quando la proposta è stata bocciata con 12 voti contrari e 9 favorevoli.
Ma la vicenda è più complessa: perché i nuovi pareri mettono al centro una questione finanziaria che il Comune deve ancora risolvere.
Cosa dice davvero il Collegio dei Revisori dei Conti?
Il termine scaduto prima del voto
Per ricostruire la vicenda bisogna tornare al 31 luglio 2026, quando il Collegio dei revisori aveva espresso parere favorevole sulla proposta originaria di PEF e sulle tariffe Tari.
Il Piano era stato validato dalla SRR Trapani Nord e portato all'esame degli organi comunali.
L'approvazione consiliare, però, non è arrivata entro il termine previsto perché la discussione in aula é stata prima rimandata per l'assenza massiccia dell'oppsizione.
Da quel momento il PEF nonè stato più discusso, fino ad ottobre.
Dopo una serie di sedute senza esito, il 5 ottobre il Consiglio comunale ha respinto la proposta.
Il 9 ottobre il Comune ha ripresentato il Piano con una nuova deliberazione, la numero 5884, sostanzialmente identica alla precedente.
Il dato è fondamentale: la scadenza del 31 luglio era già trascorsa quando l'opposizione ha votato contro il PEF. Il ritardo iniziale, dunque, non nasce dal voto del 5 ottobre.
Ma quel voto ha impedito l'approvazione della proposta portata in aula, lasciando aperta una situazione che richiede ora una soluzione contabile e finanziaria diversa.
I due pareri negativi
Nei verbali numero 89 e 90 del 13 ottobre, il Collegio dei revisori affronta separatamente il PEF 2026-2029 e le tariffe Tari 2026.
In entrambi i casi il parere è non favorevole.
Secondo i revisori, il termine per approvare le tariffe è scaduto il 31 luglio e non è quindi possibile applicare retroattivamente al 2026 gli aumenti proposti.
Le tariffe del 2025 restano il riferimento per il gettito accertabile nell'anno in corso.
Il problema è che il nuovo Piano individua costi superiori rispetto alle entrate ottenibili con le vecchie tariffe.
Il PEF prevede per il 2026 entrate tariffarie, al netto delle detrazioni, pari a 17.136.673 euro.
Questa cifra, tuttavia, non è il disavanzo: rappresenta le entrate previste dal Piano. La differenza effettiva tra i costi del servizio e il gettito accertabile deve ancora essere quantificata con precisione.
È proprio ciò che chiedono i revisori.
Il Collegio ritiene che non sia sufficiente approvare un Piano che riconosce costi maggiori senza individuare contestualmente le risorse necessarie a coprire l'eventuale squilibrio.
Per questo invita il Consiglio comunale e la Giunta ad adottare le misure di salvaguardia previste dal Testo unico degli Enti Locali, attraverso una variazione di bilancio o altri provvedimenti idonei.
Il doppio parere negativo, dunque, non certifica che il PEF sia sbagliato nei suoi costi e non stabilisce che l'opposizione avesse ragione a bocciarlo. Contesta soprattutto la possibilità di procedere senza aver risolto il problema della copertura finanziaria.
L'allarme del 6 ottobre
Il doppio parere non arriva all'improvviso.
Già il 6 ottobre, con il verbale numero 84, il Collegio aveva segnalato con urgenza al sindaco, al presidente del Consiglio comunale, al segretario generale e al dirigente dei Servizi finanziari il rischio di alterazione degli equilibri del bilancio.
I revisori avevano chiesto di quantificare la differenza tra i costi del PEF 2026 e il gettito garantito dalle tariffe del 2025, indicando le risorse disponibili per coprirla.
Avevano inoltre sollecitato l'amministrazione a chiarire quali iniziative intendesse adottare per superare lo stallo.
Il Collegio aveva avvertito che, in caso di inerzia, avrebbe potuto trasmettere gli atti alla Corte dei Conti per l'eventuale accertamento di responsabilità contabili.
Il 13 ottobre, esaminando le nuove proposte, i revisori hanno confermato le criticità. Il nodo della copertura finanziaria, evidenziato una settimana prima, non risulta ancora risolto.
Il PEF, la Tari e i servizi ridotti
Nel frattempo, la crisi finanziaria si intreccia con quella operativa.
La delibera di Giunta numero 459 del 9 ottobre ha disposto una rimodulazione delle prestazioni affidate a Formula Ambiente, con economie previste per 227.467,47 euro, Iva compresa, nel periodo dal 1° ottobre al 31 dicembre.
Tra le misure figurano riduzioni dello spazzamento e delle attività di ritiro degli ingombranti e dei rifiuti abbandonati, oltre a modifiche alla frequenza della raccolta dell'organico. Ai tagli si aggiungono i disservizi provocati dallo sciopero del 13 ottobre.
La vicenda riguarda quindi non soltanto l'eventuale aumento della Tari, ma anche la quantità di servizi che il Comune può finanziare e garantire e il futuro occupazionale dei lavoratori coinvolti nella vertenza. I sindacati hanno denunciato il rischio per 15 posti di lavoro nel 2026.
La bocciatura del PEF non cancella i costi del servizio. E la mancata approvazione delle tariffe aggiornate non risolve il problema delle risorse necessarie per sostenere raccolta e smaltimento.
«Avevamo ragione»: la lettura di Miceli
Nel suo commento, Maurizio Miceli rivendica la scelta dell'opposizione: «Avevamo ragione a non approvare il PEF».
Secondo il leader dell'opposizione, i due pareri dimostrerebbero che gli aumenti non possono essere applicati retroattivamente e che il Comune deve trovare una copertura certa per i maggiori costi.
Miceli contesta inoltre quella che definisce una strumentalizzazione delle preoccupazioni dei lavoratori e invita il sindaco a «mettere in ordine i conti», sostenendo che i cittadini non debbano pagare per gli errori dell'amministrazione.
La sua ricostruzione mette in evidenza un elemento: il termine del 31 luglio era scaduto prima del voto contrario del 5 ottobre. Il ritardo iniziale, quindi, non può essere attribuito esclusivamente alla bocciatura consiliare di ottobre.
Ma i revisori non affermano che il voto contrario dell'opposizione fosse la scelta corretta, né certificano che il PEF fosse sbagliato nei suoi contenuti economici.
I loro rilievi riguardano soprattutto l'impossibilità, a loro giudizio, di applicare retroattivamente le nuove tariffe e la necessità di individuare una copertura per la differenza tra costi ed entrate.
Il fatto che il termine fosse già scaduto non cancella, inoltre, il ruolo dell'opposizione il 5 ottobre, quando la proposta è stata respinta. È una scelta politica distinta dal ritardo precedente, che ha impedito l'approvazione di quella proposta e ha lasciato aperta la questione.
La scadenza che ha cambiato la partita
Il punto centrale resta quello del 31 luglio.
Se il Consiglio comunale avesse approvato entro quella data il PEF e le tariffe collegate, il Comune avrebbe potuto applicare le tariffe aggiornate per il 2026, secondo le procedure previste, e affrontare il servizio con un quadro finanziario più coerente con i costi riconosciuti.
Dopo la scadenza, invece, la strada si è complicata.
Secondo i revisori, le tariffe del 2025 restano il riferimento per le entrate accertabili nell'anno in corso, mentre il nuovo PEF prevede costi superiori. Il Comune deve quindi quantificare la differenza e individuare le risorse per coprirla, senza compromettere gli equilibri del bilancio.
La domanda, adesso, è concreta: quanto manca davvero per coprire i costi del servizio rifiuti nel 2026? E da quali capitoli del bilancio arriveranno le risorse necessarie?
Il Consiglio comunale è stato convocato nuovamente per venerdì 16 ottobre alle 15.30, con all'ordine del giorno il PEF 2026-2029 e le tariffe Tari.
L'approvazione degli atti dovrà confrontarsi con i rilievi dei revisori e con la necessità di garantire una copertura finanziaria adeguata.
Perché il punto, alla fine, non è soltanto chi abbia vinto lo scontro politico.
È chi pagherà il conto della crisi dei rifiuti e come il Comune intenda garantire il servizio senza scaricare su cittadini e lavoratori le conseguenze dello stallo amministrativo.
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