La Poltrona. I (tanti) nomi in corsa per la presidenza della Regione
La Sicilia non ha ancora due candidati di coalizione, ma ha già una lunga lista di aspiranti presidenti. Ci sono candidature dichiarate, disponibilità condizionate alla chiamata dei partiti e nomi che circolano nelle trattative. Il quadro resta aperto. La scadenza ordinaria delle Regionali è nel 2027; un anticipo rimane un’ipotesi politica.
Schifani vuole il bis, Mulè e Falcone aprono alla candidatura
Nel centrodestra il primo nome rimane quello di Renato Schifani. Il presidente uscente ha rivendicato la prospettiva di un secondo mandato e la necessità di completare il lavoro avviato.
La sua ricandidatura, tuttavia, dovrà essere condivisa dagli alleati. Nei giorni scorsi, il commissario regionale di Forza Italia, Nino Minardo, aveva espresso pubblicamente la necessità di cambiare passo e costruire una proposta politica nuova. Dichiarazioni che avevano aperto una frattura con Schifani.
Il 9 ottobre, però, il segretario nazionale Antonio Tajani è intervenuto a sostegno del presidente, dichiarando che Schifani sarà il candidato di Forza Italia alle prossime Regionali. Resta da chiarire il quadro politico interno al partito e da raggiungere un'intesa con gli alleati. Sul tavolo c'è anche un incontro tra Schifani, Tajani e Minardo.
Intanto, in Forza Italia si è fatta esplicita la disponibilità di Giorgio Mulè. Il vicepresidente della Camera ha ribadito che risponderebbe a una chiamata del partito e del centrodestra.
Alla stessa area appartiene Marco Falcone, eurodeputato ed ex assessore regionale all’Economia, che ha dichiarato di essere a disposizione del partito, della coalizione e del territorio, richiamando il radicamento e la capacità di interpretare le aspettative dei siciliani.
Diversa la posizione di Nino Minardo, che ha preso le distanze dalle ipotesi di una propria candidatura, spiegando di voler continuare il lavoro di parlamentare, presidente della commissione Difesa e dirigente del partito.
Fratelli d’Italia: Musumeci e l’ipotesi Galvagno
Fratelli d’Italia non considera automaticamente assegnata a Forza Italia la candidatura, qualora venisse meno lo Schifani bis. Il commissario Luca Sbardella ha chiarito che il partito porterà proprie proposte al tavolo della coalizione.
Tra i nomi evocati c’è Nello Musumeci. L’ex presidente della Regione si è tirato fuori dalla corsa, come riconosciuto dallo stesso Sbardella, che ha però lasciato aperta la possibilità di provare a convincerlo se la coalizione lo ritenesse necessario.
Nel dibattito è comparso anche Gaetano Galvagno, presidente dell’Assemblea regionale siciliana. Sbardella ne ha riconosciuto il profilo politico, subordinando però ogni valutazione al chiarimento delle vicende giudiziarie che lo riguardano.
La Lega sostiene intanto la riconferma di Schifani, posizione espressa da Luca Sammartino, ma non esclude una propria proposta qualora cambiasse lo scenario.
De Luca: candidato alla Regione, alleato del centrodestra a Roma
Cateno De Luca continua a confermare la propria candidatura alla presidenza della Sicilia. Il leader di Sud chiama Nord mantiene l’opposizione al governo Schifani e sostiene che l’accordo nazionale con Fratelli d’Italia gli lasci autonomia sulle Regionali.
È una posizione particolare nel nuovo quadro politico. L’intesa con il partito di Giorgia Meloni avvicina Sud chiama Nord al centrodestra sul piano nazionale, mentre De Luca rivendica una corsa regionale distinta.
De Luca è quindi un candidato dichiarato, ma non il candidato del centrodestra siciliano. Un’eventuale convergenza richiederebbe un ulteriore accordo.
La Vardera, Di Paola e Bartolo: i nomi già in campo
Sul versante delle opposizioni, Ismaele La Vardera ha annunciato la propria candidatura con Controcorrente e continua a confermarla. La sua proposta è rivolta al campo progressista, ma non ha ancora ottenuto l’investitura dell’intera coalizione. Resta da capire se e come il percorso del movimento possa trovare una sintesi con quello degli altri partiti.
Per il Movimento 5 Stelle è in campo Nuccio Di Paola, coordinatore regionale e vicepresidente dell’Ars. Ha espresso la disponibilità a concorrere per la presidenza e insiste sulla costruzione di un progetto condiviso.
Pietro Bartolo è stato invece lanciato da Matteo Renzi durante la Leopolda del 4 ottobre. L’ex eurodeputato e medico di Lampedusa è la proposta di Italia Viva-Casa Riformista.
Anche Bartolo dovrà misurarsi con il confronto per individuare un candidato unitario: il sostegno della propria area non coincide ancora con quello del campo largo.
Il Partito Democratico non ha formalizzato una candidatura. Circolano i nomi di Antonello Cracolici, Peppe Provenzano e Anthony Barbagallo: tre profili diversi per esperienza, ruolo e rapporti nel partito.
Nell’area progressista vengono valutati anche Emiliano Abramo, della Comunità di Sant’Egidio, e Alfio Mannino, segretario generale della Cgil Sicilia. Sono profili esterni alla dirigenza dem, citati come possibili punti di incontro tra politica e società civile.
Tra i nomi emersi nei mesi scorsi c’è Giuseppe Antoci, eurodeputato del Movimento 5 Stelle. Il suo profilo continua a essere richiamato nelle discussioni sul campo largo, ma Antoci ha finora evitato di annunciare una candidatura, invitando a concentrarsi sui programmi.
Molti nomi, due coalizioni ancora da definire
La partita resta doppia. Il centrodestra deve decidere se confermare Schifani come candidato dell’intera coalizione o aprire il confronto su una nuova guida.
Il centrosinistra deve individuare una candidatura condivisa tra partiti e movimenti, chiarendo anche il metodo: primarie o accordo politico.
La scelta decisiva sarà quella che collegherà un candidato a una coalizione e a un programma riconoscibile.
Perché la Sicilia ha molti aspiranti presidenti, ma deve ancora conoscere quali proposte arriveranno davvero al voto.
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