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14/10/2026 06:00:00

Marsala, non si ferma l'allarme furti e rapine. Nuove segnalazioni, continuano le ronde

A Marsala la paura di subire furti e rapine non si ferma. E neppure le ronde. Anche lunedì 12 ottobre, gruppi di cittadini hanno continuato a sorvegliare le strade e le abitazioni della zona sud, mentre arrivano nuove segnalazioni di presenze sospette e altri episodi di criminalità.

L'ultimo allarme è scattato ieri pomeriggio in contrada Ciancio, dove un uomo e una donna sono stati notati nei pressi di alcune villette. Domenica, intanto, si è verificato un furto a Santo Padre delle Perriere. E dalla zona di Villa Petrosa arriva la testimonianza dell'ex poliziotto Salvatore Adamo, che racconta quanto accaduto alla figlia, trovatasi improvvisamente davanti a uno sconosciuto nei pressi della porta di casa.

Il clima è quello di una città che non riesce più a stare tranquilla. Soprattutto nelle contrade Sud, dove da settimane si susseguono racconti di furti, tentativi di intrusione e movimenti sospetti.

E mentre la Prefetta di Trapani Daniela Lupo invita a denunciare e a non sostituirsi alle forze dell'ordine, una parte dei residenti continua a organizzarsi autonomamente per controllare il territorio.

A Ciancio un uomo e una donna vicino alle villette

L'ultima segnalazione arriva da contrada Ciancio. Nel pomeriggio di martedì 13 ottobre alcuni residenti hanno notato un uomo e una donna aggirarsi nei pressi degli ingressi di alcune abitazioni.

Secondo le testimonianze raccolte, i due si sarebbero allontanati rapidamente dopo essere stati notati. La donna a piedi, l'uomo su un monopattino.

L'episodio ha immediatamente alimentato nuove preoccupazioni, anche perché Ciancio è una delle contrade dove nelle ultime settimane si sono registrati diversi allarmi.

Va precisato, tuttavia, che non ci sono elementi accertati che colleghino le due persone avvistate a furti o tentativi di intrusione. Una precisazione necessaria, soprattutto dopo quanto accaduto domenica sera in via Salemi.

Il rischio, ormai, è che ogni sconosciuto diventi automaticamente un sospettato. E che la paura finisca per trasformare un semplice avvistamento in una certezza di colpevolezza.

Le ronde continuano: cittadini in strada anche ieri notte

Nonostante gli appelli delle istituzioni, proseguono i controlli notturni organizzati spontaneamente da gruppi di cittadini. Residenti che si organizzano per sorvegliare abitazioni, terreni e strade, soprattutto nelle ore notturne.

Una mobilitazione nata dall'esasperazione, ma che presenta rischi evidenti.

Nei giorni scorsi, tra San Silvestro e Ciancio, alcuni cittadini avrebbero fermato un uomo ritenuto sospetto. Sul posto era intervenuta la polizia, senza riscontrare, secondo quanto riferito, elementi che giustificassero i sospetti nei suoi confronti.

È uno degli effetti più preoccupanti di questo clima: chiunque si trovi a transitare di notte in una strada isolata rischia di essere considerato un potenziale ladro.

La vigilanza reciproca tra vicini può certamente aiutare a segnalare tempestivamente situazioni anomale. Ma un conto è osservare e chiamare le forze dell'ordine, un altro è fermare persone, inseguirle o pretendere di accertarne autonomamente le responsabilità.

Domenica un furto a Santo Padre delle Perriere

Alle segnalazioni si aggiunge un altro episodio: domenica si è verificato un furto nella zona di Santo Padre delle Perriere.

Un fatto che contribuisce ad alimentare l'allarme nelle contrade marsalesi, dove la preoccupazione non riguarda soltanto la sottrazione di beni, ma soprattutto il timore di ritrovarsi degli sconosciuti dentro casa.

È questo, infatti, l'elemento che ricorre più spesso nelle testimonianze dei residenti: la paura di un'intrusione mentre si è in casa, magari di sera, con i familiari.

Un timore che sta modificando anche le abitudini quotidiane. C'è chi controlla ripetutamente cancelli e finestre, chi si confronta continuamente con i vicini e chi segue fino a tarda notte le chat di quartiere per conoscere le ultime segnalazioni.

La questione non è soltanto quanti furti vengano commessi. È quanto profondamente il timore dei furti stia condizionando la vita delle persone.

La testimonianza dell'ex poliziotto Salvatore Adamo: la paura arriva anche in famiglia

A raccontare quanto sta accadendo è anche Salvatore Adamo, ex appartenente alla Polizia di Stato, che nei giorni scorsi aveva inviato una lettera per richiamare l'attenzione sulla situazione della sicurezza a Marsala.

Adamo conosce il problema da due prospettive: quella professionale, maturata durante il servizio, e quella personale.

Anche la sua famiglia, infatti, ha vissuto un episodio particolarmente inquietante.

La figlia, nella propria abitazione in contrada Villa Petrosa, si è trovata davanti alla porta di casa uno di questi ladri. La donna è riuscita a chiudersi all'interno dell'abitazione e a chiamare il marito, evitando che la situazione potesse degenerare.

Un'esperienza che racconta bene il senso di vulnerabilità vissuto da tanti residenti.

Adamo conferma che gli episodi segnalati nelle ultime settimane sono numerosi e richiama l'attenzione sulla necessità di affrontare il fenomeno senza sottovalutarlo.

La Prefetta Lupo: «Denunciate. Nessuno si sostituisca alle forze dell'ordine»

Dopo i fatti di via Salemi, lunedì si è riunito il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dalla Prefetta Daniela Lupo, con la partecipazione del Questore, del comandante provinciale dei Carabinieri e, da remoto, della sindaca Andreana Patti.

Dalla riunione è emerso un elemento significativo: alle numerose segnalazioni informali di furti e tentativi di effrazione non corrisponderebbe un numero equivalente di denunce ufficiali.

Un problema che rischia di complicare il lavoro investigativo.

La Prefetta ha ribadito la necessità di denunciare ogni episodio, anche soltanto tentato, affinché le forze dell'ordine possano disporre di informazioni utili per le indagini e per organizzare i servizi di prevenzione. Ha inoltre confermato che proseguono i controlli già predisposti nelle zone interessate.

Ma il passaggio più netto riguarda il rischio della giustizia privata.

«La giustizia sommaria è la negazione dello stato di diritto in cui noi tutti abbiamo il privilegio, sempre più raro, di vivere», ha dichiarato Lupo.

E ancora: «Nessuno pensi di sostituirsi alle Forze dell'Ordine che, sole, sono abilitate all'uso legittimo della forza, sempre e solo nell'interesse pubblico».

Parole che arrivano dopo la folla di via Salemi, ma che riguardano inevitabilmente anche il fenomeno delle ronde notturne.

 

Il problema delle denunce e la distanza tra cittadini e istituzioni

C'è però un punto che merita un approfondimento.

La Prefettura sottolinea che molte segnalazioni non diventano denunce formali. I cittadini, dal canto loro, raccontano di ripetuti interventi delle forze dell'ordine senza che sia stato possibile individuare i responsabili.

Sono due aspetti diversi dello stesso problema.

Per gli investigatori una denuncia è essenziale: permette di ricostruire gli episodi, individuare modalità ricorrenti, acquisire eventuali immagini e testimonianze, cercare collegamenti tra fatti apparentemente isolati.

Per i residenti, invece, ciò che conta è soprattutto il risultato concreto: sapere che qualcuno interviene e che le proprie abitazioni sono protette.

Quando queste due esigenze non riescono a incontrarsi, cresce la sfiducia.

Ed è proprio in questo spazio che prosperano le ronde, le chat di allarme e le ricostruzioni non verificate.

Occorre anche ricordare che le forze dell'ordine non possono privare una persona della libertà sulla base di semplici sospetti. Esistono regole precise per arresti, fermi e perquisizioni. Non sono ostacoli burocratici: sono garanzie che proteggono tutti, anche chi oggi chiede maggiore sicurezza.

 

 Il vice sindaco Salvatore Vullo: «Il territorio non può essere governato dai social»

Il vicesindaco di Marsala Salvatore Vullo, ospite della trasmissione Il Volatore di RMC101, affronta il tema della sicurezza urbana in una fase di forte tensione in città, segnata dalle segnalazioni di furti nelle abitazioni, dalla paura dei residenti e dalle iniziative spontanee di cittadini che hanno cominciato a organizzarsi in ronde notturne. Episodi e racconti che, nelle ultime ore, hanno alimentato un clima di esasperazione, fino a situazioni in cui gruppi di persone avrebbero cercato di farsi giustizia da sé.

Nel corso dell'intervista, Vullo esprime vicinanza a chi ha subito furti e aggressioni, ma mette in guardia dal rischio che la paura si trasformi in una reazione collettiva fuori dal controllo delle istituzioni. Il vicesindaco richiama le competenze dello Stato in materia di ordine pubblico, sollecita una riflessione sull'adeguatezza delle forze di polizia rispetto alle dimensioni del territorio marsalese e rivendica il ruolo dell'amministrazione comunale nel portare le istanze dei cittadini ai tavoli istituzionali.

Le ronde e il rischio di farsi giustizia da soli: «Non può il territorio essere comandato e governato dai social»

È il passaggio centrale dell'intervista. Di fronte alle segnalazioni di furti e alle iniziative spontanee di cittadini che pattugliano le strade, Vullo distingue la legittima richiesta di sicurezza dal rischio di trasformare la rabbia in una forma di giustizia privata. Il riferimento è anche agli episodi di tensione raccontati durante la trasmissione, tra cui quello di una coppia rimasta chiusa in un bed and breakfast, con l'intervento delle forze dell'ordine per metterla in salvo.

Il vicesindaco non minimizza la paura dei residenti, ma sottolinea che individuare presunti responsabili, giudicarli e punirli al di fuori delle procedure previste dalla legge può esporre anche persone innocenti a conseguenze gravissime.

«Io sono sicuramente vicino a chiunque abbia subito un reato, che sia una lesione della persona, che sia la lesione di un bene, dà frustrazione e questa è la massima comprensione».

Poi il passaggio più netto:

«Ma da qui spostare questo tema della sicurezza dai poteri dello Stato ai social è un fatto che in uno Stato di diritto non è accettabile».

E ancora, con un esempio che richiama il rischio di una condanna senza prove e senza processo:

«Voi immaginate se i social individuano, si fanno la legge, cioè c'è la ronda, io individuo, ti condanno, non solo dico che tu sei colpevole senza processo, ma lo condanno, ammazzate e gli do fuoco al danno».

Il ragionamento di Vullo si conclude con una domanda che richiama la responsabilità di tutti davanti al rischio di errori irreparabili: «E se il tizio fosse stato l'innocente che passava lì per caso? Al di là della questione giuridica, ma è una questione morale».

La sicurezza è un compito dello Stato, ma il Comune deve farsi portavoce dei cittadini

Vullo richiama esplicitamente la ripartizione delle competenze istituzionali. La sicurezza e l'ordine pubblico, spiega, spettano allo Stato, attraverso il Governo, il Ministero dell'Interno e le forze dell'ordine, mentre alla magistratura compete accertare le responsabilità e applicare la legge.

Questo non significa, però, che l'amministrazione comunale possa restare estranea a quanto sta accadendo. Il Comune, pur non avendo una competenza diretta generale sull'ordine pubblico, ha il compito di raccogliere le preoccupazioni della comunità e trasferirle alle autorità competenti.

«Se la sicurezza è dovere dello Stato, il contraltare è che è diritto del cittadino essere tutelato».

E sul ruolo dell'amministrazione aggiunge:

«Il Comune c'entra in tutto. C'entra non per competenza diretta, ma per competenza indiretta, perché è la voce di ottantamila persone».

Vullo ringrazia quindi la Prefettura e la Questura per la disponibilità dimostrata nelle occasioni in cui si sono verificati problemi sul territorio, ricordando le convocazioni del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica e il coinvolgimento della sindaca.

Il messaggio è chiaro: la protesta dei cittadini deve trovare una risposta istituzionale, senza che il vuoto percepito sul fronte della sicurezza venga colmato da iniziative autonome e incontrollate.

Organici e territorio: «Bisogna verificare se le forze di polizia sono adeguate»

Tra i punti affrontati dal vicesindaco c'è anche la necessità di capire se le risorse disponibili siano sufficienti a garantire una presenza capillare sul territorio marsalese.

Vullo ricorda che Marsala si estende su una superficie di circa 242 chilometri quadrati. Una dimensione che rende complesso assicurare interventi tempestivi in ogni zona, soprattutto nelle aree periferiche e nelle contrade più distanti dal centro.

«Non so se le altre forze sono adeguate, perché la nostra è una città di duecentoquarantadue chilometri quadrati, che significa che se una pattuglia si trova a margine di Petrosino, per arrivare all'altra parte ci vogliono trenta chilometri».

Il vicesindaco cita anche il rafforzamento organizzativo dell'Arma dei Carabinieri a Marsala, con il passaggio alla struttura del reparto territoriale e un incremento di organico, ma invita a verificare la situazione complessiva delle altre forze di polizia.

«Bisogna portare questa istanza ai livelli istituzionali che sono quelli che ho detto poco anzi, sono quelli che la Costituzione individua e chi è preposto deve capire se in questo momento nel nostro territorio questo grido, che è gestito male negli effetti, però un grido c'è».

È uno dei passaggi più significativi sul piano amministrativo: per Vullo, la tensione sociale che si sta manifestando in città deve diventare una richiesta concreta di verifica delle risorse e della capacità di controllo del territorio.

Furti e segnalazioni: «Voglio parlare fisicamente con chi è stato aggredito»

Il vicesindaco affronta anche il problema della difficoltà di ricostruire con precisione gli episodi denunciati o segnalati dai cittadini. Durante l'intervista viene ricordato come, dopo un appello rivolto dalla redazione a chi avesse subito furti o aggressioni, siano arrivate numerose segnalazioni, senza però che tutti abbiano poi fornito elementi utili per approfondire i singoli casi.

Vullo racconta di essersi recato a Strasatti per incontrare residenti e operatori economici, ascoltando le loro preoccupazioni e raccogliendo le richieste di maggiore sicurezza.

«Io voglio parlare fisicamente con chi è stato aggredito, voglio mappare questi furti e queste rapine».

Il riferimento alla necessità di mappare gli episodi è importante: per affrontare il fenomeno occorre distinguere i fatti accertati dalle segnalazioni, individuare le zone maggiormente interessate e mettere le informazioni a disposizione delle autorità competenti.

Nel corso della visita a Strasatti, Vullo racconta anche di aver incontrato commercianti preoccupati per la sicurezza delle proprie attività. Tra questi, ricorda una gioielleria che sta investendo sul territorio e che chiede garanzie per poter lavorare serenamente.

«Io sono in questo territorio, ho bisogno di sicurezza».

Un'esigenza che, nelle parole del vicesindaco, riguarda non soltanto la tutela delle persone e delle abitazioni, ma anche la possibilità per le attività economiche di continuare a operare senza paura.

 La sicurezza non riguarda soltanto le strade: il problema dei giovani e della scuola

Nell'ultima parte del confronto, Vullo allarga il discorso alla sicurezza nei luoghi frequentati dai giovani e al rispetto delle regole. Il vicesindaco cita un intervento della polizia municipale nella zona dello stadio, dove erano stati segnalati rumori notturni provocati da scooter e microcar, con disagi per i residenti.

Secondo quanto riferito durante l'intervista, nel corso dell'operazione sono stati identificati tra i 40 e i 50 ragazzi. L'amministrazione ha inoltre convocato alcuni genitori, anche attraverso i dati delle targhe dei veicoli utilizzati dai minori.

Vullo collega il tema della sicurezza alla responsabilità educativa delle famiglie e al ruolo della scuola, richiamando anche il caso di Alcamo, dove due collaboratori scolastici sarebbero stati aggrediti da un gruppo di ragazzi e la dirigenza avrebbe deciso di ricorrere alla vigilanza privata.

«Se la scuola non è un luogo sicuro, noi stiamo formando cittadini che domani saranno quelli che faranno quello che abbiamo visto».

E sulla prospettiva di affidare la protezione di luoghi pubblici a soggetti privati, osserva:

«Se la competenza è dello Stato e si delega al privato forse ci dobbiamo porre una domanda. Non abbiamo risposto bene».

Il ragionamento si sposta così dalla repressione dei singoli episodi alla necessità di affrontare anche le cause culturali e sociali dei comportamenti violenti, attraverso il rispetto delle regole, l'educazione civica e la responsabilità degli adulti.