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15/10/2026 08:30:00

Mare Monstrum, le motivazioni su Fazio: «Provato l’accordo corruttivo».

La prescrizione ha cancellato la condanna penale. Ma non il giudizio dei magistrati sui fatti.

Sono state depositate le motivazioni della sentenza d’appello del processo Mare Monstrum nei confronti dell’ex sindaco ed ex deputato regionale Mimmo Fazio. E le 327 pagine della Corte d’Appello di Palermo contengono valutazioni molto nette.

A darne notizia è oggi, 15 ottobre, il Giornale di Sicilia, in un articolo di Fabio Geraci. Il titolo riassume il punto centrale: per i giudici è stato «provato l’accordo corruttivo» tra Fazio e la Liberty Lines.

 

Le 327 pagine della Corte

 

Le motivazioni sono state depositate con circa quindici giorni di anticipo rispetto al termine previsto di novanta giorni. Relatore del provvedimento è il magistrato Mario Conte.

Secondo quanto riporta il Giornale di Sicilia, la Corte parla di una pluralità di comportamenti attraverso i quali Fazio, quando era deputato regionale, avrebbe garantito una tutela costante degli interessi privati della compagnia di navigazione Liberty Lines.

Non semplici interlocuzioni istituzionali, secondo la ricostruzione dei giudici, ma una vera e propria messa a disposizione della funzione pubblica.

Ed è questo il passaggio più pesante delle motivazioni.

 

Il rapporto con Liberty Lines

 

La valutazione della Corte, scrive il Giornale di Sicilia, non si fonda soltanto sulle dichiarazioni dell’armatore Ettore Morace.

Tra gli elementi richiamati c’è anche quanto accadde nel dicembre del 2015 durante una riunione all’assessorato regionale ai Trasporti. Un testimone descrisse allora Fazio come una persona che, più che comportarsi da deputato regionale, appariva agire come il legale della Liberty Lines.

Per i giudici Fazio avrebbe così messo la propria funzione pubblica al servizio degli interessi della società.

Tra gli episodi esaminati figurano l’interessamento per una banchina del porto di Trapani e quello per evitare il trasferimento del dirigente regionale Pietro Re.

 

Le fatture per i lavori negli immobili

 

Un altro capitolo riguarda alcuni lavori eseguiti in immobili riconducibili a Fazio e pagati dalla Liberty Lines.

L’ex deputato aveva sostenuto che quelle somme rappresentassero il compenso per precedenti consulenze professionali svolte in favore di Vittorio Morace.

Una spiegazione che, secondo quanto riportato dal Giornale di Sicilia, non ha convinto la Corte.

I giudici evidenziano infatti che i testimoni sentiti nel dibattimento avrebbero escluso l’esistenza di quel rapporto professionale e che la tesi difensiva non avrebbe trovato riscontri.

 

Stefania Mode e le 800 bottiglie di vino

 

C’è poi il secondo filone, relativo alla società di alta moda Stefania Mode, della quale Fazio era consulente.

La vicenda riguarda l’acquisto di Palazzo Europa, nell’area industriale di Trapani. Secondo la ricostruzione dei giudici, l’allora parlamentare regionale si sarebbe attivato presso la Regione per superare alcuni ostacoli burocratici legati all’operazione.

Ma il passaggio più delicato riguarda un pagamento di circa 35 mila euro effettuato dalla società a una cantina legata alla famiglia dell’ex deputato per la fornitura di 800 bottiglie di vino.

Per la Corte, riferisce ancora il Giornale di Sicilia, quella vendita sarebbe stata in realtà un’operazione commerciale inesistente: il pagamento avrebbe mascherato una tangente.

Anche la successiva fattura di rettifica viene letta dai giudici in termini molto severi: sarebbe servita, secondo la loro ricostruzione, a fornire una giustificazione documentale non corrispondente alla realtà.

 

Prescritto, ma non assolto nel merito

 

È qui che occorre fare chiarezza.

Il 23 luglio scorso la Corte d’Appello aveva dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Il reato, dunque, si è estinto per decorso del tempo.

Ma la prescrizione non equivale a un’assoluzione perché il fatto non sussiste o perché l’imputato non lo ha commesso.

E le motivazioni depositate adesso rendono questa differenza particolarmente evidente: pur non potendo più applicare una pena per il reato prescritto, la Corte ha esaminato gli elementi raccolti nel processo ed espresso valutazioni molto precise sulla vicenda.

 

E nel frattempo Fazio torna candidato

 

Tutto questo avrebbe probabilmente avuto soltanto una rilevanza giudiziaria se, nel frattempo, Mimmo Fazio non avesse deciso di tornare in politica.

Invece il 4 ottobre, durante un evento nella sua cantina, l’ex sindaco ha rotto gli indugi: si candiderà nuovamente alla guida di Trapani.

Fazio aveva detto di non volere attendere neppure il deposito delle motivazioni prima di sciogliere la riserva.

Adesso le motivazioni sono arrivate.

E sono destinate inevitabilmente a entrare nella campagna elettorale già cominciata con enorme anticipo per Palazzo d’Alì.

Fazio, sindaco dal 2001 al 2012, proverà per la quarta volta a conquistare la guida della città. Nel 2017 era risultato il candidato più votato al primo turno, prima che l’inchiesta Mare Monstrum sconvolgesse la competizione elettorale e lo portasse a ritirarsi.

Nove anni dopo torna sulla scena.

La prescrizione gli consente di farlo senza la condanna che incombeva sul suo futuro politico. Ma le 327 pagine depositate dalla Corte d’Appello raccontano anche l’altra metà della storia.

Ed è una metà che, da oggi, accompagnerà inevitabilmente la sua nuova corsa a sindaco.