Renato Schifani ottiene il sostegno per continuare a governare, ma sulla possibilità di guidare ancora il centrodestra alle prossime Regionali non arriva la risposta che cerca.
Il vertice romano con Antonio Tajani contiene il rischio di una rottura immediata e lascia aperto il problema politico che ha acceso lo scontro dentro Forza Italia: chi deciderà il futuro della coalizione in Sicilia e quale spazio avrà l’attuale presidente?
Nella comunicazione ufficiale diffusa dopo l’incontro del 13 ottobre, il segretario nazionale riconosce il lavoro svolto da Schifani, con un riferimento al risanamento dei conti, e lo invita a portare avanti il programma. Nella stessa nota, però, sostiene anche il commissario regionale Nino Minardo e il rinnovamento del partito.
La distinzione tra il sostegno all’esecutivo e la scelta del prossimo candidato pesa sui rapporti interni agli azzurri. Schifani rivendica i risultati dell’amministrazione e punta a trasformarli nella ragione politica per ottenere un secondo mandato. Il partito nazionale, per il momento, gli riconosce la fiducia necessaria a proseguire, senza impegnarsi pubblicamente sul bis.
Dal passaggio romano esce confermato anche Minardo. Tajani gli affida il compito di proseguire il rinnovamento, allargare le liste alla società civile e coinvolgere nuovi candidati.
Sullo sfondo prende consistenza anche il nome di Marco Falcone. Da Taormina, il capodelegazione di Forza Italia al Parlamento europeo Fulvio Martusciello ne valorizza il profilo e i risultati. Un sostegno che alimenta il dibattito sulla successione, pur senza costituire una candidatura ufficiale.
All’Ars il margine si riduce a tre voti
Le tensioni politiche accompagnano intanto l’esame della maxi manovra regionale. Il testo vale circa mezzo miliardo di euro e comprende 126 articoli, sui quali incombe la possibilità di ampi stralci.
Un primo segnale della difficoltà arriva dal voto sulla pregiudiziale presentata dalle opposizioni: 23 favorevoli e 26 contrari. Il governo supera il passaggio con appena tre voti di margine.
Un risultato che mostra quanto siano delicati gli equilibri nella gestione dell’Aula.
Il caso Giglio e il futuro dei fedelissimi
Accanto alla battaglia sulla candidatura si apre quella sugli incarichi. Alla Fondazione Giglio di Cefalù, le dimissioni del presidente Victor Mario Di Maria e dei consiglieri Emiliano Maiani e Simona Vicari determinano la decadenza del consiglio di amministrazione e la necessità di ricostituirlo.
Vicari era stata designata dall’Asp di Palermo, Maiani da UniCamillus e Di Maria dalla presidenza della Regione. Il rinnovo assume un rilievo politico anche per la vicinanza di Vicari al governatore.
La crisi entra dunque in una fase meno esposta, ma ancora incerta. Schifani vuole completare il mandato e difendere la propria prospettiva politica; Minardo prosegue la riorganizzazione di Forza Italia; altri protagonisti costruiscono consenso.
Nel frattempo, la Sicilia attende che questa competizione produca una maggioranza capace di approvare la manovra e assumersi la responsabilità delle proprie scelte.