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15/10/2026 06:00:00

Sanità. Quasi una famiglia su cinque in Sicilia rinuncia a visite e controlli, costano troppo

Il diritto alla salute passa anche dai conti di casa. E per la Sicilia, dove la spesa media delle famiglie resta nettamente inferiore a quella nazionale, i nuovi dati Istat aprono una questione che va oltre l’andamento dei consumi: quanto spazio rimane nei bilanci domestici per sostenere visite, controlli e altre necessità sanitarie?

 

Nel 2025 le famiglie siciliane hanno registrato una spesa media complessiva di 2.304,98 euro al mese, contro i 2.366,38 dell’anno precedente. Una flessione del 2,6%, che non risulta statisticamente significativa, ma si inserisce in un divario territoriale evidente: nell’Isola si spendono circa 477 euro al mese in meno rispetto alla media italiana. La Sicilia è al quart’ultimo posto tra le regioni per livello di consumo.

 

La salute dentro i conti di casa

Secondo l’indagine Istat, il 19,6% delle famiglie dichiara di aver limitato la spesa per visite mediche e accertamenti periodici rispetto all’anno precedente. Il 5,8% l’ha aumentata, mentre il 74,6% ha mantenuto le proprie abitudini.

Quasi una famiglia su cinque, dunque, ha contenuto questa voce di bilancio.

Il confronto territoriale aiuta a comprendere perché il tema interessi particolarmente l’Isola. Nelle due regioni insulari, Sicilia e Sardegna, alimentari e bevande analcoliche assorbono il 24,1% dei consumi familiari, contro il 19,8% nazionale. Una quota maggiore della spesa è quindi destinata a esigenze essenziali.

Questi numeri non misurano direttamente quanto ogni famiglia possa permettersi di spendere per la salute. Indicano però un contesto nel quale una spesa sanitaria aggiuntiva può richiedere una revisione delle altre uscite.

Per la Sicilia, la domanda da porre alle istituzioni è concreta: come garantire che la disponibilità economica non diventi un ostacolo all’accesso tempestivo alle prestazioni?

La lieve flessione nazionale

Nel complesso, la spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie italiane passa dai 116,22 euro mensili del 2024 ai 113,18 del 2025. Sono circa tre euro in meno, una variazione che non autorizza a parlare di un crollo e che si colloca nella sostanziale stabilità della spesa non alimentare rilevata dall’Istat.

Il punto più rilevante riguarda dunque i comportamenti: diminuisce la quota di famiglie che mantiene inalterate le proprie abitudini di spesa in ambito sanitario.

Questi esborsi, va ricordato, sono distinti dal finanziamento del Servizio sanitario pubblico.

 

Gli anziani e la risposta dei servizi

La salute pesa soprattutto nei nuclei anziani. A livello nazionale, le coppie senza figli con persona di riferimento di almeno 65 anni destinano alla sanità circa 164 euro al mese; per gli anziani soli la media è di 104 euro.

Per la Sicilia, il rapporto offre quindi uno spunto preciso: affiancare alla lettura dei consumi una verifica dell’accesso ai servizi.

Disponibilità delle prestazioni, tempi di attesa e tutela delle persone economicamente più fragili sono i terreni sui quali valutare la risposta pubblica.

Perché una minore spesa familiare può avere spiegazioni diverse. Assicurare che non nasconda un bisogno sanitario rimasto senza risposta è il compito delle istituzioni.