Dalla sicurezza a scuola al clima, gli studenti si mobilitano: a Trapani e Erice la voglia di contare
Dallo sciopero per il clima alla protesta allo Sciascia-Bufalino, i giovani rivendicano il diritto di essere ascoltati.
Sullo sfondo, i grandi temi come il conflitto in Palestina, i diritti LGBQT+ e la richiesta di un futuro più giusto.
Dalla sicurezza degli edifici scolastici alla difesa del pianeta, passando per le grandi questioni internazionali: sono queste le generazioni che si informano, cercano di costruire una coscienza critica e difendono i propri diritti.
C’è chi guarda ai grandi orizzonti, come la salvaguardia dell’ambiente, e chi parte dalla quotidianità, chiedendo scuole sicure e risposte concrete. A Trapani e a Erice, in due giornate consecutive, gli studenti sono tornati a far sentire la propria voce.
Fridays for Future
Oggi, venerdì 16 ottobre, gli studenti delle scuole superiori trapanesi sono scesi in piazza per il clima con Fridays For Future, nell'ambito dello sciopero nazionale promosso dal movimento ambientalista. Una mobilitazione che ha coinvolto numerose città italiane e che quest'anno si è caricata delle preoccupazioni per un'estate segnata dal caldo estremo e dagli effetti sempre più evidenti della crisi climatica.
Lo slogan scelto a livello nazionale, «Questo clima non è vita», riassume le ragioni della protesta: chiedere politiche ambientali più incisive, contrastare il ricorso ai combustibili fossili e fermare scelte economiche che, secondo gli attivisti, continuano a mettere il profitto davanti alla tutela del pianeta. Il movimento richiama anche le conseguenze sociali della crisi climatica, dalle ondate di calore alla siccità, fino agli eventi meteorologici estremi.
A Trapani il corteo è partito da piazza Vittorio Emanuele, attraversando alcune delle principali strade del centro, per raggiungere piazza ex Mercato del pesce, dove si sono svolti gli interventi conclusivi.
«Il nostro pianeta è il nostro futuro», ha dichiarato una delle referenti, Monica Barone del Liceo di Scienze Umane, richiamando la necessità di salvaguardare l'ambiente dalle guerre e dalle politiche orientate soltanto all'arricchimento.
Tra le preoccupazioni dei giovani anche il conflitto in Palestina, i diritti LGBQT+, le energie rinnovabili.
La mobilitazione si inserisce in una stagione di proteste studentesche che intrecciano ambiente, giustizia sociale e solidarietà internazionale.
Per gli attivisti manifestare non significa perdere tempo, ma partecipare alla vita pubblica e chiedere alle istituzioni risposte concrete.
I cartelloni posati a terra colorano piazza Vittorio Emanuele, gli striscioni fremono scanditi dagli slogan ed un fiume di circa 200 ragazzi ha testimoniato, per qualche ora, la bellezza di una gioventù che spera e vuole impegnarsi per un futuro migliore.
Una bellezza che inciampa, d'un tratto, in calcinacci che provengono dal prospetto di Palazzo Cavarretta, che hanno rischiato di cadere sulle teste dei manifestanti.
E forse non c'è niente di più potente e simbolico di questa immagine, di "pezzi" del palazzo della politica - di quei "poteri" di cui gli studenti lamentano l'indifferenza e reclamano attenzione - che si sbriciola davanti ad una generazione che si mostra più consapevole di ha l'ambizione di rappresentarla.
A Erice la protesta per la sicurezza
Ma il tema della sicurezza, in modo meno metaforico e molto più concreto, compare prepotentemente un giorno prima.
Infatti, giovedì 15 ottobre, la mobilitazione aveva riguardato una questione più immediata: le condizioni degli ambienti scolastici.
Alcuni studenti dell'Istituto superiore "Sciascia-Bufalino", nella sede di via Cesarò a Erice, hanno scelto di non entrare in classe per protestare contro le criticità segnalate.
Il dirigente scolastico ha ribadito la propria disponibilità al dialogo, osservando che la protesta sarebbe partita senza un preventivo confronto con la dirigenza. Restano da chiarire nel dettaglio i problemi denunciati dai ragazzi e gli interventi eventualmente necessari.
Per le opere strutturali negli edifici delle scuole superiori la competenza è del Libero Consorzio Comunale di Trapani.
Due battaglie, una richiesta
Clima e sicurezza scolastica sono temi diversi, ma raccontano una stessa esigenza: essere ascoltati. Da una parte il futuro del pianeta, dall'altra il diritto a studiare in ambienti adeguati.
Chissà, forse proprio per cambiarlo questo mondo.
La partecipazione giovanile non si deve esaurire peò in un corteo o nella scelta di non entrare in classe. Deve misurarsi anche nella capacità delle istituzioni di rispondere alle domande, verificare le criticità e trasformare le proteste in occasioni di confronto, di approfondimento.
Deve essere occasione per stimolare nei giovani la cittadinanza attiva e non pretesto, per gli adulti, di sfilare accanto a loro e rubare una inquadratura.
Perché la coscienza critica si costruisce anche così: interrogando il presente, prendendo posizione e rifiutando l'idea che i problemi siano inevitabili.
Senza vergogna di fare sventolare una bandiera che quelle idee - giovani, di speranza e di avvenire - le affida al vento.
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