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16/10/2026 12:24:00

Trapani, una muraglia di rifiuti davanti al Centro Nino Via: il degrado che offende la memoria

Una montagna di rifiuti davanti a un luogo che porta il nome di un ragazzo morto per aiutare un'altra persona. 

 

Sacchi, divani, mobili, frigoriferi e materiali di ogni genere si sono accumulati lungo il perimetro esterno del Centro Nino Via, a Trapani, fino a coprire quasi interamente la recinzione sul lato di via Teocrito.

 

 Il marciapiede è praticamente ingoiato dai rifiuti. E quello che dovrebbe essere uno spazio pubblico restituito alla comunità è diventato una discarica a cielo aperto.

 

Una situazione che va oltre il semplice problema del decoro urbano. Perché qui non si parla soltanto di spazzatura abbandonata, ma anche del rispetto dovuto a una memoria che la città ha scelto di custodire attraverso l'intitolazione di una struttura pubblica.

 

Il Centro Nino Via si trova in un'area di proprietà del Comune di Trapani e ospita, al piano terra, gli uffici dei Servizi sociali, un punto di riferimento per i cittadini che hanno bisogno di assistenza e sostegno. 

 Per anni la struttura è stata anche un riferimento per il comitato di quartiere di Rione Palme, con iniziative e momenti ricreativi, molti dei quali dedicati ai bambini.

 

Oggi, invece, chi passa da via Teocrito si trova davanti a una recinzione quasi sommersa dai rifiuti. Non si tratta di qualche sacchetto lasciato fuori posto: gli accumuli comprendono ingombranti ed elettrodomestici, insieme a una quantità di sacchi il cui contenuto non è sempre riconoscibile dall'esterno.

 

Nino Via, simbolo di cittadinanza attiva

C'è una ragione precisa per cui questa situazione offende in modo particolare. 

 

Antonino Via aveva 22 anni quando, la sera del 5 gennaio 2007, intervenne per aiutare un collega aggredito da rapinatori armati, nei pressi del centro commerciale in cui lavorava. Fu ucciso con un colpo di pistola.

Per quel gesto di altruismo e coraggio gli fu conferita la Medaglia d'oro al valor civile alla memoria. 

Nino non si era voltato dall'altra parte davanti a una persona in difficoltà. Aveva scelto di intervenire, mettendo a rischio la propria vita. Aveva scelto di essere cittadino dalla parte giusta della città.

 

La sua storia è diventata negli anni un esempio per la comunità trapanese, un richiamo concreto ai valori della solidarietà e del senso civico. Proprio per questo, vedere il perimetro della struttura che porta il suo nome ridotto in queste condizioni restituisce un contrasto difficile da ignorare.

 

Non è necessario trasformare il degrado in una polemica simbolica per riconoscere il problema: un luogo pubblico intitolato a un giovane insignito della più alta onorificenza civile per il suo altruismo merita attenzione, manutenzione e rispetto. E chi abbandona rifiuti in quel punto non danneggia soltanto l'ambiente urbano, ma contribuisce a svilire uno spazio che dovrebbe rappresentare un patrimonio condiviso.

 

Non è soltanto una questione di raccolta

C'è poi una precisazione importante. Gli accumuli non possono essere attribuiti semplicemente allo sciopero dei lavoratori dell'igiene ambientale dei giorni scorsi. Sono il frutto di una situazione formatasi nel corso di più giorni, con rifiuti già presenti prima dell'astensione dal lavoro.

 

Il problema riguarda anche il progressivo indebolimento del servizio di potenziamento della raccolta degli ingombranti e delle bonifiche, finito al centro delle questioni legate al Pef, il Piano economico-finanziario del servizio rifiuti. La necessità di intervenire continuamente nelle aree trasformate in discariche abusive assorbe personale e risorse. Se i passaggi diminuiscono o gli interventi si diradano, gli accumuli possono crescere fino a diventare vere e proprie montagne di spazzatura.

 

Questo, però, non cancella la responsabilità di chi abbandona illegalmente mobili, elettrodomestici e sacchi di rifiuti. Il mancato conferimento corretto non diventa legittimo perché il servizio di raccolta è in difficoltà. Allo stesso tempo, una gestione efficace dell'igiene urbana deve riuscire a prevenire il ripetersi delle discariche, intervenire tempestivamente e individuare, quando possibile, i responsabili.

A Rione Palme il fenomeno viene segnalato in più punti: via Verdinois, via Emilio D'Angelo, il perimetro del Centro Nino Via e via Michele Amari, nella zona retrostante la piscina di via Tenente Alberti. 

Luoghi che si trasformano ripetutamente in aree di conferimento abusivo, anche poco dopo le operazioni di pulizia.

Il risultato è un circolo vizioso: qualcuno abbandona i rifiuti, il Comune deve organizzare la bonifica, le risorse pubbliche vengono impiegate per rimuovere ciò che non avrebbe dovuto essere lasciato lì e, dopo poco, il problema può ripresentarsi.

 

Dal .">boschetto di via Salemi al Centro Nino Via: cambia il luogo, ma non il problema.

Anche lì, all'ingresso di un'area verde pubblica, la scena é paradossale: i mastelli della raccolta differenziata vuoti e puliti, mentre tutto intorno si accumulavano bottiglie, lattine, confezioni alimentari, plastica e persino un piano cottura abbandonato. 

Due luoghi diversi, due situazioni con caratteristiche differenti, ma una questione comune: lo spazio pubblico trattato come se fosse privo di proprietario e di valore. 

 

Nel caso di via Salemi, i contenitori disponibili non hanno impedito l'abbandono dei rifiuti a terra. Davanti al Centro Nino Via, invece, l'accumulo di ingombranti ha finito per cancellare persino il marciapiede e nascondere la recinzione.

 

Non tutto può essere ricondotto alla stessa causa, né si può stabilire quanto incidano, nei singoli casi, la frequenza della raccolta e le carenze dei servizi. Ma entrambe le situazioni pongono una domanda che riguarda tutta Trapani: quanto costa alla collettività continuare a ripulire gli stessi luoghi, senza riuscire a impedire che tornino a essere utilizzati come discariche?

 

Perché il conto delle bonifiche ricade sui cittadini.

Ed é un conto a sei zeri annui.

Ogni intervento di rimozione degli ingombranti richiede mezzi, personale e risorse economiche. Quando una zona viene ripulita e, dopo poche ore o pochi giorni, si riempie nuovamente, il costo si ripete. A sostenerlo è la collettività attraverso la fiscalità comunale e, nel quadro del servizio rifiuti, la Tari.

 

Il peso ricade anche su chi rispetta il calendario della raccolta differenziata, conserva in casa gli ingombranti in attesa del corretto conferimento e paga regolarmente la tassa. Non è soltanto una questione di equità fiscale: è il funzionamento stesso del servizio pubblico a essere messo sotto pressione quando le bonifiche diventano una risposta permanente anziché uno strumento per affrontare situazioni eccezionali.

 

La domanda per l'amministrazione è concreta: quando sarà ripulita l'area di via Teocrito e quali misure verranno adottate per evitare che la situazione si ripeta?

Perché il Centro Nino Via non può restare circondato dai rifiuti. E perché, dopo il boschetto di via Salemi, questa nuova immagine dimostra che il problema non si esaurisce con una singola bonifica. Occorre restituire dignità ai luoghi, ma anche impedire che vengano nuovamente trasformati in pattumiere a cielo aperto.

 

A maggior ragione quando, su quella struttura, è scritto il nome di un ragazzo che merita di essere ricordato non soltanto nelle cerimonie, ma anche nella cura quotidiana degli spazi pubblici della città.