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16/10/2026 06:00:00

Trapani, il caso Fazio / 1: «Accordo corruttivo e messa a libro paga». Dalla Mercedes ai lavori a casa

Le motivazioni della sentenza d’Appello ricostruiscono il rapporto tra l’ex sindaco e la Liberty Lines. Il reato è prescritto, ma i giudici escludono l’assoluzione nel merito. Auto aziendale, fatture per le ristrutturazioni, assunzioni, biglietti e materiale elettorale: ecco cosa contengono le 327 pagine.

 

Il tempo ha chiuso il processo penale. Non ha cancellato i fatti, almeno secondo i giudici.

Nelle 327 pagine delle motivazioni del processo Mare Monstrum, la Corte d’Appello di Palermo scrive che non esistono gli elementi per assolvere nel merito Mimmo Fazio e che la ricostruzione del Tribunale di Trapani è fondata su elementi «di fatto e di diritto insuperabili».

Poi arriva la conclusione più pesante: per i giudici è provato l’«accordo corruttivo» con la Liberty Lines e la «messa a libro paga» dell’allora deputato regionale, finalizzata alla tutela continua degli interessi privati della società.

Non sono formule giornalistiche. Sono le parole della sentenza.

La prescrizione ha evitato la pena. Ma la Corte non ha accolto la richiesta di assoluzione avanzata dalla difesa. E le motivazioni arrivano proprio mentre Fazio ha anticipato la sua nuova candidatura a sindaco di Trapani.

 

Prescritto, ma non assolto

 

Il primo punto va chiarito subito.

La Corte d’Appello ha dichiarato estinti i reati per intervenuta prescrizione. Nello stesso tempo, però, ha scritto che non vi erano elementi per pronunciare un’assoluzione nel merito e che l’ipotesi alternativa proposta dalla difesa non risultava adeguatamente dimostrata.

Secondo il Collegio, la ricostruzione compiuta in primo grado è «assai precisa» e fondata su prove che l’atto d’appello non è riuscito a superare.  

La Corte non ha accolto tutto ciò che chiedeva l’accusa. Il pubblico ministero voleva infatti il riconoscimento della più grave corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, prevista dall’articolo 319 del codice penale.

I giudici hanno invece confermato la qualificazione stabilita in primo grado: corruzione per l’esercizio della funzione, articolo 318. 

 

Il rapporto con i Morace

 

Il legame tra Fazio e la famiglia Morace non nasce quando l’ex sindaco entra all’Assemblea regionale.

La sentenza ricostruisce un rapporto iniziato nel 2001, anno del primo mandato di Fazio a Palazzo d’Alì, e diventato più stretto dal 2008, quando l’allora sindaco consigliò a Vittorio Morace la strategia legale da seguire in un contenzioso contro la Regione.

Quel giudizio si concluse con un importante ristoro economico per la compagnia, quantificato dallo stesso Fazio in circa nove milioni di euro.

Da quel momento, raccontò l’ex sindaco durante il processo, il rapporto si trasformò: non soltanto amicizia, ma anche consigli su questioni personali, societarie, relative alla Ustica Lines e perfino al Trapani Calcio.

Una collaborazione fiduciaria, quotidiana e mai regolata da un incarico scritto.  

È proprio qui che si colloca la linea difensiva: secondo Fazio, i rapporti economici con la famiglia Morace non erano il prezzo della sua attività politica, ma il riconoscimento di vecchie consulenze e consigli professionali.

Per la Corte, però, questa spiegazione non regge.

 

«Più che deputato, sembrava il legale della Liberty»

 

Uno dei passaggi centrali riguarda la riunione del 3 dicembre 2015 all’assessorato regionale ai Trasporti.

La Liberty Lines era impegnata in una durissima vertenza con la Regione, dopo l’avvio della procedura di annullamento di un bando per i collegamenti marittimi con le isole minori.

Fazio partecipò all’incontro in qualità di deputato regionale eletto nel territorio trapanese. Ma, secondo le testimonianze ritenute attendibili dalla Corte, il suo atteggiamento non fu quello del parlamentare interessato al servizio pubblico.

L’allora assessore Giovanni Pistorio lo descrisse così: «Più che un deputato regionale si comportava come fosse il legale della Liberty».

La dirigente Dorotea Piazza disse di avere percepito in Fazio una forte solidarietà verso la società, che rischiava di subire una rilevante perdita economica.  

La difesa ha ricordato che alla riunione era presente anche un altro deputato trapanese, Mimmo Turano. La Corte osserva però che soltanto nel comportamento di Fazio i testimoni individuarono una posizione apertamente schierata a favore della compagnia.

 

Quel «noi» nelle intercettazioni

 

Per i giudici è importante anche il linguaggio usato da Fazio nelle conversazioni con Ettore Morace.

Quando l’armatore gli parlò di un’interrogazione parlamentare sui costi dei collegamenti marittimi, Fazio si riferì all’iniziativa come a qualcosa rivolto contro Morace e, subito dopo, corresse: contro «noi».

Una parola. Ma per la Corte particolarmente significativa.

Quel «noi», scrivono i giudici, rende evidente la cointeressenza e il senso di appartenenza dell’allora deputato alle vicende della società.

La questione decisiva, secondo il Collegio, è la presenza continua di Fazio negli affari della Liberty Lines. Una presenza che dimostrerebbe come la funzione pubblica fosse stata «asservita» agli interessi privati della compagnia, della quale l’ex sindaco sembrava sentirsi parte.  

 

La «vendita della funzione»

 

Le motivazioni passano in rassegna emendamenti, disegni di legge, interlocuzioni con assessori e dirigenti, incontri e interventi amministrativi.

La difesa ha sostenuto che diverse iniziative legislative non favorivano affatto la Liberty Lines e, in alcuni casi, potevano persino andare in una direzione contraria agli interessi della compagnia.

Per la Corte, tuttavia, il punto non è soltanto il risultato finale dei singoli provvedimenti.

Ciò che conta è il comune denominatore: Fazio si sarebbe attivato ripetutamente su questioni funzionali agli interessi della società.

È in questo passaggio che i giudici parlano di «vendita della funzione», ricordando anche la frase pronunciata in commissione da un altro deputato: alla Liberty Lines, disse, bastavano già tre avvocati.  

 

La banchina e il dirigente da non trasferire

 

Tra gli episodi considerati più significativi c’è quello della banchina del porto di Trapani utilizzata dalla Liberty Lines per il proprio cantiere.

Fazio organizzò nella sua segreteria politica un incontro tra il dirigente dell’Irsap Pietro Re e i legali della compagnia. Seguì poi la pratica attraverso numerosi contatti telefonici.

Quando si prospettò il trasferimento di Re, l’ex deputato intervenne presso l’assessore regionale competente e il suo capo di gabinetto perché il dirigente restasse a Trapani abbastanza a lungo da completare le procedure.

Secondo la difesa, Fazio si muoveva per assicurare efficienza e trasparenza all’ufficio.

La Corte dà una lettura opposta: considera la vicenda la dimostrazione più evidente della commistione tra interesse pubblico e interesse privato e descrive Fazio come portavoce «de facto» delle istanze della compagnia.  

 

La Mercedes della compagnia

 

E poi ci sono le utilità.

Il capo d’imputazione, interamente richiamato nelle motivazioni, elenca innanzitutto una Mercedes GLA 220 CDI 4 Matic, nella disponibilità della Liberty Lines attraverso un contratto di leasing e concessa gratuitamente a Fazio.

Il valore di mercato era indicato in circa 40 mila euro.

Alessandro Forino, all’epoca dirigente amministrativo della compagnia, dichiarò che l’auto era stata acquistata per decisione di Vittorio Morace e consegnata direttamente a Fazio. Leasing, bollo e assicurazione erano sostenuti dall’azienda; carburante e manutenzione ordinaria, secondo la testimonianza, restavano a carico dell’utilizzatore.  

La difesa ha sostenuto che l’automobile fosse stata inizialmente acquistata per un’altra persona e che Fazio la utilizzasse raramente, soltanto quando la sua Alfa Romeo aveva problemi.

Diversi dipendenti delle Cantine Fazio hanno confermato che la Mercedes rimaneva spesso ferma e coperta.

La circostanza, però, non ha modificato la valutazione finale della Corte sull’esistenza delle utilità e sul loro collegamento con il rapporto instaurato con la compagnia.

 

Assunzioni, viaggi e biglietti allo stadio

 

L’elenco contenuto nel capo d’imputazione comprende anche l’assunzione a tempo determinato di un nipote di Fazio e quella di altri soggetti da lui segnalati.

Sono indicati inoltre colloqui di lavoro organizzati per ulteriori persone raccomandate, biglietti gratuiti sugli aliscafi per le Egadi e ingressi omaggio al Provinciale per le partite del Trapani Calcio, da distribuire ad amici, parenti e conoscenti.

C’è anche la possibilità concessa a Fazio di incontrare i dipendenti della Liberty Lines, all’interno dell’azienda, durante lo scambio degli auguri natalizi del 2016, quando era già in preparazione la campagna elettorale per le amministrative.  

Questi elementi sono richiamati nella ricostruzione complessiva del rapporto. Il nucleo probatorio sul quale insiste maggiormente la Corte resta però quello delle fatture, dei pagamenti e dell’attività svolta a favore della società.

 

I lavori nelle case pagati dalla Liberty

 

Le motivazioni dedicano molte pagine ai lavori eseguiti nell’abitazione di Fazio in piazza Locatelli, nella struttura ricettiva situata nello stesso palazzo e nella casa della suocera.

I lavori furono eseguiti da diverse imprese, ma fatturati e pagati dalla Liberty Lines.

Nel fascicolo compaiono serramenti, impianti, lavori di pitturazione, manutenzioni e riparazioni di balconi. Secondo la ricostruzione del Tribunale, fatta propria dalla Corte, alcune imprese non avevano mai eseguito lavori per la compagnia di navigazione: avevano operato esclusivamente negli immobili riconducibili a Fazio e ai suoi familiari.  

Le fatture intestate alla società risalgono a più anni. Il capo d’imputazione indica 48.506 euro nel 2016, oltre a precedenti pagamenti per 95.160 euro nel 2014 e 4.500 euro nel 2015.  

In un caso, relativo a una fattura per porte e serramenti, la sentenza ricostruisce anche la consegna a Fazio di una busta contenente 20.020 euro in contanti, provenienti da una somma pagata dalla Liberty Lines per un acquisto che, secondo l’accusa accolta dai giudici, non era mai stato realmente effettuato per l’azienda.  

 

Le tre spiegazioni di Fazio

 

Fazio non ha negato l’esistenza delle fatture intestate alla Liberty Lines per lavori eseguiti nei propri immobili.

Ha però sempre negato che costituissero il prezzo della sua attività politica.

Nel corso del procedimento ha fornito, secondo la Corte, spiegazioni diverse.

In una prima fase sostenne che si trattava di compensi per attività professionali che non poteva fatturare direttamente perché non era più iscritto all’Albo degli avvocati.

Successivamente introdusse la vicenda della “scommessa” con Vittorio Morace: Fazio avrebbe consigliato alla compagnia di agire contro la Regione per recuperare somme dovute e Morace gli avrebbe promesso il dieci per cento dell’importo incassato in caso di vittoria.

Secondo la difesa, i pagamenti dei lavori rappresentavano dunque il riconoscimento di quel credito.

La Corte osserva però che le prime fatture risalgono a un periodo precedente alla vittoria nel giudizio. Ritiene inoltre non provata l’esistenza di un vero rapporto professionale capace di giustificare tutti quei pagamenti.

Per i giudici, la successione di spiegazioni — prima il silenzio, poi i vecchi crediti professionali, infine la scommessa — rende corretti i dubbi già manifestati dal Tribunale.  

 

I diecimila euro per la campagna elettorale

 

Un altro capitolo riguarda la campagna elettorale del 2017.

Secondo la sentenza, parte del materiale di propaganda destinato alla candidatura di Fazio sarebbe stato fatturato alla Liberty Lines come se fosse stato ordinato dalla società.

Il valore indicato è di almeno 10 mila euro.

Lo stesso Fazio, durante il processo, riconobbe che il materiale era destinato alla propria campagna e che la fattura era stata intestata alla compagnia, sostenendo ancora una volta che il pagamento rientrasse nel credito professionale vantato nei confronti della famiglia Morace.  

Per i giudici, invece, anche questo pagamento si inserisce nel sistema di utilità riconosciute in cambio della messa a disposizione della funzione.

 

Le accuse di Ettore Morace

 

La difesa ha cercato di demolire l’attendibilità di Ettore Morace.

L’armatore, inizialmente, aveva escluso che Fazio avesse favorito la Liberty Lines. In interrogatori successivi cambiò versione, sostenendo che i pagamenti costituivano anche il riconoscimento dell’attività svolta dal deputato in favore della società.

Secondo i legali di Fazio, Morace aveva accusato l’ex sindaco per ottenere vantaggi giudiziari.

La Corte non accoglie questa tesi.

Osserva che non sono state indicate specifiche ragioni di astio o rancore e che le dichiarazioni dell’armatore trovano numerosi riscontri esterni: testimonianze, intercettazioni, fatture, incontri e interventi presso gli uffici regionali.  

 

«Provato l’accordo corruttivo»

 

Alla fine delle 327 pagine, il giudizio è netto.

La Corte ritiene provato l’accordo in base al quale Fazio si sarebbe impegnato a tutelare gli interessi della Liberty Lines.

Parla di una pluralità di condotte di «messa a libro paga» del parlamentare, finalizzate a garantire una protezione continua della società, soprattutto quando i suoi interessi rischiavano di essere messi in discussione.

E considera provato anche il rapporto tra quelle attività e le utilità ricevute durante l’intera legislatura regionale, dal 2012 al 2017.  

Poi arriva la prescrizione.

Il reato è estinto, la pena non può più essere eseguita e Mimmo Fazio può tornare nell’arena politica. Ma non c’è stata un’assoluzione nel merito.

Anzi, nelle motivazioni che accompagneranno inevitabilmente la sua nuova candidatura a sindaco, i giudici hanno scritto l’esatto contrario.

 

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