Trapani, Angela Grignano a Parigi per il processo. Ma sulle decadenze cala il gelo
«Io non sono il mio incidente».
Angela Grignano lo ha detto ieri sera in Consiglio comunale, ricordando di aver dovuto combattere per anni non soltanto contro le conseguenze fisiche e psicologiche dell’esplosione di Parigi, ma anche contro il rischio di essere identificata per sempre con quella tragedia.
Ieri, però, la sua storia personale è tornata inevitabilmente dentro Palazzo Cavarretta, intrecciandosi con una delle vicende politiche più controverse dell’attuale consiliatura: la procedura per la decadenza di alcuni consiglieri comunali di maggioranza: A crea Genco, Giovanni Parisi, Vincenzo Guaiana e la stessa Angela Grignano .
Grignano ha chiesto di rinviare la discussione, in modo da poter essere presente in aula al momento del confronto e del voto.
Non soltanto per difendere la propria posizione, ma anche per partecipare alla discussione sulle decadenze dei colleghi.
Dal 20 ottobre sarà infatti a Parigi per seguire, in qualità di parte civile, il processo per l’esplosione di rue de Trévise del 12 gennaio 2019. Le udienze sono previste fino al 7 dicembre.
Una vicenda giudiziaria attesa da quasi otto anni, che la costringerà a confrontarsi nuovamente con il giorno in cui la sua vita è cambiata.
«Dopo oltre un anno di discussioni, è davvero necessario procedere adesso o è possibile attendere il mio rientro? Questa sera chiedo un privilegio. Chiedo buon senso», ha detto ai colleghi. La risposta politica, almeno per il momento, è stata il silenzio dei fatti: nessuna decisione è stata presa sulla sua richiesta e l’attività ispettiva ha occupato l’intera seduta. Le decadenze dovrebbero dunque tornare in discussione lunedì, quando la consigliera sarà già in Francia.
La ragazza che è sopravvissuta
Per comprendere il peso della richiesta di Grignano bisogna tornare a quella mattina del 12 gennaio 2019.
Aveva 24 anni, era arrivata a Parigi da appena un mese e stava costruendo il proprio futuro nel mondo dello spettacolo. Il suo sogno era entrare nel corpo di ballo di Disneyland Paris.
L’esplosione di rue de Trévise la ferì gravemente. Quattro persone morirono e centinaia rimasero coinvolte, direttamente o indirettamente, nella tragedia. Angela trascorse mesi difficilissimi, affrontando dieci interventi chirurgici, riabilitazione e un lungo percorso per tornare a camminare. Nel frattempo, il sogno della danza si allontanava fino a diventare irrealizzabile.
C’è un ricordo peró che, nel racconto della consigliera, restituisce il senso più profondo della sua sopravvivenza. Più dell'esplosione, dei sogni infranti, della morte stessa.
Un giorno Kélyan, il figlio di nove anni di uno dei pompieri che Angela vide morire accanto a sé, le domandó, con la semplicità che appartiene ai bambini: «Angela, ma tu sei l’ultima persona che ha visto vivo il mio papà, non è vero?». Poi aggiunse che, proprio per questo, lei era una ragazza fortunata.
È in quel momento che Angela dice di aver compreso il significato di quella parola.
Fortunata non solo perché uscita indenne da una tragedia — non lo era affatto — ma perché era ancora viva, aveva la possibilità di continuare il proprio cammino e di dare un senso a ciò che le era accaduto. Non avrebbe realizzato il sogno per cui era partita, ma poteva dedicarsi agli altri, al sociale, mettendosi a disposizione di chi aveva bisogno.
Una scelta che ha accompagnato anche il suo impegno pubblico a Trapani.
«Io non sono il mio incidente», ha ribadito in aula, rivendicando il diritto di essere giudicata per il lavoro svolto, per le attività consiliari, le commissioni, le segnalazioni e le richieste dei cittadini, non soltanto attraverso la lente della tragedia di Parigi.
La sua vicenda, ha spiegato, è diventata pubblica mentre era in coma farmacologico, senza che potesse scegliere cosa raccontare della propria vita. Da allora ha cercato di dimostrare di essere molto più della ragazza ferita nell’esplosione. E proprio per questo non vuole che il suo dolore diventi uno strumento di battaglia politica.
A Parigi per la verità, a Trapani per il diritto di difendersi
Il processo che si aprirà il 20 ottobre rappresenta un passaggio decisivo per le vittime di rue de Trévise.
Il procedimento penale e civile coinvolge circa 500 persone di almeno cinque nazionalità diverse. Restano divergenze tecniche sulla ricostruzione delle cause dell’esplosione e sull’attribuzione delle responsabilità, oltre a questioni risarcitorie ancora aperte.
Le ricostruzioni riguardano, tra gli altri aspetti, una perdita d’acqua dalle condutture delle acque reflue, il deterioramento del terreno e la conseguente rottura della tubatura del gas. Dopo quasi otto anni, le vittime chiedono che vengano accertate le responsabilità e riconosciuti integralmente i danni subiti.
Per Angela sarà necessario rivivere quella mattina e testimoniare quando sarà chiamata a farlo.
Ma, mentre in Francia si prepara a difendere i propri diritti di vittima, a Trapani rischia di non poter esercitare le prerogative legate al mandato ricevuto dagli elettori.
La consigliera ha ricordato che, anche durante i sette mesi di convalescenza trascorsi a Parigi, ha continuato a svolgere il proprio ruolo istituzionale. «Essere assenti da un’aula non significa necessariamente essere assenti dalla propria città», ha sottolineato.
E ha precisato di non temere il voto sulla propria posizione, che considera ingiusta e giuridicamente illegittima, riservandosi di difendersi nelle sedi competenti, anche davanti al Tar.
Il problema, nella sua richiesta, è anche collettivo: la sua assenza le impedirebbe di partecipare al confronto sulle posizioni degli altri consiglieri coinvolti, ai quali ritiene di dover garantire il proprio sostegno politico.
La politica che non fa sconti
Il passaggio più significativo della seduta non è stato soltanto quello che Grignano ha chiesto - visibilmente emozionata - ma il clima in cui la richiesta è stata accolta.
Al di fuori dei componenti della maggioranza, che hanno ascoltato il suo intervento, nell’aula non si è avvertita una particolare disponibilità a raccogliere l’appello.
Durante l'intervento della Grignano non sono mancate reazioni che, in un contesto tanto delicato, sono state percepite dalla stessa consigliera come sarcastiche.
Con l'eccezione del presidente del consiglio Mazzeo che, fuori dall'aula e dallo streaming,ha abbracciato con affetto sincero la consigliera.
Non si è trattato di una presa di posizione formalizzata, ma di un’atmosfera che ha accompagnato una richiesta fondata su una circostanza personale e giudiziaria straordinaria.
Grignano non ha chiesto di essere sottratta alla procedura, né ha preteso che le sue ragioni politiche fossero condivise.
Ha domandato che una vicenda trascinata per oltre un anno potesse attendere ancora qualche settimana, così da consentirle di essere presente.
È proprio questo il punto che rende difficile liquidare la sua richiesta come un semplice tentativo di guadagnare tempo.
La procedura, infatti, non riguarda soltanto le assenze contestate ai consiglieri, ma investe anche la rappresentanza politica uscita dalle urne nel 2023.
Tutto il procedimento è stato accompagnato da contrasti interpretativi e da pareri tecnici contrari alla decadenza, rimbalzato e rinviato continuamente per l'assenza del segretario generale e nell'attesa dell'insediamento del neo nominato, forse sperando in un cambiamento di passo di quest'ultimo.
È una vicenda che ha assunto progressivamente il carattere di uno scontro politico, nel quale i numeri dell’aula possono determinare conseguenze importanti sugli equilibri della consiliatura e della democrazia.
Proprio per questo, il rispetto delle garanzie procedurali e la possibilità per ciascun consigliere di partecipare al confronto dovrebbero restare centrali.
C’è poi un altro elemento che alimenta gli interrogativi. Michele Iacono, il nuovo segretario generale, non era presente alla seduta di ieri dove le decadenze erano all'ordine del giorno.
Secondo indiscrezioni il nuovo segretario starebbe esaminando gli atti relativi alle decadenze.
Il suo esame degli atti potrebbe rappresentare un passaggio importante in una vicenda nella quale gli aspetti giuridici si sono intrecciati fin dall’inizio con quelli politici. Resta da capire se e in quale misura le valutazioni del nuovo segretario potranno incidere sul percorso amministrativo.
Intanto, ieri, non è arrivata alcuna risposta alla richiesta di Grignano. La seduta è proseguita con l’attività ispettiva, che ha assorbito tutto il tempo disponibile. Nessun voto sul rinvio, nessuna decisione capace di modificare il calendario: lunedì, salvo cambiamenti, il Consiglio dovrebbe tornare sulle decadenze.
Angela Grignano sarà a Parigi. E mentre lei si prepara a tornare davanti ai giudici per cercare verità e giustizia su una tragedia che le ha cambiato la vita, a Trapani la politica sembra non trovare lo spazio per concederle qualche settimana in più.
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