Il caso Fazio / 2: l'"avvocato" della Liberty e quei soldi avuti per ... una scomessa
Porte, serramenti, impianti, pitture e balconi: i lavori venivano eseguiti negli immobili dell’ex sindaco e dei suoi familiari, ma le fatture erano intestate alla compagnia di navigazione. Fazio li ha spiegati come il compenso di un accordo professionale con Vittorio Morace. Per i giudici, invece, erano parte del prezzo dell’accordo corruttivo. Continuiamo su Tp24 la spiegazione di ciò che è contenuto nella sentenza di appello al processo per l'ex deputato ed ex sindaco di Trapani.
Porte e finestre nell’appartamento. Il bagno e l’impianto elettrico del bed and breakfast. Le pareti da ridipingere dopo un’infiltrazione. I balconi da mettere in sicurezza nella casa della suocera.
I lavori erano stati eseguiti negli immobili riconducibili a Mimmo Fazio e alla sua famiglia. Le fatture, però, prendevano un’altra strada: venivano intestate e pagate dalla Liberty Lines.
Per spiegare quei pagamenti, l’ex sindaco ed ex deputato regionale ha proposto nel processo una ricostruzione particolare. Non il prezzo della sua attività politica, ma il premio di una sorta di “scommessa” professionale stretta con Vittorio Morace: se la compagnia fosse riuscita a recuperare dalla Regione le somme rivendicate, a Fazio sarebbe spettato il dieci per cento.
Una scommessa che, però, secondo la Corte d’Appello presentava un piccolo problema: alcuni premi erano stati pagati prima che si conoscesse il risultato.
I lavori nelle case e le fatture alla compagnia
Nelle motivazioni della sentenza d’Appello del processo Mare Monstrum, i giudici ripercorrono dettagliatamente il capitolo dei lavori.
Il Tribunale di Trapani aveva quantificato in circa 125 mila euro, al netto dell’Iva, gli interventi realizzati tra il 2014 e il 2016 nell’abitazione di Fazio, nella struttura ricettiva di sua proprietà e nella casa della suocera.
Le ditte coinvolte operavano nei settori dei serramenti, degli impianti, della pitturazione e dell’edilizia. Secondo la ricostruzione processuale, avevano eseguito i lavori negli immobili indicati da Fazio, ma avevano poi emesso le fatture nei confronti della Liberty Lines.
C’è la fornitura e posa dei serramenti nell’appartamento vicino a quello in cui abitava l’ex sindaco. C’è una seconda fornitura consegnata direttamente a casa sua. Ci sono i lavori nel B&B di piazza Locatelli. E ancora la pitturazione dell’appartamento e gli interventi sui balconi della casa della suocera, a San Cusumano.
In alcuni documenti, il luogo indicato per l’esecuzione dei lavori era la sede della compagnia in via Serraino Vulpitta. Ma, secondo gli imprenditori sentiti durante le indagini, gli interventi erano stati realizzati altrove.
La contabilità, insomma, aveva una geografia piuttosto creativa: i muratori lavoravano a casa Fazio, le fatture attraccavano alla Liberty.
La busta con i 20 mila euro
Tra gli episodi ricostruiti c’è anche una fattura da oltre 24 mila euro emessa da una società di porte e serramenti.
Secondo il primo giudice, non corrispondeva a una reale fornitura destinata alla Liberty Lines. La compagnia effettuò il bonifico alla ditta e, dopo il pagamento, l’imprenditore incontrò Fazio.
La sentenza racconta che i due salirono insieme in automobile e che l’imprenditore consegnò all’allora deputato una busta bianca contenente 20.020 euro in contanti.
Anche questo episodio rientra nel quadro delle utilità che, secondo i giudici, accompagnavano il rapporto tra Fazio e la società di navigazione.
La versione della difesa: vecchi crediti professionali
Fazio non ha negato che la Liberty Lines avesse pagato fatture relative a lavori eseguiti nei suoi immobili. Ha però contestato radicalmente il significato attribuito a quei pagamenti dall’accusa.
Secondo la sua ricostruzione, per anni aveva fornito a Vittorio Morace consulenze e consigli giuridici senza ricevere compensi. Tra questi, anche l’indicazione della strategia da seguire in una causa contro la Regione Siciliana.
Fazio avrebbe convinto Morace della possibilità di recuperare interessi e somme legate ai ritardi nei pagamenti dei servizi di collegamento marittimo. L’armatore, inizialmente scettico, avrebbe promesso di riconoscergli il dieci per cento di quanto la compagnia sarebbe riuscita a incassare.
La tesi difensiva è dunque questa: le fatture pagate dalla Liberty non rappresentavano il prezzo di favori politici, ma il modo — certamente irregolare sul piano contabile, secondo quanto ammesso dallo stesso Fazio — con cui Morace aveva corrisposto un compenso professionale.
Anche i diecimila euro di materiale destinato alla campagna elettorale del 2017 sarebbero rientrati, nella versione dell’ex deputato, nel credito maturato con quella “scommessa”.
Il problema dei tempi
La Corte d’Appello non ritiene convincente questa spiegazione.
Il primo problema riguarda le date. I pagamenti attraverso le fatture dei lavori erano cominciati nel 2014 — e nelle carte viene richiamato anche un precedente del 2012 — mentre la causa dalla quale sarebbe maturato il premio professionale si sarebbe conclusa successivamente.
In sostanza, osservano i giudici, la Liberty avrebbe cominciato a pagare il premio quando la “scommessa” non era stata ancora vinta.
La difesa ha sostenuto che Vittorio Morace, fidandosi dell’intuizione di Fazio, avrebbe anticipato una parte del compenso. Ma per la Corte questa spiegazione resta «ipotetica ed indeterminata».
C’è poi il tema dell’effettiva attività professionale. Secondo le motivazioni, i testimoni sentiti non hanno confermato l’esistenza di un rapporto professionale tale da giustificare tutti quei pagamenti.
Le diverse versioni
A pesare è anche il modo in cui la spiegazione dei pagamenti è cambiata nel corso del procedimento.
Nel primo interrogatorio, scrive la Corte, Fazio non fece alcun riferimento alle somme ricevute attraverso le fatture. Ne parlò dopo che i documenti erano stati rinvenuti dai carabinieri nella sua segreteria politica.
In quella fase spiegò che le fatture rappresentavano un escamotage necessario per farsi pagare attività professionali, non essendo più iscritto all’Albo degli avvocati.
In dibattimento entrò invece in scena la “scommessa” con Vittorio Morace.
Per la Corte, questa stratificazione di spiegazioni giustifica le riserve del Tribunale: prima il silenzio, poi i crediti professionali, infine l’accordo sul dieci per cento.
Non soltanto le fatture
Le motivazioni non si fermano al denaro.
Per i giudici, il rapporto corruttivo trova riscontro soprattutto nell’attività svolta da Fazio in favore della Liberty Lines quando era deputato regionale.
La difesa ha sostenuto che l’ex sindaco si interessasse dei trasporti marittimi perché riguardavano il territorio, i collegamenti con le isole e i posti di lavoro. Una normale attività politica, dunque, svolta da un parlamentare eletto nella provincia di Trapani.
Ma la Corte distingue tra la rappresentanza degli interessi del territorio e la tutela costante di una singola società privata.
«Sembrava il legale della Liberty»
Uno degli episodi centrali è la riunione del 3 dicembre 2015 all’assessorato regionale ai Trasporti.
La Regione aveva avviato l’annullamento in autotutela di un bando aggiudicato alla Liberty Lines, dopo avere rilevato una possibile sovracompensazione dei costi del servizio.
Fazio partecipò all’incontro come deputato regionale. Era presente anche Mimmo Turano.
L’allora assessore Giovanni Pistorio descrisse però l’atteggiamento dell’ex sindaco in modo molto netto: «Più che un deputato regionale si comportava come fosse il legale della Liberty».
La dirigente Dorotea Piazza disse che l’enfasi di Fazio le era apparsa ispirata dalla solidarietà verso la compagnia e dalla perdita economica che questa avrebbe subito con l’annullamento del bando.
La difesa ha ricordato che Fazio era stato invitato in quanto deputato del territorio e che alla stessa riunione partecipava Turano.
La Corte osserva però che soltanto nei confronti di Fazio i testimoni descrissero un atteggiamento apertamente orientato a tutelare la Liberty.
Il conflitto di interessi
I giudici richiamano anche un passaggio già contenuto nella sentenza di primo grado.
Se Fazio riteneva di trovarsi in una situazione di conflitto di interessi, avrebbe dovuto astenersi dalla riunione. Se invece considerava gli interessi della Liberty coincidenti con quelli delle isole minori, avrebbe dovuto comportarsi da uomo delle istituzioni e rispettare le procedure.
E, aggiunge la Corte, non avrebbe dovuto seguire anche i ricorsi della compagnia.
Il punto non è dunque la possibilità per un deputato di difendere un’azienda del proprio territorio. È il confine tra l’attività politica e il ruolo, ben diverso, di consulente o rappresentante sostanziale dell’impresa.
Quel «noi» con Morace
Nelle intercettazioni c’è poi una parola che, per la Corte, ha un peso particolare.
Ettore Morace informò Fazio di un’interrogazione parlamentare che avrebbe potuto danneggiare la compagnia. L’ex deputato, parlando dell’autore dell’iniziativa, disse che ce l’aveva contro Morace, per poi correggersi: «Anzi, con noi».
Quel pronome plurale viene valorizzato dai giudici come un indice della cointeressenza tra Fazio e la società.
La Corte scrive che la presenza continua dell’ex deputato nelle vicende della Liberty dimostra come egli si sentisse addirittura parte della compagnia, mettendo la funzione pubblica al servizio dei suoi interessi privati.
Le leggi e gli emendamenti
La difesa ha contestato anche il significato attribuito alle iniziative legislative di Fazio.
Alcuni disegni di legge ed emendamenti, è stato sostenuto, non favorivano affatto la Liberty Lines. In qualche caso potevano persino danneggiarne la posizione di monopolio o si limitavano ad adeguare la normativa siciliana a quella nazionale ed europea.
La Corte chiarisce però che non è necessario dimostrare che ogni singolo intervento abbia prodotto un vantaggio concreto per la società.
Quello che conta è il quadro complessivo: una serie di iniziative accomunate dall’interesse di realizzare interventi comunque funzionali alle esigenze della Liberty.
Nelle motivazioni viene ricordata anche la battuta di un altro deputato regionale, Nino Oddo, che durante una riunione disse a Fazio che alla compagnia «tre avvocati bastavano».
Per la Corte, quelle condotte sono indicative della «vendita della funzione».
Il giudizio della Corte
Alla fine, i giudici d’Appello fanno propria la conclusione del Tribunale.
Ritengono provato l’accordo in base al quale Fazio si sarebbe impegnato a tutelare gli interessi della Liberty Lines. Parlano di una «messa a libro paga» del parlamentare, finalizzata ad assicurare alla società una protezione continua ogni volta che i suoi interessi venivano messi in discussione.
Le fatture, la Mercedes, il materiale elettorale e le altre utilità costituirebbero, secondo questa ricostruzione, il corrispettivo di quella disponibilità.
La Corte non ha riconosciuto il reato più grave richiesto dalla Procura, ma ha confermato la qualificazione della corruzione per l’esercizio della funzione.
Poi è intervenuta la prescrizione.
Il processo penale si è chiuso senza una condanna definitiva. Ma la Corte ha escluso che vi fossero le condizioni per assolvere Fazio nel merito.
E quella “scommessa”, almeno per i giudici, è risultata perdente.
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