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18/10/2026 06:00:00

Il tornado di Marsala e Petrosino, otto giorni dopo: Nino Fortunato, una scuola distrutta e 20 milioni di danni

Nino Fortunato quella mattina stava andando a scuola. Non per accompagnare un nipote a lezione, ma per partecipare con la moglie Mariella alla festa dei nonni. Otto giorni dopo, la Chiesa Madre di Marsala era piena per il suo funerale.

In mezzo ci sono stati due tornado, una strada trasformata in una trappola, un’automobile sollevata e scagliata quattro metri più in basso. Poi una settimana di ricovero, i medici che hanno provato a salvarlo e la notizia che Marsala e Petrosino non avrebbero più potuto raccontare quella giornata come una tragedia senza vittime.

Antonino Fortunato, 70 anni, è morto il 16 ottobre. È l’unica vittima dei tornado che il 9 ottobre hanno attraversato Petrosino e il versante meridionale di Marsala, devastando case, scuole, aziende e automobili.

Il giorno prima del suo funerale, la Regione Siciliana ha dichiarato lo stato di crisi e di emergenza. Le prime stime ufficiali parlano di quasi 20 milioni di euro di danni.

Le strutture si possono ricostruire. Le case si possono riparare. Nino, come ha ricordato la sindaca Andreana Patti durante le esequie, non può tornare.

 

La strada verso la festa dei nonni

 

La mattina del 9 ottobre Nino e Mariella percorrono la Statale 115, la strada che collega Mazara del Vallo a Marsala.

Stanno raggiungendo la scuola per una festa dedicata ai nonni. Poco prima, davanti alla costa marsalese, sono state avvistate due enormi trombe marine. Le immagini sono spettacolari: due colonne scure scendono dalle nubi e sembrano toccare il mare.

In pochi minuti, però, quello che appare come uno spettacolo della natura raggiunge la terraferma.

Il primo tornado attraversa Petrosino e risale verso Terrenove e Strasatti. L’automobile di Nino e Mariella viene investita in pieno.

La forza del vortice solleva il mezzo e lo scaraventa nel terrapieno sottostante, dopo un volo di circa quattro metri.

Mariella viene estratta dalle lamiere ferita e sotto choc, ma viva. Le condizioni del marito appaiono immediatamente disperate. Secondo il ricordo della sindaca, durante l’impatto Nino ha fatto da scudo alla moglie con il proprio corpo.

Viene soccorso, stabilizzato e trasferito a Palermo. Per una settimana i medici tentano di strapparlo alla morte. I traumi riportati, però, sono troppo gravi.

Il 16 ottobre arriva la notizia che tutti temevano.

 

I poliziotti scoprono che è il padre di un collega

 

Quando i poliziotti del Commissariato di Marsala arrivano sul luogo dell’incidente, scoprono che dentro quell’auto ci sono i genitori di uno di loro.

Il figlio Vincenzo è un commissario di Polizia.

Questo legame ha attraversato tutta la cerimonia funebre celebrata il 17 ottobre nella Chiesa Madre di Marsala. Una poliziotta ha letto una lettera scritta dai colleghi del Commissariato.

«Antonino, come tutti i nostri genitori, apparteneva a quella silenziosa schiera di persone che giurano fedeltà alla Repubblica aspettando il proprio figlio a pranzo o a cena, rinunciando alla sua presenza perché impegnato in servizio, avendo paura per lui».

Dietro ogni poliziotto, hanno ricordato gli agenti, c’è sempre qualcuno che aspetta e prega.

«La nostra divisa non la veste soltanto chi la indossa, ma anche i suoi familiari».

Poi il messaggio rivolto direttamente a Vincenzo: «Vogliamo che tu sappia che il tuo dolore è anche il nostro».

La lettera si è chiusa con un ringraziamento al padre, per avere accettato «con pazienza e orgoglio la divisa di suo figlio, amandolo e sostenendolo nella scelta di servire lo Stato».

E con la frase che ha commosso la chiesa: «Grazie Antonino per essere stato, senza saperlo, anche il padre di tutti noi».

 

 

Una Chiesa Madre piena e silenziosa

 

La Chiesa Madre era piena, ma composta e ordinata.

Accanto alla moglie Mariella e ai figli Vincenzo e Katia c’erano la sindaca di Marsala Andreana Patti, il sindaco di Petrosino Giacomo Anastasi, le autorità civili e militari e il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani.

Marsala ha proclamato il lutto cittadino.

A celebrare le esequie è stato il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Angelo Giurdanella, che ha ricordato il suo arrivo nelle zone devastate dal tornado.

«Appena sono arrivato sul posto – ha raccontato – la dirigente del Commissariato Vivona mi ha informato: sono i genitori di un nostro commissario di Polizia».

Il Vescovo si è rivolto alla famiglia, agli amici e alla comunità, invitando tutti a non lasciare che il dolore si trasformi soltanto in rabbia.

«Il vostro pianto e il vostro dolore, le lacrime di voi familiari, degli amici e di tutti i presenti in Chiesa Madre, non diventino un grido di sdegno».

Giurdanella ha invitato anche a non lasciarsi distrarre dai giudizi sommari.

«Solo l’amore può superare ogni paura e ogni rabbia e fare bene il bene».

 

I tanti perché dopo il tornado

 

Il Vescovo ha parlato delle domande che assillano la comunità dopo una morte tanto improvvisa.

«Quante domande ci assillano in questi giorni, quanti perché».

Ha quindi proposto un’immagine: togliere idealmente il punto interrogativo e sostituirlo con un punto esclamativo, facendo diventare le domande «gemiti di misericordia».

Il suo pensiero è andato alle famiglie che in pochi secondi hanno visto distrutta o resa inagibile la propria abitazione, ma anche ai bambini della scuola Alcide De Gasperi, al loro turbamento e al coraggio delle insegnanti.

Da una parte, ha ricordato, c’era l’immagine del disastro. Dall’altra si è messo in moto un intero territorio.

Vigili del fuoco, forze dell’ordine, sanitari, Protezione civile, volontari e semplici cittadini hanno cercato di capire come essere utili, in una sorta di gara della solidarietà.

«Adesso si tratta di ricostruire insieme», ha concluso Giurdanella.

 

Patti: «La vita persa non torna indietro»

 

Anche la sindaca Andreana Patti ha preso la parola.

«Sono qui insieme a una comunità che si stringe a voi. Vi porto un abbraccio sincero. Siamo qui con il cuore colmo di tristezza».

Poi una confessione sul peso umano di questi giorni.

«Quando diventi sindaco ti dicono che devi essere pronto a tutto. Ma questo non lo avrei mai immaginato».

Patti ha ricordato che il tornado è arrivato in una giornata che per la famiglia Fortunato avrebbe dovuto essere di festa.

«La furia del tornado ha devastato la città in una giornata dedicata ai nonni, trasformandola in un incubo».

Poi la frase che riassume il senso di queste giornate:

«Le case si possono riparare, le strade ricostruire. La vita persa non torna indietro».

La sindaca ha rivolto anche un appello alla città.

«A nome di Nino Fortunato, non cediamo alla paura. Il destino di ciascuno è legato al destino di tutti. Dobbiamo pensare e agire come comunità, non soltanto durante le tragedie, ma anche quando decidiamo il nostro futuro».

Marsala, ha concluso, «non dimenticherà».

 

Due tornado e quasi otto chilometri di devastazione

 

La morte di Nino Fortunato è il volto umano di una calamità che ha lasciato sul territorio due cicatrici ben visibili.

Secondo la ricostruzione elaborata dalla Protezione civile e dagli esperti, il primo tornado ha raggiunto la costa nella zona di Biscione, ha attraversato Petrosino e ha proseguito verso Terrenove, Pulani e l’area del Lilybeo Village.

Il suo percorso complessivo è stato calcolato in quasi sei chilometri.

La fascia nella quale si concentrano i danni più gravi ha avuto una larghezza di circa cento metri. L’area interessata dalla caduta e dal trasporto dei detriti ha raggiunto, invece, i trecento metri.

Nel solo territorio di Marsala, il tornado ha percorso circa 1,8 chilometri.

Il secondo vortice ha seguito un tragitto differente, dalla costa di Lido Torrazza verso le campagne. Ha percorso quasi due chilometri, con una fascia di devastazione principale di circa cinquanta metri e detriti sparsi fino a cento metri.

Ha attraversato un’area meno abitata, ma ha colpito in pieno l’Avannotteria, azienda di piscicoltura con circa novanta dipendenti, provocando danni gravissimi soprattutto nella zona dei riproduttori.

 

 

Venti attorno ai 250 chilometri orari

 

Non esiste una misurazione diretta della massima velocità raggiunta dai venti.

La prima stima è stata ricavata dall’analisi degli effetti lasciati sul terreno: automobili sollevate e rovesciate, un mezzo pesante spostato, tetti strappati, muri abbattuti, strutture sventrate e la scuola di Terrenove investita in pieno.

La valutazione indica venti attorno o superiori ai 250 chilometri orari nei punti di maggiore intensità.

Si tratta di una stima basata sui danni e non ancora di una classificazione definitiva. Ma spiega perché alcune automobili siano state letteralmente scagliate fuori dalla strada e perché edifici apparentemente solidi abbiano perso coperture, infissi e muri perimetrali.

Non è stato un temporale particolarmente violento. È stato un evento tornadico di intensità eccezionale per il territorio.

 

Venti feriti e una vittima

 

Nei giorni successivi l’Asp di Trapani ha confermato che sono state circa venti le persone transitate nei pronto soccorso di Marsala e Mazara del Vallo.

Tra loro ci sono stati anche bambini e adulti con ferite da taglio, escoriazioni, traumi e fratture.

Nelle prime ore dell’emergenza sono stati attivati i Peimaf, i piani ospedalieri per il massiccio afflusso di feriti. L’Asp ha inoltre mobilitato una squadra di psicologi per assistere i pazienti e i familiari.

Per diversi giorni il bilancio era rimasto privo di vittime. La morte di Fortunato ha cambiato tutto.

Quello che Marsala e Petrosino avevano raccontato come un miracolo collettivo, nonostante la violenza del disastro, ha avuto infine il suo lutto.

 

La scuola De Gasperi e i trecento studenti

 

La scuola Alcide De Gasperi di Terrenove è uno dei simboli del tornado.

Il vortice ha investito il plesso mentre erano in corso le lezioni. Finestre e infissi sono stati divelti, i vetri sono esplosi, librerie e arredi sono finiti a terra, il materiale didattico è stato distrutto.

Dentro l’edificio c’erano centinaia di bambini.

Gli studenti iscritti sono circa trecento. Le classi rimaste senza sede sono sedici.

Il Comune ha avviato la ricerca di spazi alternativi. Sei aule sono state individuate nell’istituto Santa Chiara di Strasatti. Altri locali sono stati valutati in contrada Pastorella, in un immobile di proprietà comunale utilizzato dall’istituto superiore Abele Damiani, e nella sede scolastica di contrada Fornara.

Bisogna spostare banchi, sedie e lavagne Lim, verificare l’idoneità degli ambienti e organizzare gli alunni su più sedi.

Non si tratta soltanto di trovare delle stanze.

Per i bambini e il personale scolastico è stato attivato anche un servizio di supporto psicologico, in collaborazione con l’Asp. Tornare a scuola significa infatti ricominciare le lezioni, ma anche affrontare la paura di ciò che è accaduto.

 

 

Sessanta abitazioni danneggiate

 

A Marsala le prime ricognizioni hanno individuato circa sessanta abitazioni danneggiate.

Sette sono state dichiarate inagibili. Le famiglie che non possono rientrare nelle proprie case sono state sistemate temporaneamente in residence e alberghi.

Il conto comprende tetti scoperchiati, infissi distrutti, muri abbattuti e intere parti di edifici rese inutilizzabili.

A Petrosino il tornado ha colpito abitazioni, strade, il centro comunale di raccolta dei rifiuti e lo stadio, dove è crollato parte del muro di cinta.

Danni pesanti si sono registrati anche nelle cantine, nelle aziende agricole, nelle attività artigianali e negli impianti produttivi.

 

Quasi venti milioni di euro

 

Il governo regionale ha quantificato i danni complessivi in 19,7 milioni di euro.

La stima attribuisce 10,4 milioni a Marsala e 9,3 milioni a Petrosino.

Per il territorio marsalese, una prima ricognizione del Comune aveva già indicato circa sei milioni per la scuola e la palestra, tre milioni e mezzo per le abitazioni e oltre un milione per le cantine e le attività produttive.

Circa tre milioni del conto complessivo riguardano gli interventi di somma urgenza: rimozione di alberi, tronchi, detriti, lamiere e coperture dalle strade; ripristino di pali e linee elettriche; messa in sicurezza di edifici pubblici e privati; assistenza alla popolazione e soluzioni per garantire la continuità scolastica.

Sono numeri ancora provvisori. La ricognizione non è conclusa e il conto potrebbe aumentare.

 

Lo stato di emergenza per dodici mesi

 

Il 16 ottobre, poche ore dopo la morte di Fortunato, il governo Schifani ha dichiarato lo stato di crisi e di emergenza regionale per Marsala e Petrosino.

Il provvedimento avrà una durata di dodici mesi.

Il dirigente generale della Protezione civile regionale, Salvo Cocina, è stato nominato commissario straordinario per la gestione della fase emergenziale.

La Regione ha inoltre proposto un incremento di cinque milioni del capitolo generale destinato alla Protezione civile per la gestione degli eventi calamitosi.

È bene chiarirlo: la dichiarazione dello stato di emergenza apre procedure e consente interventi straordinari, ma non significa che le somme siano già arrivate nelle tasche delle famiglie o sui conti delle aziende danneggiate.

Adesso comincia la parte meno visibile e più difficile: perizie, richieste, verifiche, progetti, somme urgenze, ristori e cantieri.

 

 

Da Palermo a Bruxelles

 

Marsala e Petrosino hanno chiesto anche l’intervento del governo nazionale.

Il sindaco Giacomo Anastasi ha formalizzato la richiesta di attivare le procedure per lo stato di emergenza nazionale, sottolineando che Petrosino non può affrontare da sola la ricostruzione.

La sindaca Patti ha portato il dossier anche a Bruxelles, dove ha incontrato il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto.

Il confronto è proseguito con lo staff tecnico del vicepresidente per verificare la possibilità di utilizzare strumenti europei, compreso il Fondo di solidarietà dell’Unione.

Regione, Stato, Europa: i tavoli istituzionali sono ormai tutti aperti.

Ora bisognerà capire quali risorse arriveranno davvero, con quali procedure e soprattutto in quanto tempo.

 

Dopo le sirene, la prova della ricostruzione

 

Marsala e Petrosino hanno reagito all’emergenza.

Le ambulanze, i Vigili del fuoco, i poliziotti, i carabinieri, la Protezione civile, gli insegnanti e i volontari hanno lavorato mentre nelle strade volavano lamiere e detriti.

I cittadini hanno aperto case, offerto aiuto, recuperato animali e cercato persone.

La risposta immediata c’è stata.

Adesso comincia la prova della ricostruzione. È quella che dura più delle sirene, dei sopralluoghi e delle fotografie davanti alle macerie.

Bisogna restituire una scuola a trecento bambini. Una casa alle famiglie sfollate. Un futuro alle imprese che hanno perso impianti e strutture. E bisogna farlo prima che l’emergenza smetta di fare notizia.

Il tornado ha lasciato una mappa dei danni, quasi venti milioni di euro da trovare e un nome che Marsala non potrà dimenticare.

Nino Fortunato era uscito di casa per una festa. Oggi è il volto di una tragedia e, insieme, il motivo più forte per non lasciare che tutto torni come prima.