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18/10/2026 06:00:00

Trapani e dintorni, per leggere il territorio tra scienza, storia e cucina

Trapani e dintorni, un libro per leggere il territorio tra scienza, storia e cucina

Dalle trasformazioni della costa alle saline, dalle storie legate ai giganti di Erice alla cucina trapanese. Trapani e dintorni. Gente, culture e cucina, il volume edito da Villaggio Letterario e curato da Valerio Agnesi, Anna Russolillo e Maria Oliveri, raccoglie 27 capitoli firmati da 19 autori e racconta la Sicilia occidentale attraverso la sua storia, la ricerca scientifica, l’arte, la natura e la gastronomia. Un percorso che invita a conoscere il territorio oltre ciò che vediamo ogni giorno, riconoscendo le tracce lasciate dalle diverse civiltà e ritrovando la sua identità nelle tradizioni e nella cucina. La presentazione al Museo Regionale Agostino Pepoli è stata l’occasione per entrare in questo racconto.

Una costa che cambia
Tra i temi affrontati da Valerio Agnesi, geologo e coordinatore dell’incontro, c’è la trasformazione del territorio trapanese. Il suo capitolo, Assetto geologico, processi geomorfologici e modificazioni antropiche dell’area trapanese, affronta proprio i cambiamenti che hanno interessato questo territorio nel tempo.
Le cartografie borboniche della metà dell’Ottocento permettono di osservare come si presentava la costa e di confrontarla con quella attuale. Il paesaggio che oggi conosciamo è il risultato di cambiamenti naturali e dell’intervento umano.
Un esempio è l’area dello Stagnone, dove l’Isola Grande e le altre isole sono inserite in un ambiente costiero segnato dalla presenza delle saline. Ma guardare al passato serve anche a ragionare sul futuro. Il riscaldamento globale e la fusione dei ghiacciai contribuiscono all’innalzamento del livello del mare, una questione che riguarda da vicino le città costiere e che richiede attenzione.
Per Agnesi la divulgazione scientifica è importante proprio per questo. Temi che possono sembrare lontani dalla vita quotidiana hanno conseguenze concrete e riguardano le scelte che, come cittadini, siamo chiamati a fare.

Quando a Erice si credeva ai giganti
C’è anche una storia che attraversa la scienza e la leggenda. Nel capitolo Quando ad Erice c’erano i giganti, Agnesi riprende il racconto del ritrovamento di resti giganteschi in una grotta del territorio ericino. Per secoli, ossa e denti di grandi animali preistorici furono interpretati come i resti di esseri umani di dimensioni eccezionali.
La vicenda compare anche nella Genealogia degli dei gentili (Genealogia deorum gentilium) di Giovanni Boccaccio, nel libro IV, capitolo 68, dove viene raccontato il presunto ritrovamento del gigante di Erice. Una storia in cui si intrecciano mito e osservazione della natura, prima che gli studi scientifici riconoscessero in quei resti le ossa di animali preistorici.
È un esempio di come la conoscenza cambi nel tempo e di come le storie tramandate possano essere rilette alla luce delle scoperte scientifiche.

Le saline, tra attività umana e natura
Il paesaggio tra Trapani e Marsala è al centro anche del contributo di Angelo Troìa, dedicato agli ecosistemi delle zone umide costiere. Le saline raccontano un rapporto particolare tra uomo e ambiente: aree un tempo considerate malsane e poco adatte alle coltivazioni sono state trasformate per la produzione del sale, diventando luoghi di grande interesse naturalistico.
Il caratteristico colore rosa delle vasche è legato alla Dunaliella salina, una microalga che vive in acque molto salate e produce pigmenti per proteggersi dalla luce intensa. Questi pigmenti passano all’Artemia salina, un piccolo crostaceo di cui si nutrono anche i fenicotteri, contribuendo alla colorazione rosa delle loro piume. Una catena naturale che mostra quanto siano strettamente legati gli organismi che popolano questo ambiente.

Accanto alle saline, stagni e paludi ospitano una ricca varietà di flora e fauna. Un patrimonio che si collega anche al lavoro di Salvatore Surdo, naturalista e tecnologo dell’Università di Palermo, dedicato all’avifauna del territorio trapanese. La presenza di aree protette e di ambienti diversi offre opportunità per sviluppare un turismo naturalistico capace di andare oltre i mesi della stagione estiva.

La storia di Trapani passa anche dalla cucina
Nel volume la storia della città si intreccia con le persone, i commerci, le tradizioni religiose e i sapori. La professoressa Lina Novara firma quattro capitoli che affrontano aspetti diversi dell’identità trapanese: l’arte e la storia, la gente di mare, i sapori di ieri e di oggi, il corallo rosso e i riti della Settimana Santa.
Il racconto attraversa luoghi e simboli della città, dai riferimenti storici legati alla fontana di Saturno e a Federico II fino alla Madonna di Trapani e alla sua statua, attribuita a Nino Pisano. Il mare ritorna nella lavorazione del corallo e nella mattanza dei tonni, mentre la cucina mostra quanto gli incontri tra popoli e culture abbiano lasciato tracce anche sulle tavole.
Il cuscusu, come viene chiamato in dialetto trapanese il cous cous, insieme ai dolci della tradizione, diventa così parte di una storia più ampia: quella di una città che ha costruito la propria identità attraverso scambi, lavoro e contaminazioni.

Un progetto editoriale che attraversa più discipline
A raccontare il senso del progetto è anche Franco Foresta Martin, geologo, giornalista scientifico e tra gli autori del volume. Villaggio Letterario nasce come realtà culturale legata all’isola di Ustica e nel tempo ha sviluppato un’attività editoriale che attraversa argomenti diversi.
L’idea è avvicinare il pubblico a temi differenti, senza separare la conoscenza scientifica dalla cultura e dalla vita quotidiana. Anche la varietà degli argomenti raccolti in Trapani e dintorni. Gente, culture e cucina va in questa direzione. Mostrare il territorio attraverso più prospettive, lasciando al lettore la possibilità di scoprire legami che spesso restano nascosti.

Il Museo Pepoli, luogo della memoria trapanese
La presentazione si è svolta al Museo Regionale Agostino Pepoli, che ha sede nell’antico convento dei Padri Carmelitani, risalente al XIV secolo. È uno dei poli museali più importanti della Sicilia occidentale e conserva una parte significativa della storia artistica del territorio.
Il museo nacque tra il 1906 e il 1908 grazie al conte Agostino Sieri Pepoli, che donò alla città la propria collezione di opere d’arte, antichità e cimeli. Tra le raccolte, un posto di rilievo è occupato dal corallo, elemento che racconta una delle attività più legate alla storia e all’identità di Trapani.
La scelta di presentare qui Trapani e dintorni. Gente, culture e cucina crea un legame tra il volume e il luogo che lo ospita. Entrambi raccontano il territorio attraverso le sue diverse espressioni, dall’arte alla storia, dalle tradizioni alla natura.

 

Beatrice Progni