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19/10/2026 06:00:00

Caso Armao, ora indaga anche la Corte dei Conti: sotto esame compensi e pratiche. Schifani prende le distanze

Non c’è più soltanto la Procura di Palermo. Sul caso Gaetano Armao adesso si muove anche la Corte dei Conti. La Guardia di Finanza ha acquisito negli uffici della Regione documenti, contratti e atti relativi agli incarichi e ai compensi dell’ex vicepresidente, già presidente della Commissione tecnica specialistica e, fino all’esplosione dell’inchiesta, consigliere giuridico di Renato Schifani

I magistrati contabili vogliono verificare se dalle vicende finite sotto la lente della Procura ordinaria possano essere derivati danni alle casse pubbliche. E tra i fascicoli che potrebbero essere approfonditi ci sono anche alcune pratiche per impianti fotovoltaici nel Ragusano.  

Intanto Schifani è rimasto quasi tre ore davanti alla Commissione regionale Antimafia. L’audizione è stata secretata, ma dalle ricostruzioni giornalistiche emerge una presa di distanza molto netta da Armao: «In quattro anni non sono mai andato a cena con imprenditori che hanno richieste di autorizzazione in corso».   

Insomma, l’inchiesta partita dalle buste in auto e dal famoso pendolo continua a produrre cerchi concentrici.

 

La Corte dei Conti apre un nuovo fascicolo

 

La nuova indagine è della Procura regionale della Corte dei Conti.

I finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo hanno acquisito documentazione negli uffici della Presidenza della Regione e dell’assessorato al Territorio e Ambiente. L’attenzione è concentrata sui rapporti professionali di Armao con Palazzo d’Orléans, sui contratti e sui compensi ricevuti. 

Armao ricopriva contemporaneamente due incarichi importanti: era esperto del presidente Schifani ed era alla guida della Cts, la Commissione tecnica specialistica che esamina le procedure ambientali per grandi progetti e impianti.

I due incarichi gli avrebbero garantito complessivamente compensi nell’ordine di circa centomila euro l’anno.   

L’obiettivo dei magistrati contabili è diverso da quello della Procura penale. Non devono stabilire se ci siano state tangenti, ma verificare se la gestione degli incarichi, delle pratiche e delle risorse pubbliche abbia prodotto un eventuale danno erariale.

 

I 145 mila euro impegnati dalla Regione

 

C’è poi un dettaglio sui compensi.

L’incarico di Armao come esperto della Presidenza era stato conferito nell’aprile del 2023 e successivamente prorogato fino alla conclusione della legislatura.

Nel maggio del 2025 la Regione aveva impegnato quasi 145 mila euro per coprire le spese dell’incarico fino all’ottobre 2027. Ma il rapporto è terminato molto prima: il 2 ottobre 2026, giorno in cui è esplosa pubblicamente l’inchiesta e Armao ha presentato le dimissioni da consigliere giuridico di Schifani.    

 

Adesso la Guardia di Finanza sta ricostruendo proprio contratti, pagamenti e attività effettivamente svolte.

 

Nel mirino anche tre impianti fotovoltaici nel Ragusano

 

L’altro fronte riguarda alcune pratiche ambientali.

La Squadra Mobile aveva già esaminato tre progetti fotovoltaici nel territorio di Vittoria, tutti riconducibili al gruppo valdostano Cva: Speranza, Bombollieri II e Dirillo. Per tutti e tre la Cts aveva espresso parere positivo.    

Proprio il gruppo Cva è al centro di uno dei principali capitoli dell’inchiesta per corruzione della Procura di Palermo.

Secondo l’accusa, l’avvocato Pierluigi Matta avrebbe ricevuto dalle società compensi attraverso consulenze che i magistrati considerano fittizie e avrebbe poi consegnato parte del denaro in contanti ad Armao. Quest’ultimo avrebbe ricambiato mettendo a disposizione contatti e capacità di intervento sulle pratiche amministrative. Armao e Matta respingono questa ricostruzione e sostengono che le somme avessero natura lecita. 

 

Quella telefonata sulla pratica Dirillo

 

Tra gli episodi esaminati compare quello relativo al progetto Dirillo.

Il 31 marzo Armao avrebbe chiesto al segretario della Cts, Luigi Montalbano, aggiornamenti sulla pratica.

Secondo la ricostruzione pubblicata, il funzionario gli avrebbe spiegato che il procedimento era stato rinviato e sarebbe tornato nella seduta successiva, facendo riferimento a Giuseppe Gentile, componente della commissione incaricato dell’istruttoria.

Armao avrebbe replicato: «Vero... perché fece un casino», sollecitando poi una nuova seduta per accelerare l’esame dei procedimenti ancora pendenti.    

Naturalmente una sollecitazione sui tempi, presa isolatamente, non dimostra alcuna irregolarità. È il contesto complessivo dei rapporti tra Armao, gli imprenditori e le pratiche Cts che gli investigatori stanno cercando di ricostruire.

Ed è proprio su questo contesto che ora potrebbe concentrarsi anche la magistratura contabile.

 

Armao: «Erano prestiti e rapporti professionali»

 

Nel frattempo si è conclusa la fase degli interrogatori preventivi davanti alla gip Giuseppa Zampino.

Armao ha reso lunghe dichiarazioni spontanee e depositato memorie difensive. Ha contestato l’impianto accusatorio e sostenuto che il denaro ricevuto da Matta non fosse il prezzo di favori agli imprenditori.

La difesa ha spiegato che alcune somme sarebbero state prestiti tra amici, mentre altre deriverebbero da rapporti professionali tra i due avvocati, colleghi da circa quarant’anni. Armao sostiene inoltre che la sua attività professionale fosse regolarmente fatturata e tracciabile.

Per la Procura, invece, Matta avrebbe funzionato da intermediario, schermando attraverso consulenze professionali il passaggio di denaro tra imprenditori e Armao.

Sulle richieste cautelari avanzate dai pm si attende la decisione della gip. Per Armao la Procura ha chiesto la custodia cautelare in carcere; per Matta, dopo il compimento dei settant’anni, la richiesta è stata modificata negli arresti domiciliari.

 

Schifani davanti all’Antimafia per tre ore

 

E poi c’è il livello politico.

Il presidente della Regione Renato Schifani è stato ascoltato per quasi tre ore dalla Commissione regionale Antimafia, presieduta da Antonello Cracolici. La seduta si è svolta a porte chiuse ed è stata secretata. Schifani ha consegnato una relazione e ha risposto alle domande dei commissari. 

Il presidente avrebbe depositato una memoria di 24 pagine.    E soprattutto avrebbe cercato di tracciare una linea molto netta tra sé e il suo ex consulente.

Avrebbe definito quanto emerso sul caso Armao «inimmaginabile e deprecabile dal punto di vista umano», ricordando di conoscerlo da trent’anni.

Poi il passaggio più esplicito: «In quattro anni non sono mai andato a cena con imprenditori che hanno richieste di autorizzazione in corso. Come invece ha fatto Armao».

Una frase che segna una distanza non soltanto giudiziaria, ma anche politica e personale.

 

«Se avessi visto prima quelle foto...»

 

Schifani sarebbe tornato anche sulle prime dichiarazioni rilasciate quando scoppiò l’inchiesta.

Allora aveva immediatamente richiamato la presunzione di innocenza. Davanti alla Commissione avrebbe detto che, se avesse conosciuto già allora le immagini raccolte dagli investigatori, avrebbe usato parole diverse, precisando che le fotografie erano state pubblicate soltanto successivamente.   

Resta, naturalmente, un principio che non cambia con le fotografie: la responsabilità penale deve essere accertata in tribunale e per Armao, come per gli altri indagati, vale la presunzione di innocenza.

Ma sul piano politico Schifani appare ormai intenzionato a mettere una notevole distanza tra Palazzo d’Orléans e il suo ex consigliere.

 

L’Antimafia continua le audizioni

 

L’istruttoria della Commissione regionale Antimafia non si ferma al presidente.

Saranno ascoltati assessori e dirigenti dei dipartimenti coinvolti nelle vicende finite nelle carte dell’inchiesta. Tra le prossime audizioni c’è quella dell’assessora al Territorio e Ambiente Giusi Savarino, dal cui dipartimento dipende tecnicamente la Cts.   

Il punto che la Commissione vuole approfondire è più ampio del singolo caso giudiziario: capire quali controlli esistano sui rapporti tra politica, alta burocrazia, consulenti e portatori di interessi privati.

Ed è anche per questo che il governo Schifani, subito dopo lo scandalo, ha approvato il disegno di legge che prevede un registro dei rappresentanti di interessi e la tracciabilità degli incontri con amministratori e dirigenti. 

 

Dalla Procura alla Corte dei Conti

 

La vicenda Armao, insomma, ha ormai più piani.

C’è quello penale, con la Procura che ipotizza un sistema di corruzione e ha chiesto misure cautelari.

C’è quello contabile, con la Corte dei Conti che adesso esamina incarichi, compensi e possibili danni alle casse regionali.

E c’è quello politico, con l’Antimafia regionale che prova a capire come funzionavano controlli e procedure e con Schifani impegnato a prendere le distanze dall’uomo che, fino al 2 ottobre, sedeva accanto alla Presidenza come suo consigliere giuridico.

L’inchiesta del pendolo, dunque, non riguarda più soltanto dove finivano le buste di denaro.

Adesso si cerca di capire anche quanto costavano gli incarichi, come venivano gestite le pratiche e chi controllava chi doveva controllare.