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19/10/2026 12:00:00

Leone XIV telefona a Putin: appello per una tregua umanitaria a Kherson

A 72 ore dall’intervento al polmone per rimuovere l’adenocarcinoma, il Santo Padre ha telefonato a Vladimir Putin. La ragione della chiamata è stata un appello per chiedere una tregua umanitaria nella regione di Kherson. La notizia è stata comunicata dalla Sala Stampa della Santa Sede.

 

La richiesta riguarda la città di Oleshky, località lungo la linea del fronte, sulla riva del fiume Dnepr, sotto occupazione russa da quattro anni e mezzo, dove manca tutto e la popolazione è allo stremo. La sospensione dei combattimenti servirebbe a consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile. Chi è riuscito a fuggire lo ha fatto lungo quella che viene definita «la strada della morte».

La cittadina era popolata da 24 mila persone; oggi ne sono rimaste circa 1.700, tra cui una manciata di bambini. Il generale inverno, ormai alle porte, potrebbe sterminarli uno per uno.

 

È la seconda telefonata tra i due dopo quella del 4 giugno 2025, quando il Pontefice era stato eletto il mese precedente. Fin da subito Leone XIV si è fatto nunzio di pace nel conflitto, invitando i presidenti Putin e Zelensky a dialogare e proponendo la stessa Città del Vaticano come sede per i negoziati.

Un invito alla pace ribadito al presidente ucraino anche in luglio, quando questi ha ricevuto a Kiev l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, ringraziando la Santa Sede per la propria disponibilità.

 

Nella telefonata dell’anno scorso, il Papa aveva fatto appello affinché la Russia compisse un gesto a favore della pace, sottolineando «l’importanza del dialogo» per cercare «contatti positivi» e «soluzioni al conflitto».

Il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, ha dichiarato: «È stato il Santo Padre a prendere l’iniziativa per perorare la causa di questa città assediata, nella quale si trovano circa 2 mila civili che hanno bisogno di avere dei canali di uscita, dei canali umanitari di uscita. Il Papa ha chiesto che ci sia, appunto, una tregua per permettere sia l’arrivo di aiuti umanitari, soprattutto cibo, sia anche l’evacuazione di coloro che vogliono uscire dalla città».

 

«Io — ha aggiunto Parolin — spero che, di fronte a una richiesta del Santo Padre, il presidente Putin accetti di mettere in atto quello che il Papa gli ha chiesto. Il fatto di aver accettato la telefonata, di aver parlato, può essere davvero un’esecuzione, una realizzazione di quanto il Papa ha chiesto».

 

Durante l’Angelus, prima di annunciare l’intervento chirurgico, il Vescovo di Roma aveva richiamato nuovamente l’attenzione non solo sul drammatico bilancio delle vittime e sulla distruzione delle infrastrutture in Russia e Ucraina, ma anche sulle pesanti conseguenze della guerra per le popolazioni più povere del mondo, a causa dell’impedimento al trasporto sicuro dei cereali nel Mar Nero.

«Il pane quotidiano di milioni di persone non può essere ostaggio della guerra».

Si attendono buone notizie.

 

Vittorio Alfieri