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19/10/2026 06:00:00

Da Roma a Marsala, le alleanze cambiano. Ma chi rappresentano davvero i partiti?

A Roma con Giorgia Meloni. A Palermo contro Renato Schifani. A Marsala nella maggioranza con Pd e Alleanza Verdi e Sinistra. La geografia politica di Sud chiama Nord cambia secondo il livello istituzionale, ma agli elettori resta una domanda piuttosto semplice: qual è la direzione?

Cateno De Luca ha confermato l’accordo nazionale con il centrodestra della presidente del Consiglio, precisando che l’intesa non comprende la Sicilia. Qui il suo progetto resta civico, autonomista e progressista. Una distinzione rivendicata apertamente, che chiarisce la strategia ma lascia intatta la contraddizione politica: contribuire alla vittoria di una coalizione alle Politiche e costruire l’alternativa a una parte degli stessi alleati alle Regionali.

 

L’opposizione a Schifani comprende anche Fratelli d’Italia?

Il progetto del “Governo di liberazione” porta con sé una domanda inevitabile: da chi bisogna liberare la Sicilia? Da Schifani soltanto, oppure dall’intero sistema politico che sostiene il suo esecutivo?

Fratelli d’Italia governa la Regione e ne condivide responsabilità, scelte e risultati. Non è una presenza ornamentale nella maggioranza. Se De Luca vuole proporsi come alternativa, dovrà misurarsi anche con il ruolo del partito con il quale ha stretto l’accordo nazionale.

Quando arriverà il momento di contestare la gestione degli assessorati, le nomine, i servizi e le promesse mancate, il giudizio comprenderà anche gli alleati romani?

L’autonomia dei diversi livelli istituzionali è legittima. Ma non basta evocarla per rendere irrilevante ogni incompatibilità. Un conto è distinguere le alleanze, un altro è pretendere che gli elettori considerino politicamente estranei due piani abitati dagli stessi partiti.

 

Il “buon governo” non può spiegare tutto

Il richiamo al buon governo e agli interessi dei territori è il filo che tiene insieme queste operazioni. È un argomento efficace, perché nessuno potrebbe dichiararsi contrario agli interessi dei Comuni.

Proprio per questo, però, deve essere accompagnato da contenuti verificabili. Quali impegni giustificano l’accordo? Su quali scelte esiste una convergenza? Dove comincia il dissenso?

Senza risposte, il territorio rischia di diventare la giustificazione universale di ogni cambio di collocazione. Le alleanze possono cambiare. La politica può correggere la propria linea. Ma ogni svolta richiede una spiegazione proporzionata alla distanza percorsa.

Il buon governo si dimostra attraverso gli atti; non può trasformarsi in una formula capace di assolvere preventivamente qualsiasi accordo.

 

Quinci e il primo strappo al Libero Consorzio

La contraddizione è già arrivata in provincia di Trapani. Salvatore Quinci, sindaco di Mazara del Vallo e presidente del Libero Consorzio, ha aderito a Sud chiama Nord.

Laura Barone, esponente di Controcorrente, ha scelto di lasciare la maggioranza e rinunciare alle deleghe, ritenendo il nuovo quadro incompatibile con la propria collocazione nel centrosinistra. Una scelta concreta, che ha dato una conseguenza politica al dissenso.

Quinci respinge questa lettura. Sostiene che il programma amministrativo resti il riferimento della maggioranza, definisce tecnico e parlamentare l’accordo con Fratelli d’Italia e ribadisce che l’adesione al movimento di De Luca non comporta il sostegno al governo Schifani.

È la sua posizione. Resta però difficile conciliarla con la portata nazionale dell’intesa rivendicata dallo stesso De Luca.

Sarebbe comunque un eccesso di scrupolo scoprire soltanto adesso la trasversalità dell’operazione Quinci. La sua elezione alla presidenza dell’ex Provincia aveva già beneficiato di consensi provenienti anche da una parte del centrodestra. La novità è l’approdo a un movimento che ha scelto un interlocutore nazionale preciso.

 

Il Pd, da Trapani a Marsala, deve scegliere cosa dire

Il problema riguarda dunque anche chi continua a sostenere questi equilibri. Che cosa intende fare il Partito Democratico provinciale? Quali chiarimenti ritiene sufficienti?

A Marsala il nodo è ancora più evidente. La maggioranza della sindaca Andreana Patti nasce da una coalizione che comprende Pd, Movimento Cinque Stelle, Avs e Marsala Civica–Sud chiama Nord; l’area legata a quest’ultima lista ha ottenuto rappresentanza nell’esecutivo.

Non esiste un automatismo che imponga di interrompere un’esperienza comunale per un accordo nazionale. Esiste però un dovere di chiarezza. Chi governa insieme deve spiegare su quali obiettivi si riconosce e quali confini politici considera invalicabili.

 

Alla Festa dell’Unità, gli avversari tornano interlocutori

La stessa domanda attraversa il centrosinistra. Il programma della Festa provinciale dell’Unità di Trapani ha messo a confronto Anthony Barbagallo, Nuccio Di Paola e Davide Faraone sul tema delle alleanze per il 2027: Pd, Movimento Cinque Stelle e Italia Viva chiamati a ragionare nello stesso perimetro.

È un’immagine che va confrontata con anni di scontri, accuse reciproche e incompatibilità proclamate. Il riavvicinamento è possibile, ma richiede qualcosa di più della comune necessità di battere il centrodestra.

Che cosa è cambiato nei programmi e nei rapporti di fiducia?

Il Pd dispone di un potere negoziale che Italia Viva non ha. Per i renziani l’alleanza può rappresentare una strada per conservare rappresentanza. È una valutazione politica legittima. Diventa meno convincente quando viene presentata come una ritrovata sintonia senza spiegare come siano stati superati i conflitti precedenti.

Il rischio è quello di un matrimonio di convenienza nel quale il programma arrivi dopo la sistemazione dei rapporti di forza. E nel quale l’alternativa di restare fuori dalle istituzioni pesi più delle ragioni dichiarate per stare insieme.

 

Calenda, Marattin e i confini mobili del centro

Azione continua intanto a muoversi fuori dal campo largo. Luigi Marattin di Libdem ha aperto alla possibilità di un’intesa con il centrodestra, ponendo il veto sulla presenza di Roberto Vannacci.

Un’apertura, non un accordo già concluso, che interroga anche i liberaldemocratici siciliani e marsalesi: condividono questa prospettiva? Come la collegano ai propri percorsi locali?

 

A perdere orientamento è l’elettore

Il problema non è chiedere ai partiti di restare immobili. È chiedere loro di rendere riconoscibile il cambiamento. L’elettore sceglie un simbolo, un candidato, una coalizione. Ha diritto di sapere dove finirà quel consenso.

A forza di rendere compatibile tutto, si rischia di consumare proprio la fiducia necessaria a governare.

Ed è così che il voto diventa sempre più fluido, che non c’è più credibilità nella politica, che la gente si allontana.

Le manifestazioni politiche non sono più un momento di confronto e di attenzione per il cittadino. La presenza è solo quella dei tesserati, pochi, dei militanti, ancora meno, e della classe dirigente.

Non è una festa, è la conta di chi c’è.