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09/03/2026 06:00:00

A Trapani il matrimonio nella chiesa valdese dopo dieci anni: una comunità che rinasce

Nella piccola chiesa valdese di via Orlandini, venerdì 6 marzo, si è celebrato un matrimonio che, per la comunità protestante della città, ha assunto un significato che va oltre la vicenda privata degli sposi. Dopo quasi dieci anni senza una presenza pastorale stabile e senza celebrazioni matrimoniali, Piero Carollo e Maria Laura Mazzara hanno pronunciato il loro “per sempre” in un luogo che negli ultimi anni sta lentamente ritrovando vita.

 

La cerimonia è stata officiata dal pastore valdese Giovanni Bernardini insieme a Gianluca Fiusco, figura centrale nel percorso di rilancio della comunità locale. La scelta degli sposi di condividere la celebrazione tra due guide spirituali è stato come un segno della natura relazionale e partecipata che caratterizza oggi la piccola realtà valdese trapanese.

 

Sembra una cosa davvero strana a leggersi, in tempi in cui il matrimonio è diventato un business scenografico e dove gli sposi sono costretti a scegliere la chiesa per la celebrazione con anni di anticipo.

Due paradossi opposti - la rarefazione della celebrazione del sacramento da un lato e la “corsa alla chiesa preferita” dall’altro - che però in nessuno dei due casi ha necessariamente a che fare con crisi od incremento della fede praticata. Hanno entrambi a che vedere, invece, col senso profondo di teologia pastorale praticata che fa uscire dall’ombra del campanile i riti e le liturgie e li trasforma in fede e comunità viva e presente, capace di accogliere ed attrarre.

 

Una storia lunga più di un secolo

La presenza valdese nel territorio di Trapani risale alla seconda metà dell’Ottocento. Fu il pastore Augusto Malan a suscitare i primi interessi tra famiglie liberali e mazziniane della città attraverso una serie di conferenze pubbliche. Negli anni successivi Gaetano Fasulo contribuì a dare forma stabile alla comunità: nacquero il Concistoro, una scuola domenicale e una sede ricavata accanto alla cattedrale cattolica.

Una presenza che fin dall’inizio non fu semplice. L’insediamento protestante incontrò forti resistenze e tensioni, tanto da richiedere, in alcuni momenti, l’intervento delle forze dell’ordine per garantire lo svolgimento delle attività religiose.

Nel corso del tempo la comunità valdese ha continuato a rappresentare nel territorio una minoranza religiosa e culturale, portatrice di una tradizione protestante che in Sicilia rimane numericamente molto ridotta.

 

Gli anni della fragilità

La comunità ha attraversato una fase particolarmente delicata a partire dal 2014. Per quasi un decennio la chiesa di Trapani è rimasta senza una presenza pastorale stabile, con un numero limitato di fedeli a non più di un nucleo familiare e una vita comunitaria ridotta all’essenziale.

Negli ultimi anni, tuttavia, la situazione ha iniziato a cambiare.

Dal 2022, grazie all’impegno di Gianluca Fiusco - che si potrebbe definire, senza timore, caparbiamente “in direzione ostinata e contraria” -  grazie alla partecipazione di nuovi membri, la comunità ha gradualmente ripreso attività e iniziative e si è ampliata. Oggi conta circa una ventina di persone: giovani, famiglie, studenti, migranti e cittadini, attratti da uno spazio di confronto e condivisione.

Negli ultimi mesi si sono celebrati battesimi e nuovi ingressi nella comunità, segnali di una ripresa che ha trovato nel matrimonio celebrato il 6 marzo uno dei momenti simbolicamente più significativi.

 

Un presidio di accoglienza e laicità

La chiesa valdese di Trapani svolge oggi anche una funzione culturale e sociale nel territorio. Da sempre, nonostante le poche risorse umane, ha donato i propri spazi ad iniziative, convegni e associazioni che faticavano a trovare veri spazi di laicità.

Oggi, i locali della chiesa ospitano due associazioni culturali, Arcigay “Shoruq” e “Namaskar”, oltre a iniziative musicali e attività aperte alla città.

Tra queste c’è un piccolo coro informale che riunisce quasi venti persone di provenienze diverse — credenti e non credenti, italiani e stranieri — che hanno trovato nella chiesa un luogo di incontro attraverso la musica.

Proprio questa apertura rappresenta uno degli aspetti che caratterizzano la presenza valdese nel territorio: una minoranza religiosa che, pur nelle sue dimensioni ridotte, continua a proporre un modello di comunità basato sull’accoglienza, sulla responsabilità individuale e sulla convivenza tra differenze.

Ma rappresenta anche un impegno, talvolta anche visionario, di chi ha voluto fortemente la rinascita di questa comunità, che si è riattivato in modo strutturale: per una Chiesa di minoranza, consapevole del suo ruolo, l’impegno dei membri di Chiesa non è diluito in un registro di millemila persone.

 

Il significato di una celebrazione

Durante il sermone della celebrazione del matrimonio di Piero e Maria Laura, Gianluca Fiusco ha richiamato l’episodio evangelico delle nozze di Cana. Un messaggio che va oltre la liturgia del matrimonio, ma racconta la fiducia che una piccola comunità possa continuare a esistere e crescere anche in un contesto difficile, affidandosi e fidandosi reciprocamente.

In una città dove la presenza protestante resta minoritaria, il matrimonio celebrato nella chiesa valdese dopo tanti anni è stato percepito come un segnale di continuità e di futuro.

Non soltanto la festa di due persone che scelgono di condividere la vita, ma anche il segno di una comunità che, lentamente, sta tornando a respirare.