La UIL Trapani punta il dito contro il sistema delle addizionali comunali Irpef applicato nel capoluogo e chiede una revisione delle politiche fiscali locali nel nome della progressività prevista dalla Costituzione.
A sollevare il caso è il segretario generale della UIL Trapani, Tommaso Macaddino, commentando i dati emersi dall'ultimo rapporto nazionale sulle addizionali regionali e comunali Irpef elaborato dal Servizio Stato Sociale e Politiche Fiscali della UIL. Uno studio che, secondo il sindacato, evidenzia come anche a Trapani il principio costituzionale secondo cui ciascuno deve contribuire in base alla propria capacità contributiva venga di fatto aggirato.
Al centro delle critiche c'è il meccanismo dell'addizionale comunale applicato dal Comune di Trapani.
"La no-tax area è fissata a 10 mila euro – spiega Macaddino – ma non funziona come una franchigia. Chi supera quella soglia anche di un solo euro si trova a pagare l'aliquota dello 0,8% sull'intero reddito e non soltanto sulla quota eccedente".
Secondo il sindacato, il risultato è che un lavoratore con un reddito di 15 mila euro annui e un contribuente con oltre 80 mila euro finiscono per versare la stessa percentuale, senza alcuna distinzione legata alla capacità economica.
Per la UIL si tratta di un sistema che produce effetti regressivi, incidendo maggiormente sui redditi medio-bassi in una fase in cui inflazione, caro energia e aumento del costo della vita continuano a comprimere il potere d'acquisto delle famiglie.
Il confronto con gli altri Comuni siciliani
L'analisi del sindacato colloca Trapani all'interno di un gruppo di città siciliane che applicano l'aliquota massima dello 0,8% senza differenziazioni per fasce di reddito.
Secondo la UIL esistono però modelli alternativi già adottati in Sicilia. Viene citato il caso di Enna, dove la soglia di esenzione è stata elevata fino a quasi 23 mila euro, con l'obiettivo di proteggere maggiormente lavoratori e pensionati con redditi più bassi.
Ancora più significativo, secondo il sindacato, è l'esempio di Ragusa, che ha introdotto un sistema articolato su più aliquote, con una progressività che varia dallo 0,6 allo 0,8 per cento in base al reddito dichiarato.
Un modello che si avvicina maggiormente al principio sancito dall'articolo 53 della Costituzione, secondo cui il sistema tributario deve essere informato a criteri di progressività.
I conti dei Comuni e la crisi del potere d'acquisto
La presa di posizione della UIL arriva in una fase particolarmente delicata per le finanze degli enti locali.
Negli ultimi anni molti Comuni italiani hanno progressivamente aumentato le aliquote delle addizionali Irpef per compensare la crescita dei costi dei servizi pubblici, dall'assistenza sociale alla gestione dei rifiuti, passando per il trasporto pubblico e la manutenzione urbana.
Anche il Comune di Trapani, alle prese con bilanci sempre più complessi e con la necessità di garantire servizi essenziali senza aumentare ulteriormente l'indebitamento, ha fatto affidamento sulle entrate tributarie locali.
Una scelta comune a molte amministrazioni italiane, ma che secondo la UIL rischia di scaricare il peso dell'equilibrio finanziario soprattutto sui lavoratori dipendenti e sui pensionati.
La questione assume un rilievo particolare in Sicilia, regione che continua a registrare livelli di reddito medi inferiori rispetto alla media nazionale e dove il tema della pressione fiscale locale è spesso al centro del confronto tra sindacati e amministrazioni.
Non è un caso che il sindacato abbia deciso di ampliare l'analisi ai 24 Comuni della provincia di Trapani.
L'obiettivo è capire se il modello adottato dal capoluogo rappresenti un'eccezione oppure una prassi diffusa nel territorio trapanese.
Il tema potrebbe presto approdare anche nel dibattito politico locale. Da una parte c'è l'esigenza di garantire le entrate necessarie per finanziare i servizi comunali; dall'altra la richiesta, avanzata dalla UIL, di rendere più equo il prelievo fiscale introducendo meccanismi che tutelino maggiormente i redditi più bassi.
Una discussione che va oltre i numeri e riguarda direttamente migliaia di contribuenti trapanesi, in un momento in cui inflazione e aumento del costo della vita continuano a incidere sui bilanci delle famiglie.
La richiesta della UIL
La UIL non si limita alla denuncia ma avanza una proposta precisa.
"Garantire i servizi pubblici è indispensabile – afferma Macaddino – ma non può essere fatto comprimendo ulteriormente i redditi medio-bassi. Occorre introdurre criteri minimi obbligatori di progressività anche nelle addizionali locali, con scaglioni coerenti con quelli nazionali e soglie di esenzione realmente efficaci".
Il sindacato chiede inoltre di rafforzare i meccanismi perequativi tra enti locali per ridurre la dipendenza dei Comuni dalle addizionali Irpef come principale strumento di finanziamento.
L'appello è rivolto sia al Comune di Trapani sia alla Regione Siciliana.
"È necessario adeguare le politiche fiscali al dettato costituzionale – conclude Macaddino – adottando modelli di imposizione più equi e coerenti con i principi di solidarietà e giustizia sociale".
L'iniziativa della UIL non si fermerà al capoluogo. Il sindacato ha infatti annunciato l'intenzione di estendere l'analisi agli altri 24 Comuni della provincia di Trapani per costruire una mappa completa della fiscalità locale.
L'obiettivo è verificare quali amministrazioni abbiano adottato strumenti realmente progressivi e quali, invece, continuino ad applicare sistemi che finiscono per trattare allo stesso modo contribuenti con capacità economiche molto diverse.
Una fotografia che potrebbe alimentare nei prossimi mesi un confronto più ampio sul rapporto tra autonomia finanziaria dei Comuni, sostenibilità dei bilanci pubblici e tutela del reddito delle famiglie, in una provincia che continua a fare i conti con salari medi bassi, pensioni modeste e una crescita economica ancora inferiore rispetto ad altre aree del Paese.