Il punto più basso della storia recente del Trapani Calcio, ad un passo dalla retrocessione per le troppe penalizzazioni, e adesso pure fuori dallo stadio provinciale. Il Libero Consorzio passa dalle parole ai fatti. E arriva lo sfratto per lo squadra del romano Valerio Antonini, venuto a Trapani con l'impegno di portare la squadra in Serie A e in uno stadio nuovo e che invece porta il Trapani quasi con certezza tra i Dilettanti e sfrattato da casa sua ...
Adesso non è più solo una polemica. È un atto formale.
Il Libero Consorzio Comunale di Trapani ha deciso di andare fino in fondo: il presidente ha autorizzato l’avvio delle procedure di sfratto per finita locazione nei confronti della F.C. Trapani 1905 di Valerio Antonini.
Un passaggio che segna un punto di non ritorno nella guerra — ormai totale — tra il patron granata e le istituzioni locali.
La decisione: sfratto per finita locazione
Nel decreto si legge chiaramente che l’Ente:
- ha concesso lo Stadio Provinciale al Trapani con contratto sottoscritto il 31 gennaio 2025;
- ha formalizzato la consegna con verbale del 27 febbraio 2025;
- ha previsto una durata di un anno.
Conclusione: il contratto è scaduto. E, nonostante questo, la società “continua a detenere l’immobile”. Da qui la decisione: autorizzare gli avvocati dell’Ente ad avviare qualsiasi azione giudiziaria necessaria allo sfratto.
Le motivazioni: bollette e canoni mai pagati
Nel provvedimento vengono richiamati anche gli altri elementi già al centro del contenzioso:
- utenze mai rimborsate e mai volturate (luce e gas);
- procedura già avviata per decreto ingiuntivo su queste somme;
- canoni di locazione mai pagati dal 2023, anche su questo fronte già oggetto di azione legale.
Il quadro che emerge dagli atti è netto: per l’Ente, il Trapani non solo occupa lo stadio senza titolo, ma lo fa in violazione delle obbligazioni contrattuali.
La linea del Libero Consorzio
La decisione arriva dopo una riunione interna del 29 gennaio tra presidente, segretario generale, dirigenti tecnici e avvocatura.
Una riunione in cui, nero su bianco, si prende atto che:
- il contratto è scaduto;
- le somme dovute non sono state pagate;
- non ci sono le condizioni per proseguire senza azioni legali.
Da qui il mandato agli avvocati dell’Ente per procedere con lo sfratto.
Antonini e la “convenzione fino al 2027”
La decisione del Libero Consorzio smentisce nei fatti la versione sostenuta da Valerio Antonini, che aveva parlato di una concessione “automaticamente rinnovata fino al 2027”.
Il decreto è chiarissimo: la concessione era annuale e risulta scaduta.
Non solo: l’Ente parla esplicitamente di “finita locazione”, cioè della base giuridica tipica per avviare uno sfratto.
Cosa succede adesso
Si apre ora una fase delicatissima.
L’avvio dell’azione di sfratto non significa sgombero immediato, ma:
- l’avvio di un procedimento giudiziario;
- la possibilità, in caso di esito favorevole all’Ente, di ottenere il rilascio dell’impianto;
- un ulteriore fronte di scontro legale, che si aggiunge a quelli già aperti su bollette e canoni.
Una partita fuori dal campo
A questo punto la vicenda ha superato da tempo i confini sportivi.
Tra accuse di truffa, decreti ingiuntivi, “fatture” milionarie e ora lo sfratto, la gestione dello stadio è diventata un caso politico, amministrativo e giudiziario.
E mentre Antonini parla di complotti e di verità da far emergere, il Libero Consorzio mette nero su bianco una scelta precisa: lo stadio va restituito.
Il resto, come sempre, lo decideranno i giudici.