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01/07/2026 06:00:00

Crisi a Trapani: cantieri per i bus veloci fermano le assunzioni...

Una ragazza esce dal lavoro a tarda sera e, per attraversare via Ammiraglio Staiti, accende la torcia del cellulare. La usa per farsi vedere dalle auto mentre cerca un varco tra le recinzioni del cantiere del Bus Rapid Transit. È una scena che, secondo i commercianti del centro storico, racconta meglio di qualsiasi slogan cosa significhi convivere con i lavori: percorsi interrotti, clienti che rinunciano ad arrivare e attività sempre più difficili da raggiungere. Il conto, sostengono gli esercenti, non si misura soltanto nei disagi ma anche nei bilanci.

 

Il giorno dopo aver abbandonato il tavolo di confronto con il Comune, il Comitato spontaneo dei commercianti ha iniziato a fare i conti. Non quelli della politica, ma quelli dei registri di cassa, delle assunzioni rinviate e dei contratti che rischiano di non essere rinnovati. È da questo monitoraggio, realizzato raccogliendo le testimonianze di numerose attività del centro storico, che emerge il primo quadro economico degli effetti dei cantieri della BRT.

I numeri, da soli, raccontano poco. Dietro un meno 70 per cento ci sono tavoli rimasti vuoti. Dietro un meno 50 per cento ci sono ragazzi che aspettavano una telefonata per iniziare la stagione estiva e quella chiamata non è mai arrivata. Dietro un licenziamento ci sono turni cancellati e imprenditori costretti a ridurre il personale per continuare a tenere aperta l'attività. Solo dopo arrivano le cifre. Nel campione raccolto dal Comitato emergono cali degli incassi compresi tra il 40 e il 70 per cento. Un esercizio stima un mancato incasso di circa 12 mila euro al mese dall'avvio dei lavori della BRT, mentre un'altra attività quantifica in circa 50 mila euro le perdite accumulate dall'inizio del cantiere.

 

Le conseguenze si riflettono anche sull'occupazione. Tra le attività monitorate c'è chi ha dimezzato le assunzioni estive, chi ha rinunciato completamente a inserire personale stagionale e chi, nel mese di giugno, ha già licenziato due dipendenti. In un altro locale l'organico è passato da dodici a nove lavoratori e resta l'incertezza sul rinnovo dei contratti in scadenza. In diversi casi gli imprenditori spiegano di aver preferito non assumere nuovi collaboratori piuttosto che esporsi a costi che, con gli incassi attuali, rischierebbero di non essere sostenibili.

 

La crisi, riferiscono gli esercenti, non interessa soltanto le attività affacciate sulle aree di cantiere. Anche alcuni locali delle vie interne del centro storico, che lavorano sia con i residenti sia con i turisti, parlano di perdite comprese tra il 60 e il 70 per cento. Un dato che, se confermato nelle prossime settimane, allargherebbe gli effetti economici ben oltre il fronte dei lavori.

 

A rallentare sarebbe anche la filiera della ristorazione. Secondo le informazioni raccolte tra alcuni fornitori di alimenti, bevande e prodotti destinati ai pubblici esercizi, nelle zone direttamente interessate dai cantieri gli ordini sarebbero diminuiti tra il 60 e il 70 per cento. Nelle aree centrali, come corso Vittorio Emanuele, via Torrearsa e via Garibaldi, la flessione si attesterebbe intorno al 20 per cento, mentre nel resto del centro storico il calo medio sarebbe del 30 per cento.

Molti imprenditori raccontano inoltre di avere investito migliaia di euro nei mesi scorsi per rinnovare cucine, laboratori, dehors e spazi destinati ai clienti in vista della stagione estiva. Investimenti programmati quando ancora non immaginavano l'impatto dei cantieri e che oggi, con il crollo della clientela denunciato dagli operatori, rischiano di non essere recuperati.

 

È anche questo il motivo che ha portato alla rottura del confronto con l'amministrazione comunale. Durante l'incontro i commercianti chiedevano tempi certi sulla conclusione dei lavori e misure immediate per limitare gli effetti economici dei cantieri. Il Comune ha rilanciato il Distretto urbano del commercio come strumento per programmare interventi e intercettare finanziamenti, ma gli esercenti ritengono che i tempi necessari per renderlo operativo non siano compatibili con una crisi che, sostengono, è già in corso. «Non chiediamo assistenzialismo, chiediamo di essere messi nelle condizioni di lavorare», è il messaggio che accompagna il monitoraggio avviato dal Comitato.