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27/07/2026 10:16:00

Crisi idrica in Sicilia, la Corte dei Conti: “E' colpa anche di chi amministra"

La crisi idrica che colpisce la Sicilia non può essere ricondotta soltanto alla scarsità delle piogge e ai cambiamenti climatici. Alla base dell’emergenza ci sarebbero soprattutto carenze amministrative, gestionali e infrastrutturali. È quanto emerge dalla relazione della sezione Autonomie della Corte dei Conti nazionale sulla gestione e il contrasto del dissesto idrogeologico.

 

Secondo i magistrati contabili, la Sicilia si trova agli ultimi posti in Italia per qualità e disponibilità delle risorse idriche, nonostante negli ultimi anni abbia ricevuto un consistente afflusso di finanziamenti europei, nazionali e regionali.

 

Dighe incomplete e reti colabrodo

Il fabbisogno idrico dell’Isola è stimato in circa 1,16 miliardi di metri cubi l’anno, ma una parte significativa delle 45 dighe presenta limitazioni dovute alla mancanza di collaudi, alla scarsa manutenzione e all’assenza di verifiche sismiche e di sicurezza.

Ancora più grave la situazione delle reti, nelle quali si perde fino al 50% dell’acqua. Il Ministero delle Infrastrutture ha censito 104 interventi per una spesa di circa 800 milioni di euro, ma almeno venti criticità segnalate da anni risultano ancora irrisolte.

 

La replica della Regione

Il presidente della Regione Renato Schifani ha difeso l’operato della struttura commissariale, sostenendo che nel 2024 sono stati finanziati 104 progetti su 165, dei quali 40 in corso di esecuzione.

Secondo Palazzo d’Orléans, i ritardi sarebbero legati soprattutto ai tempi delle gare, degli appalti, delle autorizzazioni e delle procedure espropriative. La Corte dei Conti, però, invita a rivedere la governance del settore e a rafforzare la capacità di programmare e realizzare gli interventi.



Cronaca | 2026-07-26 17:06:00
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