Il drone partito dalla Sicilia: la missione segreta per recuperare il pilota Usa in Iran
C’è anche la Sicilia, con la base di Sigonella, sullo sfondo dell’operazione militare con cui gli Stati Uniti hanno recuperato uno dei due membri dell’equipaggio di un F-15E abbattuto in Iran. Il salvataggio è avvenuto dopo circa 48 ore di ricerche in territorio ostile.
Il secondo aviatore, un colonnello ferito ma non in gravi condizioni, era rimasto nascosto in una zona montuosa mentre le forze iraniane setacciavano l’area. Il recupero è stato completato nella notte tra il 4 e il 5 aprile, al termine di un’operazione complessa, condotta con il supporto di numerosi velivoli e forze speciali.
Il ruolo di Sigonella
Un elemento rilevante riguarda proprio la Sicilia. Secondo i tracciamenti di Itamilradar, un drone MQ-4C Triton della Marina americana, decollato dalla base di Sigonella, avrebbe effettuato missioni di ricognizione verso il Golfo Persico nelle ore decisive.
Il drone avrebbe sorvolato il Mediterraneo orientale fino alla zona dell’operazione, restando in volo per diverse ore prima di rientrare. Particolare non secondario: il velivolo avrebbe operato con il transponder spento e su rotte insolite, più a nord rispetto a quelle abituali. Un’attività che, secondo gli analisti (ma senza conferme ufficiali), potrebbe essere collegata proprio alle operazioni di ricerca del pilota disperso.
Sigonella si conferma così un nodo strategico per missioni militari che si svolgono a migliaia di chilometri di distanza.
Il salvataggio in territorio nemico
L’F-15E Strike Eagle era stato abbattuto il 3 aprile, nel primo episodio di questo tipo dall’inizio delle ostilità. Un membro dell’equipaggio era stato recuperato subito, mentre il secondo è rimasto per due giorni nascosto in territorio controllato dai Pasdaran.
Il recupero non è stato semplice: secondo fonti internazionali, le forze americane avrebbero dovuto ingaggiare combattimenti per garantire la via di fuga. Un’operazione, quindi, più vicina a un’azione di guerra che a un semplice intervento di evacuazione.
Un segnale sul conflitto
Il salvataggio è stato definito da Donald Trump “tra le operazioni più coraggiose”, ma oltre alla propaganda resta un dato: per recuperare un solo uomo è stato necessario un dispiegamento significativo di mezzi e risorse.
Un segnale che il controllo dello spazio aereo e del territorio iraniano non è totale e che il conflitto, iniziato a fine febbraio, si sta facendo più complesso e rischioso.
Il pilota è stato salvato. Ma l’operazione racconta molto di più: una guerra che si avvicina e una Sicilia che, ancora una volta, si ritrova al centro degli equilibri strategici del Mediterraneo.
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