Il libro inchiesta su Rita Atria e il “fuoco amico” di Piera Aiello
Siamo sicuri che dopo la strage di Via D’Amelio, Rita Atria si sia davvero suicidata?
Per la ragazza 17enne, dopo l’uccisione del padre e del fratello (entrambi mafiosi), indubbiamente il giudice Borsellino era rimasto il principale punto di riferimento.
Ma c’è un libro inchiesta (“Io sono Rita”, edito da Marotta & Cafiero), scritto dalle giornaliste Giovanna Cucè e Graziella Proto, insieme alla cofondatrice dell’Associazione Antimafie Rita Atria, Nadia Furnari, che pone diversi interrogativi. E che, soprattutto, rappresenta il perno principale di un esposto alla procura di Roma, in cui si chiede la riapertura delle indagini sulla morte di Rita. Un esposto firmato dalla stessa associazione e dalla sorella Anna Maria, sostenuto dalla testata giornalistica “Le siciliane”.
Il dubbio principale è proprio sull’effettivo suicidio di Rita Atria. Ecco perché si chiede anche la riesumazione del corpo, ipotizzando l’istigazione al suicidio, nel contesto di una fallimentare gestione della testimone da parte dello Stato, venuta fuori di recente dagli atti desecretati del Viminale.
L’uscita del libro però è stata accompagnata da un paio di diffide. Una specie di “fuoco amico” come l’hanno definito gli editori Marotta e Cafiero.
L’attacco è arrivato da Piera Aiello, cognata di Rita Atria ed ex onorevole 5 Stelle, oggi indipendente, che un paio di giorni fa ha risposto picchè all’invito di partecipare alla presentazione del libro con una lunga nota pubblicata anche sulla sua propria pagina Facebook.
Secondo Piera Aiello il libro sarebbe destinato “essenzialmente a promuovere l’Associazione Rita Atria”, invece il 50% dei proventi spetterebbero a sua figlia Vita Maria. Che sarebbe erede e contitolare, insieme ad Anna Maria, dei diritti relativi ai contenuti del diario e delle lettere di Rita.
L’onorevole, membro della Commissione Parlamentare Antimafia, ha sottolineato di non concordare neppure sulle finalità della pubblicazione: “Ho infatti vissuto con Rita (e con Vita) fino al suo ultimo giorno, condividendo con lei le difficili scelte di vita e l’isolamento da tutti i membri della famiglia – si legge nella durissima nota di risposta - Ho eseguito, io e non la sorella Anna Maria, le ultime volontà che Rita ha lasciato scritte nel diario e ne ho sostenuto tutte le spese.
Ho acquisito infine tutti gli atti giudiziari chiedendo di essere audita come persona informata sui fatti”.
Sul punto abbiamo sentito Nadia Furnari, come dicevamo, una delle tre autrici. “E’ avvilente parlare di diritti d’autore sulla memoria di Rita – ha commentato – La maggior parte dei contenuti del diario, insieme alla lettera che ci è stata donata dalla sorella di Rita, Anna Maria, brava persona che non merita questi attacchi, serve a capire il contesto. Sono contenuti che contestualizzano i momenti dell’inchiesta. Continuare a puntare il dito sulla madre e sulla sorella non ha alcun senso, soprattutto dopo che un procuratore del tribunale dei minori, la dottoressa Claudia Caramanna, ha parlato chiaramente delle responsabilità dello Stato”.
“Io Sono Rita è un libro inchiesta dove tutto è documentato – ha proseguito la Furnari – Noi avevamo invitato Piera Aiello alla presentazione del libro, nella qualità di coordinatrice della Commissione Antimafia e abbiamo ricevuto questa piccata risposta attraverso l’indirizzo istituzionale della Camera. Abbiamo pubblicato con Marotta & Cafiero, casa editrice di Scampia, che toglie i ragazzi dalla strada e insegna loro a leggere. Quei quattro spiccioli di diritti d’autore che forse un giorno arriveranno, sono stati ceduti all’Associazione Antimafie Rita Atria, che non mi pare finanzi la criminalità organizzata”.
“In ogni caso – ha concluso l’autrice – è davvero singolare che di tutto il libro si sia colto soltanto questo aspetto”.
Egidio Morici
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