Madres: a Trapani il cortometraggio sulle storie di sei madri di persone con disabilità
“Basta pietismo, vogliamo smettere di essere invisibili”. Parte da qui Madres, il progetto che porterà sullo schermo le storie di sei madri – e di una sorella – di persone con disabilità della provincia di Trapani. Le riprese del cortometraggio inizieranno a marzo in alcuni dei luoghi simbolo del territorio.
Non si definiscono “madri coraggio”. Chiedono piuttosto di essere riconosciute come donne concrete, che ogni giorno accompagnano i figli in un percorso fatto di ostacoli, stanchezza, ma anche di scelte pragmatiche, amore silenzioso e conquiste quotidiane.
L’obiettivo è chiaro: raccontare senza filtri una realtà che spesso resta ai margini, tra barriere culturali, difficoltà strutturali, cavilli burocratici e fragilità del sistema di sostegno.
Le protagoniste e il progetto
Catia, Enza, Claudia, Gabriella, Valerie, Ninni e Vitamaria saranno le protagoniste di Madres. Tutte vivono in provincia di Trapani. Le loro storie, diverse per esperienze e percorsi, sono accomunate – come raccontano loro stesse – da “una forza che fa paura” e da “un amore allenato dalla fatica”.
L’idea è di Giacomo Bonagiuso, docente e regista teatrale, presidente dell’Associazione Teatrale Artistico Culturale Teatro Libero, che insieme all’Associazione Abilmente Uniti è promotrice del progetto.
“Ho conosciuto le loro storie durante il mio corso teatrale – spiega Bonagiuso –. Mi ha colpito la determinazione a mostrare la loro realtà senza il velo comodo del pietismo. Questa battaglia silenziosa contro l’ipocrisia è diventata materia viva per un percorso che dal teatro si sviluppa in un cortometraggio, unendo la forza delle emozioni alla bellezza dei luoghi”.
Non solo denuncia sociale
Il corto non sarà un semplice prodotto di denuncia. L’intenzione è quella di costruire un racconto anche artistico, che eviti di ridurre la disabilità a uno stigma o a un “problema”.
La narrazione attraverserà momenti chiave: dalla gravidanza alle diagnosi, dalle difficoltà quotidiane ai rapporti con il sistema sanitario locale e nazionale, dai cosiddetti “viaggi della speranza” all’angoscia del “dopo di noi”. Un percorso che richiama una responsabilità collettiva, senza scivolare nella compassione.
“Abbiamo imparato in anni di lavoro sul territorio – aggiunge Bonagiuso – che il riconoscimento dei diritti non passa dalla pietà ma dallo stupore. L’arte riesce a generare empatia, e senza empatia resta solo la compassione. Ed è proprio la compassione ciò che queste madri non cercano”.
Sulla stessa linea Valeria Pellicane, madre di Emily e presidente di Abilmente Uniti: “Non sarà il solito video per far sentire buoni gli spettatori, ma un atto di presa di parola. I diritti non si elemosinano. Questo film è il nostro megafono per dire che esistiamo e che siamo pilastri della società e della vita dei nostri figli”.
Le riprese nei luoghi simbolo del territorio
Le telecamere si accenderanno a marzo in scenari iconici della provincia: il Parco archeologico di Selinunte, il Cretto di Burri a Gibellina.
“È qui – conclude Bonagiuso – che sono nati gli innamoramenti delle nostre Madres, ed è in questa terra che sono arrivate le prime diagnosi e si combatte ogni giorno per il rispetto dei diritti, tra istituzioni che provano a fare il possibile e risorse spesso insufficienti”.
Nel frattempo le protagoniste hanno già avviato un laboratorio teatrale propedeutico alla realizzazione del corto, che sarà realizzato con il patrocinio del Libero Consorzio Comunale di Trapani.
Un progetto che parte dal territorio e al territorio ritorna, per accendere una luce su una realtà che chiede di essere vista, non compatita.
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