Muore in Madagascar in missione: Valderice piange Nino Cusenza
La notizia è arrivata dal Madagascar ed è di quelle che gelano un intero territorio. È morto improvvisamente Antonino Cusenza, per tutti Nino, volto conosciutissimo di Valderice, imprenditore legato al Baglio Santa Croce e soprattutto anima di una lunga, tenace, instancabile esperienza di solidarietà costruita in Africa con l’associazione Trapani per il Terzo Mondo.
Non è soltanto la scomparsa di un imprenditore stimato. È la perdita di un uomo che, per quasi trent’anni, ha trasformato la solidarietà in una pratica quotidiana, concreta, visibile. Uno di quelli che non si limitavano a parlare di aiuto, ma partivano davvero. Che tornavano. Che ripartivano ancora.
Cusenza si trovava in Madagascar per una delle missioni che da anni portava avanti in favore delle comunità più fragili. Ed è proprio lì, in quella terra che era diventata una parte fondamentale della sua vita, che si è spento. La famiglia ha comunicato la notizia con parole di dolore profondo, parlando di un uomo che ha scelto di donare sé stesso agli altri, portando speranza e umanità nei luoghi più difficili.
Per Valderice, per Trapani, per quanti lo hanno conosciuto, Nino Cusenza non era soltanto il proprietario di una struttura ricettiva conosciuta e apprezzata. Era un riferimento umano. Una persona capace di mettere in movimento energie, amicizie, aiuti, raccolte fondi, opere, relazioni. Un uomo che aveva costruito un ponte vero tra la Sicilia e il Madagascar.
Ed è proprio questo che oggi torna con forza nei ricordi di chi lo piange: la concretezza. Perché dietro il suo impegno non c’erano slogan o beneficenza di facciata. C’erano viaggi, presenza costante, verifica diretta dei bisogni, progetti seguiti passo dopo passo. C’erano scuole realizzate, strutture di accoglienza, opere sanitarie, attività formative, sostegno ai bambini, agli orfani, alle famiglie più fragili. C’era una visione semplice ma radicale: aiutare davvero significa creare futuro.
Nel tempo, il suo nome è diventato quasi inseparabile da quello di Trapani per il Terzo Mondo, l’associazione con cui ha portato avanti missioni e iniziative che hanno coinvolto anche tantissimi cittadini del Trapanese. Eventi benefici, campagne di raccolta fondi, momenti pubblici, iniziative di sensibilizzazione. Un lavoro costruito anno dopo anno, con pazienza, credibilità e una dedizione che tutti gli riconoscevano.
Chi lo conosceva racconta proprio questo: Nino non si fermava mai. Aveva fatto del Madagascar una seconda casa, dividendo la sua vita tra la Sicilia e l’isola africana. Non delegava tutto agli altri. Seguiva personalmente le opere, i contatti, gli acquisti, i progetti. Voleva esserci. Voleva vedere. Voleva essere sicuro che ogni sforzo diventasse qualcosa di utile per qualcuno.
La sua morte lascia un vuoto profondo non solo nella sua famiglia e tra gli amici più stretti, ma anche in quel vasto mondo di volontariato, solidarietà e impegno civile che nel Trapanese aveva trovato in lui una figura credibile, concreta, mai sopra le righe. Una presenza discreta ma fortissima.
In queste ore sono tantissimi i messaggi di cordoglio che stanno arrivando. Il dolore attraversa la comunità di Valderice, il mondo dell’associazionismo, quello dell’imprenditoria e anche gli ambienti ecclesiali e istituzionali. Perché la sensazione diffusa è che se ne sia andato uno di quegli uomini che hanno saputo onorare la propria terra non con le parole, ma con i fatti.
Adesso la famiglia e gli amici stanno seguendo le pratiche necessarie per il rientro della salma in Italia. Saranno i prossimi giorni a dare notizie sull’arrivo e sulla data dei funerali. Ma intanto il territorio si ferma, si stringe, ricorda.
Ricorda l’uomo del sorriso e della disponibilità. Ricorda l’imprenditore che non ha separato il lavoro dalla responsabilità verso gli altri. Ricorda soprattutto il volontario che ha scelto di stare dalla parte degli ultimi, senza clamore, ma con una costanza rara.
Per questo la morte di Nino Cusenza colpisce così tanto. Perché non se ne va soltanto una persona conosciuta. Se ne va una storia di generosità lunga una vita. E se ne va mentre era ancora là, in Madagascar, a fare quello che aveva scelto di fare da anni: aiutare.
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