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22/06/2026 16:39:00

Processo Scialandro, parla il vicesindaco di Custonaci: "I mafiosi decidevano fuori dal Comune"

Nuova udienza ieri al Tribunale di Trapani per il processo scaturito dall'operazione antimafia "Scialandro", l'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo che ha ricostruito gli assetti di Cosa nostra tra Custonaci, Valderice e Trapani.

 

Davanti al collegio presieduto dal giudice Corleo ha deposto Giovanni Noto, attuale vicesindaco di Custonaci, uno dei testimoni chiave dell'indagine. Una deposizione lunga e dettagliata, nel corso della quale Noto ha ripercorso gli anni in cui, secondo quanto riferito agli investigatori, la mafia avrebbe esercitato una forte influenza sulla vita amministrativa e politica del Comune.

 

Il nome ricorrente è stato quello di Carlo Guarano, ex vicesindaco di Custonaci, già condannato in appello a otto anni e sei mesi nel troncone abbreviato del procedimento. 

 

Rispondendo alle domande del pubblico ministero Giacomo Brandini e dei difensori degli imputati, Noto ha raccontato delle campagne elettorali sostenute da esponenti mafiosi, degli accordi politici che sarebbero stati definiti fuori dalle sedi istituzionali e delle pressioni esercitate da uomini riconducibili a Cosa nostra.

 

Tra gli episodi ricordati dal testimone, quello relativo a Giuseppe Costa, storico esponente mafioso di Custonaci, già condannato per il sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo. Secondo Noto, Costa godeva di un peso tale da influenzare dinamiche amministrative e occupazionali. Ha ricordato, in particolare, come fosse stato assunto in un cantiere di lavoro grazie all'interessamento di Guarano, allora impiegato presso l'ufficio di collocamento.

 

Nella sua deposizione, il vicesindaco ha parlato anche della gestione dei buoni spesa durante l'emergenza Covid e della trasformazione della destinazione d'uso di alcuni terreni agricoli, di proprietà della suocera di Costa, che sarebbero diventati edificabili.

 

La sua deposizione si inserisce nel cuore del processo ordinario "Scialandro", che vede imputati, tra gli altri, Pietro Armando Bonanno e altri presunti esponenti della nuova rete mafiosa che, secondo l'accusa, avrebbe tentato di riorganizzare le famiglie di Cosa nostra tra Trapani, Valderice e Custonaci dopo la scarcerazione di alcuni storici uomini d'onore.