Referendum: le ragioni del Sì di Vartolo e Marrocco e del No dei procuratori Asaro e Paci
Domenica 22 e lunedì 23 marzo gli italiani saranno chiamati alle urne per il referendum costituzionale sulla giustizia. Un voto confermativo – senza quorum – che interviene su sette articoli della Costituzione e che ha acceso un confronto molto acceso tra giuristi, politica e magistratura.
In questo speciale abbiamo raccolto quattro voci del territorio: due a favore del Sì, l’avvocato marsalese Valerio Vartolo e l’ex deputato regionale trapanese Livio Marrocco; e due per il No, il procuratore di Marsala Fernando Asaro e il procuratore di Trapani Gabriele Paci.
Le ragioni del Sì
Valerio Vartolo: “È la naturale evoluzione del giusto processo”
Per l’avvocato Valerio Vartolo, la riforma rappresenta un passaggio coerente con il sistema accusatorio già adottato in Italia. “Questa riforma è la logica e naturale evoluzione del rito accusatorio e della riforma del giusto processo”. Secondo Vartolo, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri è una scelta già consolidata nelle democrazie occidentali: “Nella maggior parte dei Paesi europei, dove esiste il rito accusatorio, le carriere sono separate”. L’avvocato invita anche a non politicizzare il voto: “Non è un voto su questo governo: è una riforma tecnica. Bisogna distinguere il testo dal contesto”. E sulla campagna referendaria non usa mezzi termini: “È stata una pessima campagna elettorale, piena di slogan che non c’entrano nulla con la riforma”. Infine, respinge uno dei timori principali dei contrari: “Non c’è nulla in questa riforma che possa portare il pubblico ministero sotto il controllo dell’esecutivo”.
Livio Marrocco: “Un’occasione per modernizzare il Paese”
Sulla stessa linea l’ex deputato regionale Livio Marrocco, impegnato nella campagna per il Sì. “Dobbiamo occuparci del merito della proposta e capire quale ricaduta può avere sulla vita dei cittadini”. Per Marrocco il referendum rappresenta un passaggio storico: “È un momento importante per un Paese che vuole modernizzarsi”.
Tra i punti centrali, la necessità di rendere più chiaro il ruolo del giudice: “Io ho percepito che il giudice e il PM avevano un rapporto diverso rispetto alla difesa. Riequilibrare questo sistema è una battaglia di libertà”. E mette in guardia da una lettura politica del voto: “La gente sa distinguere: questo non è un voto sul governo ma sul merito della riforma”.
Le ragioni del No
Fernando Asaro: “Si cambia profondamente la Costituzione”
Di tutt’altro avviso il procuratore di Marsala Fernando Asaro, che richiama l’attenzione sulla portata della riforma. “Andiamo a modificare sette articoli su tredici della Costituzione sull’ordinamento giudiziario”. Asaro difende l’impianto attuale, richiamando i principi dei padri costituenti: “Il pubblico ministero non è l’avvocato dell’accusa, ma un magistrato che deve cercare la verità anche a favore dell’imputato”. Sul tema delle correnti, uno dei punti più discussi del referendum, è netto: “In trentatré anni di carriera non ho mai visto interferenze delle correnti nell’attività giudiziaria”. E indica le vere criticità del sistema: “La magistratura ha una grave carenza di organico e risorse. Questi sono i problemi reali”. Infine, invita comunque alla partecipazione: “Bisogna andare a votare, perché cambia l’assetto costituzionale della giustizia”.
Gabriele Paci: “Non risolve i problemi della giustizia”
Ancora più diretto il procuratore di Trapani Gabriele Paci, che boccia la riforma senza mezzi termini. “Questa riforma è contraria agli interessi dei cittadini”.
Secondo Paci, il nodo centrale è l’inefficacia concreta delle modifiche proposte: “Non risolve nessuno dei problemi della giustizia: se verrà approvata, tutto resterà immutato”.
Ma il procuratore evidenzia anche possibili rischi sul piano democratico: “È una riforma tecnica con conseguenze che possono essere nefasti per la democrazia”.
E sottolinea un dato spesso citato nel dibattito: “I magistrati italiani sono tra quelli che lavorano di più in Europa e con più fascicoli”.
Un voto che divide
Il referendum sulla giustizia arriva al termine di una campagna elettorale molto dura, spesso segnata da polemiche e contrapposizioni.
Da un lato chi vede nella riforma un passo verso un sistema più equilibrato e moderno; dall’altro chi teme un indebolimento dell’assetto costituzionale e dell’indipendenza della magistratura.
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