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03/03/2026 12:17:00

Riciclaggio, in Sicilia quasi 74 milioni nel 2025: cresce la pista digitale

Quasi 74 milioni di euro riciclati e accertati in Sicilia nel 2025. È il dato che emerge dal bilancio diffuso dalla Guardia di Finanza, che fotografa un fenomeno tutt’altro che episodico: tredici miliardi di euro riciclati nel Sud Italia in quindici anni. A commentare i numeri è Gabriele Urzì, dirigente nazionale della Fabi e responsabile salute e sicurezza Fabi Palermo. «La Sicilia non è tra le regioni con i volumi più elevati, ma resta un territorio vulnerabile, dove la presenza di reti criminali storiche e fragilità economica rendono il riciclaggio meno visibile ma non meno rilevante», spiega.

 

I numeri nell’Isola

Nel dettaglio, nel corso del 2025 in Sicilia si sono registrati 87 interventi delle Fiamme Gialle, con sequestri per 23.312.322 euro e un totale di 73.830.506 euro di riciclaggio accertato.

Il confronto con il quadro nazionale evidenzia come i maggiori flussi si concentrino nelle aree economicamente più forti del Paese – Lombardia, Lazio, Toscana, Emilia-Romagna e Veneto – dove l’integrazione tra economia legale e capitali illeciti è più semplice e meno appariscente.

«Meno riciclaggio accertato non significa meno riciclaggio», sottolinea Urzì. In Sicilia l’emersione è spesso più bassa, specie nei settori tradizionalmente permeabili come edilizia, commercio, servizi e ristorazione.

 

Oltre mille indagini in Italia

A livello nazionale nel 2025 sono state concluse 1.172 indagini, di cui 203 con ramificazioni internazionali. In Sicilia il quadro è caratterizzato da meno operazioni eclatanti e più casi diffusi, spesso collegati a evasione fiscale, imprese fittizie, frodi carosello e utilizzo di prestanome.

Un fenomeno che si intreccia con dinamiche economiche locali, dove il tessuto produttivo è frammentato e più esposto a infiltrazioni silenziose.

 

La frontiera digitale

A cambiare lo scenario è soprattutto la componente digitale. «Piattaforme abusive che simulano servizi finanziari regolamentati, finti broker, exchange non autorizzati e wallet opachi rappresentano la nuova frontiera del riciclaggio», avverte il dirigente Fabi.

Il meccanismo è collaudato: versamenti su conti intestati a prestanome, conversione in criptovalute, frammentazione in più portafogli digitali e successiva ricomposizione su indirizzi controllati dall’organizzazione.

Per territori come la Sicilia il rischio è doppio. Da un lato cittadini attratti da investimenti ad alto rendimento, dall’altro la possibilità di diventare – anche inconsapevolmente – parte del meccanismo, mettendo a disposizione conti correnti o strumenti digitali.

 

La “zona grigia”

Accanto alle organizzazioni strutturate, emerge una fascia di utenti che entra in piattaforme ad alto rendimento per integrare il reddito. Promuovere link affiliati, reclutare nuovi investitori o fornire conti e wallet può trasformarsi in una partecipazione attiva a schemi di riciclaggio.

In un contesto come quello siciliano, segnato da redditi medi più bassi e maggiore pressione economica, questa “zona grigia” è più ampia.

Il dato dei quasi 74 milioni accertati nel 2025 conferma che il riciclaggio nell’Isola resta un fenomeno strutturale, oggi accelerato dalla dimensione digitale che rende i flussi più rapidi e più difficili da ricostruire. Comprenderne le dinamiche, per investigatori e istituzioni, è il primo passo per arginarlo.