Il Comitato No F-35 Trapani-Birgi alza la voce contro l’esercitazione NATO Steadfast Noon, la manovra annuale dell’Alleanza Atlantica dedicata all’addestramento delle forze aeree nelle procedure legate alla deterrenza nucleare. Al centro della denuncia, il coinvolgimento della Sicilia occidentale e dell’aeroporto di Trapani-Birgi in un’attività militare che, secondo il comitato, solleva interrogativi sulla sicurezza, sull’impatto ambientale e sul diritto delle comunità locali a essere informate.
Diciassette Paesi coinvolti e circa sessanta velivoli
Secondo quanto riferito dal comitato, l’esercitazione coinvolge diciassette Paesi alleati e circa sessanta velivoli, con l’Italia nel ruolo di principale teatro operativo. La Sicilia occidentale e lo scalo di Trapani-Birgi assumerebbero una funzione strategica attraverso i corridoi aerei EDWARD e MATTHEW.
Il Comitato No F-35 contesta soprattutto la natura delle manovre, che definisce un addestramento alle procedure di attacco e trasporto di ordigni atomici. Una lettura che contrasta con la rappresentazione dell’esercitazione come attività periodica di addestramento e che, secondo gli attivisti, impone una riflessione pubblica sul ruolo del territorio trapanese nelle strategie militari dell’Alleanza.
«Cittadini informati soltanto a decisioni prese»
Un altro punto centrale della denuncia riguarda la mancata informazione preventiva. Il comitato sostiene di aver appreso la reale portata delle attività soltanto dopo la diffusione dei bollettini tecnici dell’ENAV sulle restrizioni dello spazio aereo e delle successive comunicazioni ufficiali della NATO.
«Le informazioni filtrate solo a decisioni prese confermano la strutturale opacità con cui le gerarchie militari e politiche gestiscono i nostri spazi», afferma il comitato, che critica il silenzio delle istituzioni locali e nazionali e chiede maggiore trasparenza sulle attività militari che interessano il territorio.
I timori per ambiente, salute e inquinamento acustico
Nella nota vengono sollevate anche preoccupazioni per le conseguenze ambientali e sanitarie delle esercitazioni. Il comitato richiama stime relative a oltre 15 mila tonnellate di emissioni di CO₂ e livelli di rumore che, secondo quanto riportato, supererebbero la soglia di 65 decibel, con picchi fino a 110 decibel alle basse quote.
Dati e valutazioni che gli attivisti ritengono meritevoli di approfondimento e di una risposta pubblica da parte delle autorità competenti. Il comitato denuncia infatti una presunta sottovalutazione degli effetti dell’attività militare sulle comunità che vivono nelle aree interessate, chiedendo che la tutela della salute e dell’ambiente non venga subordinata alle esigenze operative.
L’appello alle istituzioni: «Servono trasparenza e tutela dei territori»
Nel mirino della protesta finiscono i Comuni della provincia di Trapani, la Regione Siciliana e il Ministero della Difesa. Il comitato li chiama direttamente in causa, accusandoli di non garantire un adeguato coinvolgimento della popolazione nelle decisioni che riguardano l’utilizzo dello spazio aereo e delle infrastrutture militari.
«Questa vicenda dimostra ancora una volta come le istituzioni non tutelino le comunità che abitano i territori», sostiene il gruppo, che rivendica il diritto dei cittadini a conoscere preventivamente le attività previste e a partecipare alle scelte che possono incidere sulla vita quotidiana.
Annunciate nuove mobilitazioni nel Trapanese
La denuncia si accompagna all’annuncio di nuove iniziative pubbliche. Nelle prossime settimane, il Comitato No F-35 Trapani-Birgi intende organizzare momenti di mobilitazione e confronto sul territorio provinciale, coinvolgendo cittadini, lavoratori e realtà sociali.
L’obiettivo dichiarato è ampliare la partecipazione alla protesta e riportare al centro del dibattito pubblico i temi della pace, della salute e della salvaguardia ambientale. «Invitiamo ciascuna e ciascuno a unirsi a noi per far crescere la protesta, riprenderci direttamente i nostri spazi e difendere l’ambiente, la salute e la pace», conclude il comitato.