Studenti in scena con “Turno di notte”: teatro e memoria per parlare di lavoro e diritti
Al Teatro Ariston di Trapani lunedì 30 marzo è andata in scena la prima di “Turno di notte. Quando il lavoro uccide”.
Spettacolo che ha aperto la terza giornata del calendario di iniziative “Non ti scordar di me” andato in scena come matinèe per le scuole e, in serata, aperto al pubblico.
Un teatro pieno, studenti protagonisti e un tema che resta drammaticamente attuale. Un momento intenso, capace di tenere insieme memoria e presente, dentro un percorso che guarda alla formazione civile delle nuove generazioni.
Lo spettacolo, scritto e diretto da Massimo Pastore e Adriana Parrinello, con il percorso coreografico curato da Giorgia Bevilacqua, ha visto sul palco gli studenti delle scuole di Erice coinvolti nel laboratorio teatrale. Attraverso parole, movimento e danza, i ragazzi hanno costruito una narrazione essenziale ma potente, riportando al centro il tema della sicurezza sul lavoro. Non una semplice rappresentazione, ma un atto collettivo.
Un modo per trasformare il teatro in uno spazio di consapevolezza, dove il racconto si fa strumento di educazione e responsabilità. La partecipazione di numerosi studenti e docenti del territorio ha rafforzato il significato dell’iniziativa, inserita nel programma promosso dal Comune di Erice insieme a Libera in occasione del 41° anniversario della strage di Pizzolungo, in cui persero la vita Barbara Rizzo e i piccoli Salvatore e Giuseppe Asta.
Un legame non casuale: memoria e diritti si intrecciano, perché ricordare significa anche interrogarsi sul presente. "Questa giornata – dichiara la sindaca di Erice Daniela Toscano – ci consegna un messaggio forte, soprattutto da parte dei più giovani. Vedere questi ragazzi sul palco, così coinvolti e consapevoli, dimostra che il lavoro fatto con le scuole sta andando nella direzione giusta". "Abbiamo voluto affiancare al ricordo delle vittime di Pizzolungo una riflessione sul lavoro e sulla sicurezza – aggiunge – perché parlare di diritti significa parlare di vita. Non possiamo accettare che si continui a morire lavorando".
Parole che trovano nello spettacolo una traduzione concreta: la capacità dei ragazzi di raccontare il rischio, la fatica, ma anche la necessità di una cultura della sicurezza che non può essere delegata. Un’altra occasione per ribadire che la memoria non è solo commemorazione, ma scelta quotidiana. E che anche da un palco, oggi, può partire una domanda che riguarda tutti: quanto vale davvero la vita di chi lavora?
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