Tra mito e storia, Mozia svela la sua "Giovanetta"
E’ stata svelata ieri la "Giovanetta di Mozia”, il mezzo busto di una statua greca in marmo, di circa 72 centimetri, rinvenuta nel mese di luglio 2025 a Mozia, grazie agli scavi effettuati.
Il ritrovamento è avvenuto in quella che era un tempo un'antica officina ceramica, denominata area K, conosciuta come il "Ceramico", lì si producevano ceramiche e terrecotte. Non si esclude che nello stesso spazio, dove ancora continuano gli scavi, si possa ritrovare la parte mancante, cioè la parte superiore. L’epoca risale al periodo del tardo arcaico, la figura femminile è in abiti greci.
La “Giovanetta” si presume sia stata coperta e nascosta nel momento dell’assalto di Dionigi, nel 397 a.C.. Il frammento di statua marmorea è stato portato alla luce grazie all’ ultima campagna archeologica dell’Università di Palermo, diretta dall’archeologa Paola Sconzo, professoressa di Archeologia e Storia dell’arte dell’Asia occidentale e del Mediterraneo orientale antichi presso il Dipartimento Culture e società dell’Università di Palermo, è la direttrice scientifica della missione archeologica a Mozia.
È un’opera raffinatissima, che è stata realizzata da maestranze greche, conferma quindi lo scambio vivo ed intenso di merci tra mondo punico e mondo greco nella Sicilia del V secolo. Ci sono volute 7 settimane di scavi prima del ritrovamento, e si tratta di una statua greca rinvenuta in un contesto punico, possibilmente realizzata in due parti poi assemblate da un artigiano greco.
Non c’è alcun parallelismo tra la “Giovanetta” e il “Giovinetto”, che venne trovato nel 1979, all’esterno dell’officina, nella grande piazza che la separava dal Cappiddazzu, uno dei principali poli santuariali della città. Era deposto fra le macerie del tempio distrutto durante l’assedio, si ipotizza che la dismissione del giovane sia successiva alla “Giovanetta”.
L’importanza dell’isola di Mozia la rendono unica al mondo, i resti dei principali siti punici di Sicilia sono stati quasi cancellati da altri insediamenti, ecco che Mozia diventa dunque una straordinaria piattaforma per gli scavi.
Adesso bisognerà comprendere perché la “Giovanetta” si trovava lì, chi l’ha voluta proteggere, nascondendola, chi l’ha commissionata. A Mozia, di proprietà della Fondazione Whitaker, dove il tempo è sospeso tra terra e mare, l’Università di Palermo lavora agli scavi dal 1977.
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