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06/10/2026 08:58:00

Trapani, acqua contaminata: cittadini in piazza per dire basta. Il sit-in davanti a Palazzo Cavarretta

La crisi idrica non è ancora finita e, mentre il Comune spera di riaprire  man mano le utenze nelle zone interessate dalla contaminazione, cresce la protesta dei cittadini. 

 

È stato convocato per domenica 11 ottobre, dalle 17.30 alle 20, davanti a Palazzo Cavarretta, un sit-in per denunciare i disagi che da mesi accompagnano l'emergenza idrica a Trapani.

 

Al centro della protesta non c'è soltanto la contaminazione della rete, ma soprattutto quello che è accaduto dopo: contatori chiusi, acqua da reperire con le autobotti, ritardi nelle consegne e un servizio sostitutivo giudicato insufficiente rispetto alle richieste delle famiglie.

 

La situazione riguarda ancora una parte della città e ha trasformato un problema sanitario in una vera e propria emergenza quotidiana. Per molte famiglie significa organizzare il rifornimento, riempire cisterne e taniche, attendere l'autobotte e fare i conti con un sistema che, nelle ultime settimane, ha mostrato più di una difficoltà.

 

L'emergenza che dura da mesi

La vicenda affonda le sue radici nei primi episodi di contaminazione registrati nella primavera scorsa. a seguito dei quali il Comune, con l'ordinanza sindacale numero 20 del 12 marzo, aveva disposto il divieto di utilizzare l'acqua per gli usi idropotabili in alcune zone della città.

 

Il problema si è ripresentato nei mesi successivi. Con l'ordinanza numero 47 del 24 luglio 2026, il sindaco Giacomo Tranchida ha nuovamente disposto il divieto di utilizzo dell'acqua proveniente dalla rete comunale in diverse strade, dopo nuove segnalazioni di acqua maleodorante e ulteriori campionamenti effettuati insieme all'Asp. 

 

Tra le vie interessate figurano via Nicolò Fabrizi, via Livio Bassi, via Dei Mille, via Nausicaa, via Dalmazia, via Orlandini, via Riccardo Passeneto, via Nicolò Riccio, via Serraino Vulpitta, via XX Settembre e via Selinunte. Ma la contaminazione nel frattempo si é propagata e la mappa della contaminazione si é allargata.

Il provvedimento prevedeva anche l'attivazione del servizio sostitutivo tramite autobotti, con oneri a carico del Comune. 

 

154 contatori ancora chiusi

Il dato che fotografa meglio la dimensione dell'emergenza sono i 154 contatori risultavano ancora chiusi e sigillati perché collegati a utenze nelle quali era stata riscontrata acqua non potabile. 

Numeri che significano centinaia di persone costrette a vivere, per settimane, senza poter utilizzare normalmente l'acqua della rete.

 

Ed è proprio il funzionamento delle autobotti ad essere diventato uno dei principali motivi di protesta e la dotazione che Palazzo D'Alì ha riconosciuto essere insufficiente rispetto alle richieste. 

 

Il Comune apre alle autobotti private

Per cercare di aumentare il numero dei mezzi disponibili, l'amministrazione ha quindi modificato il sistema. La delibera del 30 settembre consente l'impiego di autobotti private in possesso dei requisiti di legge, inserendole nel servizio sostitutivo organizzato dal Comune.

 

Le ditte devono rispettare una serie di requisiti, tra cui iscrizione alla White List o relativa richiesta, DURC, documentazione sanitaria e certificazione dell'idoneità dei mezzi al trasporto di acqua destinata al consumo umano. 

I carichi devono essere effettuati nei punti autorizzati, principalmente il dissalatore di Trapani gestito da Siciliacque, e ogni consegna deve essere tracciata. 

Il sistema prevede anche il rimborso del trasporto per le utenze comprese nel perimetro dell'emergenza, secondo importi massimi stabiliti dal Comune. 

 

Una risposta che arriva però dopo settimane di disagi e che, secondo i promotori della protesta, non cancella le difficoltà vissute dalle famiglie.

 

La novità delle ultime ore è che la situazione sul fronte della contaminazione potrebbe essere finalmente vicina alla soluzione.

Secondo quanto riferito dalla dirigenza comunale, le analisi più recenti sui campioni prelevati nelle zone interessate hanno dato esito negativo, senza più tracce di inquinamento. Il Comune conta quindi di procedere "a giorni" alla riapertura dei contatori, procedendo progressivamente nelle diverse strade. 

 

La protesta non si ferma

Ed è proprio qui che si trova il paradosso di questa fase dell'emergenza: la soluzione tecnica potrebbe essere vicina, ma il disagio sociale non è ancora terminato e cittadini e Comitato spontaneo "acqua é un diritto di tutti" - che tenta di coordinare problematiche, domande e aolluzioni - si ritrovano ad un count down giornalieroche linsepara da una vita normale e da un diritto che dovrebbe essere costituzionalmente garantito. 

 

Il sit-in dell'11 ottobre nasce infatti da una domanda molto concreta: quanto ancora dovranno aspettare le famiglie rimaste senza acqua?

Il comitato spontaneo "L'acqua è un diritto di tutti", che riunisce centinaia di cittadini e ha raccolto  le segnalazioni delle utenze coinvolte, aveva già denunciato nei giorni scorsi il protrarsi dell'emergenza e le difficoltà nel ricevere le autobotti. 

 

Ora la protesta si sposta in piazza, insieme all'esasperazione dei cittadini.

Domenica, davanti a Palazzo Cavarretta, i cittadini porteranno soprattutto il peso di una crisi che per molti non è più soltanto una questione di analisi di laboratorio, ordinanze e campionamenti. È diventata una questione di vita quotidiana.

E anche se le ultime analisi fanno sperare nella riapertura della rete, resta una domanda: quanto tempo servirà perché l'emergenza finisca davvero per tutti?