Trapani, aria pesante al cimitero dopo gli arresti
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Un'aria pesante si respira da giorni al cimitero di Trapani, all'indomani dello scandalo che ha portato agli arresti per corruzione e concussione. Il sistema scoperto dagli inquirenti ruotava attorno al cosiddetto “caffè al necroforo”: soldi in cambio di sepolture veloci, favoritismi alle agenzie funebri amiche, lavori in nero nelle cappelle private e addirittura episodi di sciacallaggio su salme appena tumulate.
Da qualche giorno, una pattuglia della Polizia Municipale staziona davanti all’ingresso principale del camposanto. Un presidio di sicurezza ma anche un segnale: lo Stato è presente.
“Se vedete qualcosa che non va, denunciate – è l’appello dell’assessore La Porta – parlatene con l’assessore, il dirigente, il sindaco o con le forze dell’ordine. Lo dobbiamo a chi lavora onestamente e a chi ha il diritto di seppellire un proprio caro senza dover pagare mazzette”.
Il 15 aprile la Polizia di Stato ha eseguito cinque misure cautelari: in carcere sono finiti l’ex necroforo e un suo fidato operaio, mentre a tre note agenzie funebri di Trapani è stato imposto il divieto di esercitare. Le indagini, coordinate dalla Procura, hanno acceso i riflettori su una gestione parallela e privata dei servizi cimiteriali, portata avanti anche con l’aiuto di un medico legale dell’Asp che avrebbe firmato certificazioni false.
Nello stesso giorno degli arresti, gli agenti hanno effettuato una perquisizione negli uffici cimiteriali, dove lavorano la direttrice facente funzione e due impiegate comunali, tutte donne. È proprio su di loro che negli ultimi mesi si sono concentrate pressioni crescenti: insulti, minacce, perfino tentativi di intimidazione fisica da parte di alcuni operatori del settore funebre.
A raccontare il clima è stato il dirigente comunale Orazio Amenta, che ha seguito da vicino la gestione del cimitero: “Ci sono state fortissime pressioni, e ancora non sono finite. Fino a ieri (il 15 aprile ndr) eravamo lì, da poco era andata via la polizia e stamattina mi è stato riferito che un imprenditore ha continuato ad apostrofare malamente la responsabile cimiteriale. Probabilmente non sono abituati al fatto che adesso il cimitero lo gestisca direttamente il Comune, ma si devono abituare”.
Il Comune, infatti, ha riorganizzato l’ufficio cimiteriale, ruotando personale e avviando un controllo più stringente sulle attività interne. “Abbiamo fatto bene – ha sottolineato Amenta – i nuovi arrivati hanno affrontato i problemi con determinazione. Il cimitero era un luogo che lo Stato doveva presidiare e che per troppo tempo è stato lasciato a logiche diverse da quelle pubbliche”.
Nei mesi scorsi si sono registrati anche episodi sospetti, che oggi assumono nuovi significati alla luce dell’inchiesta: rubinetti nuovi rubati, pneumatici bucati ai mezzi di Antonino Bonfiglio vincitore dell'appalto che ha fatto scoppiare il casp, chiodi ritrovati nelle ruote di alcuni impiegati comunali, problemi elettrici alle centraline che hanno lasciato il cimitero senza acqua per giorni. “Non ci sono prove – ha precisato Amenta – ma possiamo dire che gli uffici comunali sono stati sotto pressione e non è da escludere che ci siano stati veri e propri sabotaggi”.
L’inchiesta ha documentato ben 25 episodi illeciti, tra cui 10 casi di corruzione e 3 di concussione, con decine di cittadini che avrebbero pagato per avere “corsie preferenziali” nel seppellimento dei propri defunti. Il sistema, ormai, è stato smascherato. E per l’amministrazione comunale “indietro non si torna”.
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