Non solo riqualificazione urbana, ma un tentativo di riscrivere il racconto dei quartieri attraverso l'arte e il coinvolgimento diretto dei residenti.
È questo il senso di “ Ciak… uno scatto per la città”,il progetto promosso dall'assessorato ai Servizi sociali del Comune di Trapani insieme alle associazioni Vurria e VmkLab, che prende avvio con due iniziative nei quartieri Cappuccinelli e Milo.
Due contesti diversi, ma un obiettivo comune: attivare processi culturali e sociali che mettono al centro chi quei luoghi li vive ogni giorno.
Cappuccinelli, l'arte come ritorno alle radici
Il primo appuntamento è fissato per lunedì 23 marzo alle 16, negli spazi dell'ex Mattatoio di via Erice, dove sarà presentato “Nonostante Cappuccinelli”. Il progetto ruota attorno allo sguardo del fotografo Francesco Bellina, che torna nel quartiere in cui è cresciuto, affiancato dallo stilista Antonio Marras.
Non si tratta di una semplice operazione artistica, ma di un lavoro che prova a mettere in relazione linguaggi apparentemente lontani – alta moda e quotidianità urbana – dentro un contesto popolare.
L'idea è quella di superare la narrazione esterna dei quartieri periferici: non più luoghi da raccontare “da fuori”, ma spazi vissuti e interpretati insieme ai residenti. In questo processo, gli abitanti diventano parte attiva dell'opera, contribuendo a costruire un racconto collettivo che intreccia memoria, identità e presente.
Il coinvolgimento della rete locale – parrocchia, scuola e associazioni – va proprio in questa direzione: trasformare un progetto artistico in un'esperienza condivisa, capace di incidere sulla percezione del quartiere.
Milo, rigenerazione urbana e protagonismo giovanile
Mercoledì 25 marzo, sempre alle 16, alla biblioteca del Conservatorio “Antonio Scontrino”, sarà la volta di “Milo Re-Set: placemaking e storytelling”. Qui il focus si sposta sulla riqualificazione concreta di uno spazio urbano tra via Francesco Sceusa e via Rodolico, oggi segnato da degrado e abbandono.
Il progetto coinvolgerà almeno 20 giovani under 30 del quartiere, chiamati non solo a partecipare, ma a progettare e realizzare direttamente gli interventi.
Tre le fasi previste: autocostruzione di arredi urbani con materiali sostenibili, laboratorio di videomaking per raccontare la trasformazione del luogo e, infine, un evento pubblico di restituzione. L'obiettivo è duplice: migliorare il decoro urbano e sperimentare un modello di gestione condivisa degli spazi pubblici, che possa essere replicato anche in altri contesti cittadini.
Oltre i progetti: il tema della partecipazione
A fare da filo conduttore alle due iniziative è il tema della partecipazione. Come sottolineano il sindaco Giacomo Tranchida e l'assessore Giuseppe Virzì,l'idea è quella di affiancare agli interventi strutturali già avviati nei quartieri percorsi di “ricostruzione civica e sociale”.
"Vogliamo puntare alla partecipazione attiva dei cittadini per trasformare gli spazi urbani in luoghi di incontro e crescita - dichiarano - Siamo contenti di sostenere questi progetti che coinvolgono i giovani dei quartieri che stanno vivendo una fase di riqualificazione strutturale: occorre, al pari, favorire percorsi di ricostruzione civica e sociale. Il coinvolgimento attivo può anche creare simboli di bellezza e di comunità".
Il punto, però, è più ampio: questi progetti rappresentano un banco di prova per capire se – e quanto – l'arte e le pratiche collaborative possono incidere davvero nella trasformazione dei quartieri, andando oltre la dimensione simbolica. La sfida è tutta qui: trasformare iniziative temporanee in processi duraturi, capaci di lasciare tracce concrete nel tessuto urbano e nelle relazioni di comunità.