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22/09/2026 16:38:00

Trapani, decadenze: «Il Consiglio comunale non è il terreno di gioco di nessuno»

Le polemiche sul secondo rinvio della trattazione delle decadenze del 21 settembre, non si placano con la fine del consiglio. 

 

A prendere posizione, questa volta, sono nove consiglieri di maggioranza — Giuseppe Peralta, Daniela Barbara, Salvatore Braschi, Giovanni Parisi, Angela Grignano, Andrea Genco, Monica Desideri, Vincenzo Guaiana e Marzia Patti — che puntano direttamente il dito contro il presidente del Consiglio comunale Alberto Mazzeo.

 

La seduta di lunedì  si è chiusa dopo poco più di un'ora, senza entrare nel merito delle quattro decadenze ancora da esaminare: quelle di Giovanni Parisi, Andrea Genco, Angela Grignano e Vincenzo Guaiana. Il presidente ha rinviato la trattazione al 24 settembre, motivando la scelta anche con ragioni di prudenza. A pesare sono state le contestazioni sulle modalità del precedente scrutinio e l'assenza del segretario generale Giovanni Panepinto e della vice Nunziata Gabriele. 

 

Quella delle decadenze è una partita che va avanti ormai da circa undici mesi e che si è complicata dopo il voto del 16 settembre sulla posizione di Marzia Patti: 11 voti favorevoli alla decadenza e una scheda bianca, risultato che non ha consentito di raggiungere la maggioranza necessaria. 

 

«Modalità di voto già chiarite»

È proprio da quel voto che parte l'attacco dei consiglieri di maggioranza.

Secondo la loro ricostruzione, le modalità dello scrutinio erano state chiarite prima della votazione, anche su esplicita richiesta. Per questo, sostengono, eventuali contestazioni avrebbero dovuto essere sollevate prima del voto e non dopo averne conosciuto l'esito.

 

Il riferimento è all'istanza presentata da Salvatore Fileccia, che aveva chiesto di differire la seduta o almeno la trattazione dei punti soggetti a scrutinio segreto, sollecitando chiarimenti preventivi sulle procedure: dalla consegna delle schede allo scrutinio, fino alla gestione delle schede bianche, nulle e delle astensioni. 

 

Per la maggioranza, però, il rinvio deciso da Mazzeo solleva un problema diverso: quello della terzietà della Presidenza.

«Che il Presidente abbia scelto di differire in attesa di ulteriori chiarimenti pone interrogativi seri sulla sua imparzialità», scrivono i consiglieri, contestando anche la conoscenza di Statuto, regolamenti e TUEL.

 

Lo scontro diventa politico

Il passaggio più duro riguarda il ruolo della Presidenza.

«La Presidenza del Consiglio non è una casella politica, ma una funzione di garanzia verso tutte e tutti», affermano i nove consiglieri. E aggiungono: «Chi la esercita dovrebbe essere il primo a difendere l'istituzione dalle strumentalizzazioni, non colui che finisce per alimentarle».

 

È un'accusa politica precisa: secondo la maggioranza, il protrarsi della vicenda non sarebbe più soltanto una questione procedurale, ma starebbe diventando uno degli strumenti della partita politica in vista delle prossime elezioni.

 

Una lettura che si inserisce in uno scontro già molto duro. Nei giorni scorsi, proprio sulle decadenze, il dibattito si è concentrato sui numeri dell'aula e sulle possibili assenze dell'opposizione. La seduta del 21 settembre ha registrato infatti l'assenza di tre consiglieri di minoranza, circostanza che avrebbe inciso sull'equilibrio numerico necessario per affrontare i voti. 

 

«Mazzeo, Miceli e Fileccia cercano il franco tiratore»

Nel comunicato la maggioranza alza ulteriormente il livello dello scontro, chiamando in causa anche Maurizio Miceli e Salvatore Fileccia.

L'accusa è che i tre stiano cercando il «franco tiratore» all'interno dell'aula, dopo che la scheda bianca sulla posizione di Patti ha dimostrato come il voto segreto possa produrre un risultato diverso da quello apparentemente suggerito dai rapporti di forza tra maggioranza e opposizione.

 

È una lettura politica che i consiglieri trasformano in una contestazione più generale: mentre il Consiglio viene nuovamente chiamato a occuparsi delle decadenze, sostengono, «restano sullo sfondo i problemi reali della città».

E qui arriva un altro elemento di critica: secondo la maggioranza, una volta deciso il rinvio delle decadenze, l'aula avrebbe potuto comunque proseguire con interrogazioni e altri punti all'ordine del giorno. Invece la seduta è stata chiusa.

 

Il costo dei rinvii

Nel mirino finiscono anche i costi, non soltanto politici.

I consiglieri parlano delle spese legate agli uffici, al personale, alle strutture comunali, ai gettoni di presenza, agli eventuali rimborsi ai datori di lavoro e alla presenza delle forze dell'ordine in aula.

Ma soprattutto indicano un costo che non è quantificabile: quello della credibilità dell'istituzione.

«Il Consiglio comunale non può diventare il palcoscenico sul quale costruire candidature, alleanze o posizionamenti personali», scrivono.

E spunta l'ipotesi di una sfiducia a Mazzeo

Il passaggio politicamente più pesante arriva alla fine.

 

I consiglieri ricordano che Mazzeo aveva manifestato l'intenzione di presentare una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Giacomo Tranchida, ma contestano che quell'annuncio non abbia avuto seguito.

 

Da qui l'affondo: «Ha disatteso anche questa sua promessa da marinaio». 

E quindi l'ipotesi, provocatoria ma esplicita, di una mozione di sfiducia nei confronti dello stesso presidente del Consiglio, motivata — secondo i firmatari — dalle presunte violazioni commesse durante le sedute.

Il punto, dunque, non è più soltanto la sorte dei quattro consiglieri ancora sotto procedimento.

 

La vicenda delle decadenze è diventata ormai un terreno di scontro diretto tra maggioranza, opposizione e Presidenza del Consiglio, sempre più personalistica. E il rinvio del 21 settembre, invece di raffreddare il clima, sembra aver aggiunto un nuovo fronte alla contesa.

La prossima tappa è già fissata: 24 settembre. Sarà ancora Palazzo Cavarretta a dover decidere se affrontare finalmente il merito delle quattro decadenze o se la partita sulle regole del voto produrrà un nuovo rinvio.