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11/10/2026 13:23:00

Trapani Film Festival, il cinema oltre i pregiudizi

Il cinema come occasione d’incontro, ma anche come strumento per raccontare storie difficili e guardare oltre i pregiudizi. Si è aperta così la quarta edizione del Trapani Film Festival, con una serata che ha messo al centro il rapporto tra letteratura e cinema, il ruolo delle nuove generazioni e le vicende umane che arrivano sullo schermo.
L’inaugurazione si è svolta con il taglio del nastro alla presenza di Francesco Torre, produttore esecutivo e direttore artistico, Francesco Della Calce, co-direttore artistico, Giuseppe Ciulla, direttore di produzione, e Rosalia D’Alì, assessore al Turismo, Cultura e Promozione del territorio del Comune di Trapani. Ad accompagnare l’apertura la danza di Noemi Trapani e Sara Spartà.

 

Riportare i giovani al cinema
Tra gli obiettivi del festival c’è quello di dare spazio al cinema indipendente e creare occasioni d’incontro. Francesco Torre ha sottolineato proprio la capacità del festival di unire le persone attraverso il cinema e il racconto.
Francesco Della Calce ha invece richiamato l’attenzione sul rapporto tra i giovani e la sala cinematografica. Le abitudini culturali sono cambiate e, da diversi decenni, le nuove generazioni vivono una dimensione diversa, sempre più legata alla tecnologia. Portare al cinema chi non ci va diventa quindi una sfida da affrontare con continuità.
Anche Rosalia D’Alì ha insistito sulla necessità di credere nel progetto e lavorare perché il festival possa diventare un appuntamento fisso per la città. Un punto di riferimento che ha bisogno del sostegno di chi ci crede, ma anche di un impegno concreto per avvicinare i giovani, spesso abituati a trascorrere il tempo libero in casa, lontano dalle sale.

 

Dalle pagine allo schermo
Uno dei temi al centro degli incontri è stato il passaggio dalla letteratura al cinema. Il talk La seconda vita di un romanzo: dalle parole alle immagini ha aperto una riflessione sulle difficoltà di trasformare un libro in un film.
Scrivere per un lettore non è la stessa cosa che scrivere per uno spettatore. Cambiano il linguaggio, i tempi e il modo di costruire la storia. L’adattamento non consiste soltanto nel riprodurre ciò che è sulla pagina, ma richiede scelte, tagli e un nuovo modo di dare forma ai personaggi. Nel confronto si è parlato anche del fumetto e delle diverse possibilità di raccontare una storia attraverso linguaggi differenti.
Nel corso della serata è stato consegnato un premio speciale a Pierluigi Gigante per la sua interpretazione nel film Il Falsario.

Ero Malerba, una storia che va oltre il reato
Tra i momenti più significativi della serata, l’incontro dedicato a Ero Malerba, con il regista Toni Trupia e Carmelo Sardo, autore del libro da cui nasce il progetto. Il docufilm, premiato al festival come miglior documentario del 2026, racconta la vicenda di Giuseppe Grassonelli, presente nel racconto anche attraverso la testimonianza della sorella Annalisa.
La storia del progetto parte da un incontro. Carmelo Sardo, originario di Porto Empedocle come Grassonelli, è stato contattato dalla sorella di Giuseppe, che gli ha riferito il desiderio dell’uomo di conoscerlo. I due si sono incontrati in carcere, nella sala colloqui. Grassonelli gli ha parlato della propria vita, tenendogli le mani, e gli ha affidato alcuni appunti. Da quel confronto è nato il libro.
Sardo ha raccontato di aver dovuto fare i conti con i propri pregiudizi per riuscire ad affrontare quella storia. Non si trattava di dimenticare i reati commessi o di giustificarli, ma di provare a conoscere l’uomo che Grassonelli era diventato dopo 34 anni di carcere.
È una distinzione importante, che attraversa tutto il progetto, raccontare una persona senza cancellare ciò che ha fatto, ma senza fermarsi soltanto a quello. Una vicenda segnata dalla violenza e dalla perdita della famiglia, che ha richiesto un lavoro delicato per trovare il modo giusto di essere raccontata.
È stato Sardo a far leggere il libro a Toni Trupia. Da lì è iniziato il percorso che ha portato alla realizzazione del docufilm, con le difficoltà di tradurre una storia così complessa in immagini e di restituirne le diverse sfumature.

Il carcere e i legami 
Il confronto ha aperto anche una riflessione sull’ergastolo comune e sull’ergastolo ostativo, un tema che il docufilm contribuisce a portare all’attenzione del pubblico. La storia di Grassonelli diventa così l’occasione per interrogarsi sulla pena, sulla detenzione e sulla possibilità di guardare a una persona anche attraverso il percorso compiuto nel corso degli anni.
Nel racconto è emerso anche il ruolo della famiglia e, in particolare, delle donne. Un nucleo femminile forte, che ha rappresentato un punto di riferimento in una vicenda segnata da fratture e sofferenza.
Il film non si limita quindi a ricostruire una storia, ma invita a confrontarsi con questioni difficili, senza offrire risposte semplici. È anche questo il compito del cinema: aprire uno spazio di riflessione e permettere allo spettatore di avvicinarsi a realtà che spesso restano lontane.

 

Il premio a Ero Malerba
La serata inaugurale si è conclusa con la premiazione della sezione docufilm. A vincere come miglior documentario 2026 è stato Ero Malerba di Toni Trupia.
Un riconoscimento che chiude una serata costruita attorno alla forza delle storie e alla possibilità di raccontarle attraverso linguaggi diversi. Il Trapani Film Festival ha così aperto la sua quarta edizione, riportando al centro il cinema come occasione d’incontro, confronto e conoscenza.
 

 

Beatrice Progni