Trapani, Misteri 2026: l'intervento in chiusura del Vescovo Fragnelli
Trapani – Sabato Santo 4 aprile 2026
IL CENTRO DELLA PROCESSIONE
Sagrato della chiesa del Collegio
Carissimi fratelli, carissime sorelle,
bentornati alla chiesa del Collegio, che ospiterà ancora per un po’ le vare e le statue della Passione, che chiamiamo misteri.
Siete tutti stanchi.
I portatori che hanno sentito il peso della Passione e le maestranze che in questi mesi hanno predisposto il necessario per il nostro Venerdì Santo;
i musicisti che hanno accompagnato i nostri passi e le forze dell’ordine che hanno garantito la sicurezza;
i preti i diaconi e i seminaristi, vostri compagni di viaggio, e le donne commosse al seguito dell’Addolorata;
i giovani, con i loro sogni di bellezza e di futuro, e i processionanti, i trapanesi fuori sede, e i tanti turisti presenti in città che si sono sentiti parte della nostra tradizione e della via del calvario tra lacrime e note,
Fermatevi! Fermiamoci un po’ tutti! Sostiamo davanti all’immagine della Madre dolente! Riposate… riposiamo!
Dopo aver vissuto la processione, ora la facciamo oggetto di riflessione, perché vogliamo che non sia per tutti noi un semplice spettacolo annuale, un gesto folkloristico che attira visitatori. Desideriamo tutti – ciascuno con le fatiche e le gioie, le fragilità e le aspettative della propria storia personale – che il lungo cammino di queste ore lasci una traccia profonda nella nostra vita.
Ieri prima dell’apertura del portone del Collegio, vicendevolmente abbiamo voluto ricordarci la centralità di Cristo e per chi stavamo intraprendendo il cammino sulla via del Calvario. Adesso chiediamoci quali processi sono maturati in noi durante la processione. Riecheggia nel nostro cuore la domanda con la quale Gesù ha spiazzato i discepoli: “Chi dice la gente chi io sia? E voi: chi dite che io sia?”
Chi è Gesù per questa folla accalcata davanti alla Chiesa del Collegio? Chi è Gesù per noi che sostiamo con Maria nell’attesa di vivere la Pasqua?
Per rispondere a questa domanda, dobbiamo sfogliare le pagine delle nostre biografie umane e spirituali. In esse possiamo riconoscere le tracce della presenza del Signore Gesù che, anche dove imperversano il male e l’odio, “ama definitivamente e per sempre, con tutto sé stesso... Gesù purifica non solo la nostra immagine di Dio dalle idolatrie e dalle bestemmie che l’hanno sporcata, ma purifica anche la nostra immagine dell’uomo che si ritiene potente quando domina, che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale, che si ritiene grande quando viene temuto. Vero Dio e vero uomo, Cristo ci dà invece un esempio di dedizione di servizio e di amore” (Papa Leone, Messa in Coena Domini). Amore fino all’abisso del dolore, amore fino alla morte.
Il mistero del Venerdì Santo e del Sabato Santo scavano nella nostra anima, svelandoci il volto di Dio e il volto dell’uomo. Razionalmente incomprensibile ma spiritualmente sconvolgente è questo Dio “capovolto”, questo Re sfigurato appeso ad una croce. Così come sconvolgente sarà l’annuncio che riecheggerà questa notte: tutta la speranza cristiana si fonda sulla risurrezione di Cristo, sulla quale si “àncora” la nostra stessa risurrezione con lui. Anzi, siamo fin d’ora risorti con lui (cfr. Col 3, 1): tutta la stoffa della nostra vita cristiana è intessuta di questa incrollabile certezza e di questa realtà nascosta, con la gioia e il dinamismo che ne derivano (Romano Guardini).
A questo processo ci conduce il nostro cammino comunitario vissuto nell’abbraccio dei portatori e dei giovani sotto le vare o quello che ci siamo scambiati in processione.
Fare Pasqua significa entrare nella relazione unica che Gesù propone ad ogni discepolo. Si tratta di riconoscere che i nostri piedi sono affaticati e sporchi, di ammettere che le nostre strade polverose ci hanno allontanati da noi stessi oltre che da Dio provando a riconoscere i segni che egli sta mettendo nella nostra vita per farci aprire gli occhi sulla sua presenza di amore salvifico.
Per fare Pasqua vorrei concludere richiamando proprio i segni di cui la nostra processione è ricca.
Ogni adulto scelga un oggetto-reliquia della Passione da consegnare alle nuove generazioni.
Ne propongo due: il catino raffigurato nel gruppo della Lavanda dei piedi e lo specchio che possiamo dire riguarda tutti i nostri gruppi.
Il catino
Anzitutto un catino per lavare. Lo scegliamo anche perché consapevoli che dobbiamo risparmiare l’acqua in casa e in albergo, in città e in campagna. Le autobotti che trasportano acqua sono il segno di una schiavitù dura da scardinare. Ci sono interessi intoccabili? La processione potrebbe innescare processi per riportare l’acqua e l’acqua pulita nelle nostre contrade e nella bocca di chi approda in mezzo a noi?
Ma torniamo al catino. Perché questo oggetto-reliquia della Passione? Una poetessa francese, grintosa sindacalista prima di essere chiamata da Dio a cambiar vita, ha scritto una stupenda poesia-preghiera a Gesù. La faccio mia e la adatto un po’ noi. Ecco le sue parole:
Gesù, «se dovessi scegliere una reliquia della tua Passione,
prenderei proprio quel catino colmo d’acqua sporca.
Girerei il mondo con quel recipiente:
a ogni piede mi cingerei dell’asciugatoio
e mi curverei giù in basso.
Non alzerei mai la testa oltre il polpaccio
per non distinguere i nemici dagli amici
e così laverei i piedi del vagabondo, dell’ateo, del drogato,
del carcerato, dell’omicida, di chi non mi saluta più,
di quel compagno per cui non prego mai.
Tutto in silenzio, fino a quando tutti abbiano capito - nel mio - il tuo Amore».
(Madeleine Delbrel (1904-1964)).
Carissimi, carissime,
sono certo che le donne che hanno fatto la processione sono pronte a usare in questo modo il catino colmo di acqua sporca nelle relazioni familiari. Sono certo che anche gli uomini si curveranno a farlo, sia i giovani che gli adulti.
Noi non vogliamo gridare a parole contro i femminicidi: vogliamo dare l’esempio di vera e umile cura nella vita familiare e sociale, specie verso chi ha solo brandelli di storia individualistica. I figli ci guardano e non chiedono solo coccole, ma esempi di amore vissuto, verso tutti, specie verso gli anziani e i fratelli di altro colore o cultura.
Gli amministratori sapranno usare quel catino nei confronti dei padroni dell’acqua affinché non continuino ad assetare la regione. San Francesco d’Assisi, che ricordiamo a 800 anni dalla morte, ha semplicemente cercato di seguire le orme di Gesù.
Egli ci ricorda che “ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla” (Padre Francesco Patton alla Via Crucis al Colosseo ieri sera).
Tutti i cittadini sapranno usare quel catino nei confronti dei fratelli detenuti, che hanno bisogno di chi crede in loro per rinascere e rientrare nella società con cuore, mente e mani rinnovate.
Lo specchio
Il secondo oggetto, la seconda reliquia è lo specchio. Invito tutti gli appassionati della processione a darmi una risposta: c’è uno specchio in qualcuno dei nostri misteri? Sì, uno specchio! Un oggetto femminile? Non proprio! Quanta mascolinità ha la smania oggi di specchiarsi continuamente! Quanto spazio è cresciuto per gli specchi di ogni tipo e misura in casa e negli spazi pubblici! Sembra non si possa vivere senza specchiarsi in ogni ambiente.
Eppure, proprio la funzione principale ci sfugge: quella di essere aiutati a guardarci dentro e verificare come stiamo crescendo.
A volte abbiamo bisogno di un fratello disabile come specchio per accorgerci di come parliamo o come camminiamo, di come aiutiamo o ci facciamo aiutare, di cosa sogniamo di realizzare e per quale motivo.
Santa Chiara usa l’immagine dello specchio nella lettera alla beata Agnese di Praga, regina a cui non mancavano gli specchi. Era necessario uno “specchio senza macchia”, il Crocifisso. Ecco il famoso testo, utile anche per noi:
E poiché Cristo è splendore della gloria, candore della luce eterna e specchio senza macchia, guarda ogni giorno questo specchio, o regina sposa di Gesù Cristo …figlia e sposa amatissima del sommo Re…In questo specchio rifulgono la beata povertà, la santa umiltà e l’ineffabile carità, come potrai contemplare, per grazia di Dio, su tutto lo specchio.
Lo stesso specchio, posto sul legno della croce, ammoniva i passanti a riflettere su queste cose, dicendo: O voi tutti che passate per via, fermatevi e guardate se c’è un dolore simile al mio dolore”.
Chi ha fatto o è venuto a vedere la processione è invitato a scegliere questa reliquia: il Crocifisso lo “specchio senza macchia”.
Lo specchio è posto sul legno della croce perché io possa imparare a vivere la mia croce; perché io possa aiutare ogni persona a vivere la sua croce, specie se in età avanzata, magari allettata, spesso abbandonata da familiari o dalla storia che respinge!
Conclusione
Il catino e lo specchio sono i due oggetti – reliquia della passione di Gesù: diventino gli oggetti-reliquia che ci portiamo a casa, nella nostra coscienza. Ci aiuti la Parola con cui Dio apre il nostro orecchio, lo sveglia ogni mattina, come leggiamo nel terzo canto del Servo (Isaia 50).
Ogni mattina la processione ci chiede di continuare nell’ascolto obbediente, nella sottomissione alla volontà di Dio, nel discepolato attivo. Nonostante le persecuzioni fisiche, il Servo non si tira indietro e si affida totalmente a Dio.
"Aprire l'orecchio" indica l'iniziativa divina che trasforma noi in discepoli capaci di ascoltare la Parola e di trasmetterla, sostenendo ogni persona stanca del cammino della vita.
"Aprire l'orecchio" è scelta di non violenza personale, comunitaria, territoriale. Come il Servo accettiamo la sofferenza fisica quotidiana – espressa nelle immagini del dorso flagellato, della barba strappata e degli insulti: questa è la conseguenza della nostra fedele sottomissione a Cristo Salvatore, centro e anima della processione di ieri, di oggi e di domani.
Buona Pasqua!
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