×
 
 
18/01/2026 06:00:00

Trapani, polemica sul busto in Biblioteca: chi decide cosa ricordare (e cosa no)? 

A Trapani non è scoppiata una polemica su un busto. È scoppiata una polemica su chi ha il potere di trasformare una persona in memoria ufficiale.

Succede alla Biblioteca Fardelliana, dove viene scoperto il busto del preside Giuseppe Marrocco. Un gesto presentato come omaggio culturale, che però solleva una domanda semplice e scomoda: chi ha deciso, con quali criteri e attraverso quale iter?

A porla pubblicamente è Svanhild Roald Vento, presidente del Panathlon, che mette subito un paletto: «Nulla contro Marrocco, che gode della mia stima». Ma poi affonda il colpo: «Mi chiedo quale sia stato l’iter che ha portato ad autorizzare l’esposizione permanente del busto in un luogo simbolo come la Biblioteca».

Non un attacco alla persona, ma una critica al metodo. Perché ogni busto occupa spazio. E ogni spazio occupato esclude qualcun altro.

Vento lo dice senza giri di parole: «È corretto occupare spazi così importanti a discapito di altre personalità che, al pari o forse ben oltre, avrebbero meritato un riconoscimento?». E fa un nome che pesa: Salvatore Costanza, studioso, giornalista, autore legato proprio alla Fardelliana. Uno dei tanti, dice, mai trasformati in “memoria ufficiale”.

La polemica rimbalza in città e sui social, finché arriva la risposta dell’assessora alla Cultura Rosalia D'Alì, con delega alla Biblioteca. La replica è istituzionale e punta a chiudere il caso: «Il mezzobusto è frutto di una donazione della famiglia, accolta dalla Deputazione della Biblioteca secondo le procedure previste e nel rispetto dell’autonomia dell’istituzione». Nessuna forzatura, assicura: «Nessun atto arbitrario dell’Amministrazione».

C’è poi un chiarimento tecnico: «Il busto non sarà collocato nella Sala di Lettura né nelle sale riservate ai mecenati». Dunque, niente “saccheggio” degli spazi sacri della Biblioteca.

Ma il punto non è dove va il busto. Il punto è chi decide quando un nome diventa eterno. D’Alì invita ad abbassare i toni: «La memoria non può diventare una competizione simbolica» e mette in guardia da urla e insinuazioni. Vento, però, resta fermo: «Non è una gara tra nomi, è una questione di criteri. Senza regole chiare, ogni scelta appare discrezionale».

E qui sta il cuore della vicenda. Perché a Trapani oggi non si discute di bronzo o marmo, ma di potere culturale. Di chi stabilisce chi merita di essere ricordato per sempre e chi resta fuori. Senza bandi, senza parametri, senza un elenco pubblico di meriti.

Il busto, in fondo, è solo il pretesto. La domanda resta lì, inchiodata: la memoria della città è un fatto condiviso o una decisione per pochi?

Ecco come funziona davvero la decisione

Nel caso del busto di Giuseppe Marrocco, la procedura seguita è quella prevista dal regolamento della Biblioteca Fardelliana. Tutto nasce da una richiesta formale della famiglia, che ha manifestato la volontà di donare il mezzobusto alla Biblioteca, contestualmente alla presentazione del volume di poesie dell’ex preside. La proposta è stata quindi sottoposta alla Deputazione della Biblioteca, l’organo che governa l’istituzione.

La Deputazione è composta da più membri ed è presieduta per statuto dal sindaco di Trapani. L’assessora alla Cultura Rosalia D’Alì non ne fa parte, ma partecipa ai lavori in virtù della delega e segue costantemente le attività della Biblioteca. È in questa sede che la donazione è stata valutata, discussa e accolta, con una decisione verbalizzata e assunta all’unanimità.

Un punto centrale riguarda la gerarchia degli spazi interni alla Biblioteca. Le sale principali – Sala Fardella e Sala Torrearsa – sono riservate esclusivamente ai mecenati che hanno donato fondi librari di altissimo valore, contribuendo in modo determinante alla nascita o all’arricchimento del patrimonio della Fardelliana. Questo criterio, ribadisce D’Alì, non è stato derogato: il busto di Marrocco non sarà collocato in quegli ambienti, ma in altri spazi della Biblioteca, dove già trovano posto ritratti e memorie di uomini illustri.

Dalle parole dell’assessora emerge anche un altro elemento: la Deputazione non effettua valutazioni comparative tra figure storiche, né stabilisce graduatorie di merito culturale. La decisione interviene quando arriva una donazione ritenuta ammissibile, e si limita a stabilire se accoglierla e dove collocarla, distinguendo tra mecenati e altre figure della vita culturale e scolastica.

È proprio qui che si innesta la critica di Svanhild Roald Vento. Non sulla legittimità dell’atto, che nessuno mette in discussione, ma sull’assenza di criteri pubblici e programmati che orientino, nel tempo, le scelte sulla memoria ufficiale della città. In altre parole: non chi decide, ma secondo quali regole condivise.