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19/03/2012 05:35:35

Imu, per un negozio di 100 metri quadrati a Trapani si pagheranno 1500 euro

L’entrata in vigore dell’Imu, la nuova imposta municipale che riesuma la vecchia Ici e integra l’Irpef, sortisce i primi effetti sulle famiglie e sui proprietari di immobili che dovranno affrontare una nuova imposta annua. Mentre alla Regione impugnano davanti la Corte costituzionale i passaggi sull’Imu del decreto “Salva Italia”, i comuni devono vedersela con il calcolo delle aliquote facendo quadrare i conti considerando che metà delle entrate derivanti dalla nuova imposta dovrà essere versata allo Stato.
A Trapani, come abbiamo visto, l’imposta per una bottega di medie dimensioni sfiora i 1500 euro annui, mentre per le abitazioni da 100 mq l’Imu va oltre i 300 euro all’anno. Gli esperti fanno i conti e così viene fuori che la nuova imposta gonfierà la base imponibile rispetto alla vecchia Ici applicando i nuovi moltiplicatori che aumentano in media del 60% l’imposta. E per i negozi il nuovo moltiplicatore porterà ad un aumento del 62% del valore catastale dell’immobile. Un’Imu salatissima, aumenti dell’aliquota di base, e il tutto considerando che sono delle medie, e che i Comuni possono predisporre ulteriori aumenti di aliquota. La stangata arriva per i negozi che a differenza delle prime case non usufruiscono di sgravi fiscali. Questo divario nasce dai valori catastali definiti con vecchi sistemi di valutazione che usano parametri come i metri quadri, spazi ed esposizione ma non calcolano la posizione della bottega e quindi del valore commerciale di fatto. Questo salasso comporterà tutta una reazione a catena ovviamente: il proprietario della bottega aumenterà l’affitto, e il negoziante aumenterà i prezzi.

Intanto il 16 giugno scadrà il pagamento della prima rata dell’Imu, e i consigli comunali dovrebbero adottare il Regolamento, fissare le aliquote e determinare le detrazioni. A Marsala, come in altre città, tutto questo non è stato ancora fatto. Sono tutti presi dalla campagna elettorale, e bisognerà correre ai ripari prima dell’approvazione del bilancio di previsione la cui scadenza è il 30 giugno, ma sarà già scaduto il termine per il pagamento dell’Imu.

Le aliquote fissate dalla Legge sono tre. 7,60 per mille: aliquota base che il Comune potrà aumentare o diminuire fino a 3 punti, dal 4,60 al 10,60 per mille. 4 per mille: aliquota per l'abitazione principale e le relative pertinenze (queste ultime potranno essere una sola per ognuna delle seguenti categorie catastali: C/2, C/6 e C/7) con possibilità per il Comune di aumentarla o diminuirla fino a 2 punti (dal 2 al 6 per mille). 2 per mille: aliquota per i fabbricati rurali strumentali (il Comune può solo diminuirla fino allo 1 per mille).

Sulle riduzioni dell’imposta la legge fissa la detrazione per l'abitazione principale dei residenti e relative pertinenze, fino a concorrenza del suo ammontare, in 200 euro rapportate al periodo dell'anno durante il quale si protrae la destinazione. Per gli anni 2012 e 2013 c’è un'ulteriore detrazione di 50 euro per ciascun figlio di età non superiore a 26 anni, purché dimori abitualmente e resieda nell'abitazione principale. Questa ulteriore detrazione però non può superare i 400 euro. La detrazione si applica anche alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, agli alloggi I.A.C.P., al coniuge separato legalmente o in caso di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, che non risulta assegnatario della casa coniugale purché non sia titolare di altra abitazione nello stesso comune.

Ma non sono solo famiglie e proprietari di botteghe a doversela vedere con la nuova imposta. L’Imu è anche rivolta agli immobili agricoli. E su questo campo è intervenuto, scrivendo al sindaco di Marsala Renzo Carini, il capogruppo Pd in consiglio comunale Antonio Vinci. La nuova imposta “stravolge la disciplina precedente – scrive Vinci - eliminando ogni agevolazione alla ruralità dei fabbricati ed escludendo inoltre la riduzione d’imposta sui terreni agricoli prevista a favore dei coltivatori diretti”. Quello che Vinci propone a Carini è di “tenere conto della facoltà, prevista dalla legge, di agevolare il settore predisponendo un apposito provvedimento che dimezzi le aliquote ordinarie”.