Operazione Tigra. Dopo le prime condanne oggi si decide su rinvii a giudizio
In tre, Alberto e Vincenzo Cristian Giacalone e Stefano Titone, hanno chiesto di essere processati col rito abbreviato. Lorenzo Catarinicchia e il palermitano Umberto D’Arpa invece hanno chiesto di proseguire il rito ordinario.
L’operazione Tigra è stata messa in atto nel novembre scorso dalla polizia di Marsala. Quella che gli investigatori hanno sgominato era una efficientissima rete di spacciatori che operava sull’asse Marsala-Palermo-Imperia. Erano molto organizzati, quasi da sembrare una cooperativa, sottolineò il pm Giacomo Brandini. Erano molto attivi sul territorio, tanto da star quasi monopolizzando il mercato locale, come descrisse a margine dell’operazione lo stesso vicequestore Matteo Bonanno.
Per sette persone il gip Annalisa Amato dispose il carcere, per una i domiciliari.
Dietro le sbarre finirono Nizza, Angileri, Sammartano, Corso, Perricone, Marino e D’Arpa. Tranne Sammartano e Marino, tutti erano già pregiudicati. Per altri quattro presunti spacciatori fu disposto l’obbligo di dimora nel Comune di residenza (Marsala) e il divieto di uscire di casa dalle 21 alle 7.
In attesa degli eventuali rinvii a giudizio sono stati emessi i primi verdetti per gli otto che hanno scelto il patteggiamento. La pena più severa (5 anni di carcere) il guo Saladino l’ha inflitta ad uno degli esponenti di spicco dell’organizzazione criminale, il 33enne Enzo Simone Perricone, mentre a 2 anni è stata condannata la moglie, Giuseppa Marino. Per lei, difesa dall’avvocato Francesca Frusteri, però il gup ha sospeso la pena e disposto la scarcerazione. Stessa decisione ha riguardato di Vincenzo Sammartano (difeso da Antonio Salmeri), condannato a 2 anni e rimesso in libertà, come è previsto dalla legge. Condannati con il patteggiamento anche Vincenzo Salvatore Angileri (4 anni e mezzo di carcere), Maria Antonietta Nizza (4 anni e 20 giorni), Andrea Corso (3 anni e mezzo), Caterina Perricone (1 anno e 10 mesi) e Matteo Pipitone (1 anno). Gli altri avvocati difensori degli imputati sono Diego Tranchida, Vincenzo Forti, Vito Cimiotta, Paolo Paladino, Chiara Bonafede e Luigi Laudicina.
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